sabato 8 agosto 2015 redazione@sora24.it

Sora è un cimitero di “vendesi” ed “affittasi”. O facciamo una “Contro-Latina” o moriamo

Sora è una città in vendita o al massimo in affitto. Non ci credete? Fermatevi un attimo in qualsiasi zona cittadina e guardate il panorama a 360°: troverete ovunque cartelli con su scritto “vendesi” o “affittasi” su finestre, porte e vetrine di case, uffici e negozi. Qual è il significato di questo trend? Uno solo: desertificazione economica.

Viene subito da chiedersi se i politici notino o meno tale situazione, che rischia di travolgere irreversibilmente ogni cosa nell’arco di una decina d’anni. Tutto perderà parzialmente o totalmente valore ed ogni professione diventerà inutile, se non si troveranno subito rimedi efficaci e di veloce applicazione. A Sora l’economia è ferma, lo dicono… gli spazi: ci sono palazzi ristrutturati cinque o sei anni fa con negozi ancora da affittare; ci sono appartamenti finiti nel 2003 ed ancora oggi invenduti: c’è un colosso edilizio in pieno centro che deve essere completato da 11 anni.

In altre parole, per evitare il tracollo servono provvedimenti scioccanti e servono urgentemente, uno addirittura istantaneamente: l’unione di tutti i comuni del comprensorio (forse non bastano neanche più Sora, Isola del Liri, Arpino, Castelliri e Broccostella…) sotto un unico municipio che conti almeno 50 mila abitanti, senza se e senza ma. Questa volta non si scherza ragazzi, perché la continua razionalizzazione della spesa pubblica con parecchi accentramenti su Latina in programma nei prossimi anni, sancirà la morte del nostro territrorio, ma non per scherzo come in passato…

Chi vive da poco in questa terra può anche porsi delle domande dinanzi ad un’eventualità del genere, del resto cosa può saperne? Chi vive qui da due o anche tre generazioni, invece, non deve domandarsi nulla, in quanto sa benissimo che quella del comune unico è l’unica chance che abbiamo oramai da 25 anni, e che finora non ci siamo mossi solo per orgoglio.

Adesso però il tempo dell’orgoglio è terminato, perché le nostre tasche sono desolatamente vuote ed i campanelli d’allarme li conosciamo tutti e bene: dall’accorpamento delle Asl di Latina e Frosinone, con spostamento del baricentro sul capoluogo pontino, all’accorpamento dei consorzi di bonifica, sempre con Latina al comando, l’iter è molto chiaro e vede nella città pontina la futura “Vice-Roma” della Regione.

Ma perché proprio Latina? Ve lo siete mai chiesto? La risposta è apparentemente naturale, in quanto la matematica dice che il capoluogo pontino, con i suoi 125 mila abitanti, è il più popoloso del basso Lazio. Bisogna aggiungere, tuttavia, che gli abitanti di Latina sono spalmati su una superficie di 277 km, ossia poco meno del doppio dei comuni di Sora (71 kmq), Arpino (55 kmq), Isola del Liri (16 kmq), Castelliri (15 kmq) e Broccostella (11 kmq) messi insieme, che non arrivano a 170 kmq.

Se tanto ci dà tanto, quindi, qualora ai cinque comuni “storici” che dovevano unirsi dopo il referendum del 1991 per formare Lirinia, e che insieme superavano già all’epoca i 50 mila abitanti, aggiungessimo altri 100 km di conurbazione circostante (Pescosolido, Campoli, Fontechiari, ecc.), come tra l’altro afferma da anni il consigliere Costantini, non arriveremmo ai 125 mila abitanti di Latina ma almeno a quei 60/65 mila che rappresenterebbero una discreta “Contro-Latina” di partenza, da rendere adeguatamente competitiva in almeno quattro lustri. In questo modo non cambierà il mondo, sia chiaro, ma sicuramente riusciremo a mantenere almeno un ospedale, le scuole e tutti i servizi basilari di cui abbiamo bisogno. Cose che, se resteremo da soli, perderemo senza alcun dubbio entro il 2020.

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