Sora e Isola unite: “lo dice” anche il Partito Democratico (di Mike Di Ruscio)

All’interno del redazionale, “Tersigni e Duro, l’occasione del secolo“, scritto dal nostro caporedattore Lorenzo Mascolo qualche giorno fa, è stato affrontato il tema del comune unico di Sora ed Isola del liri e di quanto un progetto del genere, oggi più che mai, possa rappresentare una vera e propria scialuppa di salvataggio per il nostro territorio; ovviamente, con tutte le precauzioni del caso.
A tal proposito, non si dimentichi che, nel 1991, il testo del quesito del referendum sulla Città Intercomunale di Lirinia recitava: ”Ritiene l’elettore che debba essere istituito il Comune di Lirinia comprendente i comuni di Sora, Isola del Liri, Arpino, Castelliri e Broccostella che vengono contestualmente soppressi?”
Il verbale dell’Ufficio Centrale per il referendum, trasmesso il giorno 24 aprile 1991 dal Tribunale di Frosinone, evidenziò i risultati che sono riportati :
Voti validi n. 29.537 su 30.750 votanti;
SI voti n. 19.526;
NO voti n. 10.011;
Tuttavia, il decreto del Presidente della Giunta Regionale, Rodolfo Gigli, del 12 giugno 1991, n. 1062 stabilì: “Il quesito è dichiarato accolto avendo ottenuto il parere favorevole dei voti validamente espressi”. Contro il referendum, infatti, la partitocrazia utilizzò ogni mezzo per non consentire il raggiungimento del quorum; inoltre, la decisa volontà delle popolazioni della Media Valle del Liri, la quale determinò la storica vittoria di Lirinia, trovò in Regione ostacoli di natura politica che videro, con uno stratagemma degno di tale parola, l’archiviazione di tale referendum con il solo voto favorevole del nostro consigliere regionale Salvati.
Molte persone diranno che sono trascorsi 20 anni da quel giorno e che non possiamo rivangare il passato, per cui dobbiamo guardare oltre. Tuttavia, anche se il ’91 è molto lontano, l’attuale crisi economica nonché il travagliato cammino verso gli Stati Uniti d’Europa ripropongono in modo dirompente l’esigenza dello snellimento istituzionale, caldeggiato anche da autorevoli quotidiani nazionali.
In un articolo del 04 agosto a firma del deputato On. Sandro Gozi (Partito Demcratico) e pubblicato dal Corriere della Sera, si descrive in modo impietoso, ma efficace, “la condizione dello stato italiano, con le sue inutili province, con i suoi 8.000 Comuni, che vanno ridotti a 1.000, con i suoi livelli decisionali che si moltiplicano in modo da non decidere mai”.
Una tale proposta potrà farci tornare, a mio modesto parere, a parlare di crescita intelligente che unisca sostenibilità ambientale ed economica. E che punti su cultura, turismo, istruzione e rivoluzione digitale, con una priorità al lavoro che deve riconquistare il suo valore sociale. Temi non molto distanti dalle politiche nazionali, che se inseriti un discorso di “glocalizzazione” potranno far tornare a far sognare il nostro territorio.
Ecco a cosa potrà servire il raggiungimento di tale progetto; un progetto, pertanto, che permetta al nostro territorio di avere la capacità di guardare oltre la “siepe”, di operare in maniera lungimirante e strutturata e non, come si è fatto in questi anni, focalizzando la propria attenzione esclusivamente sul proprio orticello.
L’Italia, si sa, come del resto il nostro territorio, è il Paese delle emergenze permanenti; purtroppo, molto spesso, la drammatizzazione dell’emergenza serve a coprire il vuoto di iniziative politiche.
Mike Di Ruscio – Sora24
Foto di copertina – Marco Fapperdue




