sabato 6 giugno 2015 redazione@sora24.it

Sora Calcio: gran giornata per Don Mario. I denti ci sono ancora, manca solo un po’ di pane

Per qualcuno è stato il giorno dei ricordi sportivi, l’occasione adatta per tornare allo stadio e rivedere tutti insieme quei calciatori che furono protagonisti di indimenticabili spareggi e promozioni, purtroppo lontani almeno tre lustri. Per altri è stata la giornata dell’appartenenza, un’opportunità da cogliere, contestualmente alla gara tra vecchie glorie bianconere, per ribadire ancora una volta un concetto, ossia che il Sora Calcio, indipendentemente dalla categoria dove gioca, dai risultati in campo e dalle vicissitudini societarie, è soprattutto sentimento per la sua gente. La sintesi dei due stati d’animo ha determinato la riuscita dell’evento, curato dal Maestro Claudio Di Pucchio e dal Ds Antonio Frasca per quel che ha riguardato la parte del campo e dalla Curva Nord Roberto Longo per il dopo gara.

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I circa 1.000 presenti sugli spalti del Tomei, un ottimo numero considerato il giorno feriale e l’orario pomeridiano (la gara è iniziata alle 18:30), hanno avuto l’opportunità di applaudire tanti beniamini del passato, come Luca Campanile, giocatore in forma strepitosa che, nonostante i suoi 40 anni, potrebbe tranquillamente essere ingaggiato per la prossima stagione.

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Che dire poi di Pasquale Luiso, un classe ’69 che farebbe ancora girare la testa ad un bel po’ di difese; oppure del capitano Maurizio Promutico, solita eleganza, testa alta e passo felpato, un vero padrone del campo; oppure ancora di Ciccio Erbini, autore di un pregevole stacco di testa che si è infilato nell’angolino alla destra del portiere sotto la Curva Longo. Ci sarebbe da scrivere per ore anche sull’immortale fiuto del goal di Tommaso “Battaglia” De Carolis, sulla classe di Pasqualino Di Stefano, sull’intramontabile Antonio Pecoraro, ma non saremmo mai in grado di rendere onore a tutti in modo equo.

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Ci limitiamo pertanto a ringraziare tutti menzionandoli ancora una volta uno per uno: Smimmo, Costantini, Zambardi, Roca, Di Girolamo, Spinetta, Lunghi, Milano, Pierobon, Pecoraro, Dei, Di Fiordo, Moro, Rotondi, Giubilato, Tomei, Iannicola, Giannichedda, D’Angelo, Terra, Promutico, Guidi, Marcucci, Cavola, Coraggio E., Palone, Casale, Cianfarani, Pochesci, D’Antimi, Capparella, Quadrini, Vano, Inches, Ronchetti, Ripa M. (mancato suo malgrado per motivi di lavoro), Battisti, De Carolis, D’Ambra, Barbera, Erbini, Di Stefano P., Bencivenga, Marcolini, Di Pietro, Zappacosta R., Luiso, Campanile, Tanzilli, Nardone, De Ciantis, Coraggio D., Capozzi, Castellone, Tersigni A., Bordin, Benedetti, Catenacci, Federici.

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Una menzione a parte bisogna ovviamente riservarla al presidentissimo Pasquale Annunziata, colonna portante del progetto Sora Calcio e protagonista, insieme al trio Frasca-Di Pucchio-Don Mario, delle promozioni e delle salvezze conquistate in Serie C1 e C2 nel decennio compreso tra il 1992 ed il 2002. Vedendolo di nuovo sulla “sua” tribuna come un tempo, qualche tifoso ha dovuto nascondere gli occhi lucidi. Grande emozione nel rivedere a bordo campo, proprio come nel ’92 al Matusa, anche il presidente della C2, Antonio Fiorini, come pure il massaggiatore Giuseppe Massaro e tutti coloro che hanno contribuito a fare grande questo club.

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Naturalmente non abbiamo fatto caso al risultato ed al numero di reti segnate, poiché eravamo tutti troppo emozionati ed impegnati a guardarci intorno, a godere di quell’aria di professionismo che a Sora manca oramai da dieci anni e che la città meriterebbe certamente di tornare a respirare. Proprio il 30 Giugno di quest’anno, tra l’altro, cadrà il 10° anniversario del fallimento dell’AS Sora: sarebbe bello “festeggiarlo” con una nuova società, solida, lungimirante ed intenzionata a seguire un programma quantomeno triennale, perché finora ciò che ha tenuto in piedi l’impagabile tifoseria volsca, riuscita a tramandare la sua passione alle nuove generazioni nonostante anni umilianti e caratterizzati principalmente dall’incertezza, è stato solo l’antico sentimento di appartenenza al bianco ed al nero cittadino, un amore che affonda le sue radici in 108 anni di storia.

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Da questo indiscutibile concetto è nata l’idea di un dopo gara, una festa sotto la Curva Nord “Roberto Longo”. I tifosi sorani l’hanno organizzata nei minimi particolari e tutto ha funzionato come un orologio svizzero: dalla postazione gastronomica a quella musicale, dagli spazi per sedersi a quelli riservati ai bambini, per i quali i tifosi stessi hanno appositamente affittato dei giochi gonfiabili.

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Ogni dettaglio della serata è stato curato adeguatamente, come ad esempio l’ottima qualità dell’intrattenimento musicale sia dal punto di vista dell’audio che della play-list. Ottima anche la performance del gruppo sorano “Segnali di Fumo”. In definitiva, visto che si trattava della prima volta, come si dice a Sora “se po’ refà”. Speriamo dunque che questa festa diventi una tradizione come lo è diventata, ad esempio, quella “Dea” a Bergamo che si ripete da 15 anni. Ma soprattutto, speriamo che in un futuro non tanto lontano si possa festeggiare anche qualche vittoria della squadra.

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Ieri sera, del resto, per l’ennesima volta questa città ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per tornare nel calcio che conta: storia, tradizione, tecnici, stadio ed una tifoseria piena di passione. In qualsiasi altra città d’Italia, uno o più aspetti tra quelli appena menzionati, mancano oppure non sono soddisfacenti. Qui invece c’è tutto, qui ci sono denti forti e sani: manca solo un po’ di pane.

Lorenzo Mascolo – Sora24

P.S. Ci scusiamo con tutte quelle persone che non abbiamo menzionato nell’articolo, ed approfittiamo per ribadire che tutti sono stati egualmente importanti per la riuscita dell’evento, anche coloro che non sono stati citati nel testo di cui sopra.

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