28 gennaio 2014 redazione@sora24.it
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SORA – Gianfranco Lilla: «Noi la crisi non la vogliamo pagare!»

«Ormai è chiaro come questa diabolica crisi non è stata certo prodotta dalla fantomatica bolla speculativa d’oltre oceano, semplicemente ultima goccia di una brocca strapiena. La malattia era già inserita e ben cresciuta all’interno del sistema economico che ci viene proposto come unica scelta possibile. Basta riflettere un minimo e guardare qualche dato per comprendere come, già prima dello scoppio, l’economia si muoveva in una crescita fittizia in cui all’aumento del PIL corrispondeva uno smodato divario tra i pochi ricchi e i tanti poveri (o meno abbienti) identificati con una classe media che subisce un continuo abbassamento di standard.

A questa crescita diseguale va aggiunto il supporto numerico fornito dalla speculazione finanziaria e dall’irrisoria tassazione su di essa. I grandi capitali si auto-riproducevano, e lo fanno tutt’ora, senza produrre nulla ma giocando sul debito e sugli interessi per finanziare i quali si necessita un continuo aumento dei profitti. Il buco economico e morale in cui siamo sprofondati è, come detto prima, dovuto a un sistema strutturalmente errato. Per questo motivo, non penso che sia accettabile riproporlo con maggiore forza, tornare a dire che è necessario incrementare la produzione, ribattere su questo punto e tornare su una logica fallimentare. E’ tutta la logica che sta dietro ai ragionamenti di Marchionne (e ampia compagnia) a essere sbagliata.

Se la via fosse quella giusta, allora si potrebbe aprire il dibattito sull’importanza fondamentale della non-rinuncia ai diritti. Ma fermi, il vero punto non è questo. Il problema è la mancanza di logica nel continuare a proporre un sistema che deve essere necessariamente ripensato. Torniamo a pensare che chi produce dovrebbe guadagnare mentre CHI SPECULA giocando sulle vite dei lavoratori (perché questa è la speculazione finanziaria) DOVREBBE ANDARE IN GALERA! Credo sia solo questa la via per pensare che il lavoro abbia un futuro dignitoso.

Il fermarsi e iniziare a riaccendere il cervello, il non accettare come naturale un meccanismo da noi inventato e che può, e deve, essere ripensato per giovare a tutta la popolazione e non alla minoranza egemone. E quindi incontriamoci, parliamoci, facciamo dannatamente rete. Urliamo che questo sistema non può essere ancora supportato, perché non è possibile intervenire per riparare una perdita quando la nave è costruita per andare a fondo. Uno slogan che deve supportare il nostro cammino di unione e di pretesa verso un reale ripensamento del sistema economico nella sua globalità.

Noi la crisi non la vogliamo pagare!»

Dr. Gianfranco Lilla – SEL SORA – sez. Enrico Berlinguer

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