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mercoledì 16 settembre 2015 redazione@ciociaria24.net

Sora: schiaffo al sindaco e calci al dipendente comunale, cronache di crescente inciviltà

L’aggressione di ieri al sindaco Tersigni segue quella della settimana scorsa ad un dipendente comunale. A scatenare la violenza sempre lo stesso motivo: la pretesa di avere un alloggio popolare. Protaagonisti dell’episodio di ieri una coppia rom. La donna, secondo quanto riportato dal quotidiano Ciociaria Editoriale Oggi nell’articolo a firma di Marta Di Cocco, alla risposta che non risulterebbe nessuna domanda da parte loro e che per questo non sono nemmeno presenti nella graduatoria che l’amministrazione ha stilato[…], si è sfogata a parole e poi anche con i fatti sempre stringendo al petto il bimbo a farle da scudo».

Più precisamente, secondo la ricostruzione dei Militari dell’Arma, ha schiaffeggiato il primo cittadino sorano ed a seguito di tale atto di violenza è stata arrestata dai carabinieri con l’accusa di violenza a pubblico ufficiale. Nell’episodio di qualche settimana fa, invece, un dopendente comunale venne preso a calci sempre per lo stesso motivo: la casa popolare. In quell’occasione le persone che aggredirono il fuzionario municipale, medicato poco dopo all’ospedale SS. Trinità, furono tre, due uomini e una donna.

Sulle due inquietanti vicende è intervenuta, attraverso una nota ufficiale della maggioranza, diffusa ieri sera dopo il consiglio comunale straordinario per l’ospedale. Il Presidente del Consiglio comunale, i componenti della Giunta e i Consiglieri di maggioranza del Comune di Sora hanno condannato fermamente l’incivile gesto di cui è stato vittima il Sindaco Ernesto Tersigni, nella giornata del 15 settembre 2015 e prima ancora, solo qualche giorno fa, un dipendente comunale. Queste le dichiarazioni sottoscritte all’unanimità:

«Esprimiamo piena solidarietà al Sindaco e a tutti coloro che nell’esercizio delle pubbliche funzioni sono esposti ad atti lesivi dell’integrità fisica e morale. E’ un momento in cui amministrare la cosa pubblica è diventato difficile e anche pericoloso. Nonostante la grave situazione economica e sociale in cui versa il nostro territorio, non è permesso a nessuno esprimere le proprie ragioni o il proprio dissenso attraverso modalità che sono al di fuori della ragionevolezza e della civile convivenza. Tantomeno può essere tollerato che le condizioni di disagio personali siano motivo di incivili gesti».

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