6 luglio 2012 redazione@sora24.it
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Tanta Italia nella scoperta della particella di Dio

Un altro articolo, questo a firma di Marilena Marino per il sito nobell.it ,  ci aiuta a capire meglio la scoperta del bosone di Higgs. La riproduzione grafica dello svolgimento dell’esperimento CMS, che in coordinazione con l’esperimento ATLAS ha dimostrato l’esistenza del bosone di Higgs. Gli davano la caccia da anni e oggi ci siamo. Il mitico bosone di Higgs, quello che ormai tutti conoscono come particella di Dio, esiste. L’annuncio è stato dato a Ginevra dagli scienziati del Cern, i laboratori europei che si trovano nella città svizzera. Qui si sono svolti gli esperimenti decisivi con l’acceleratore LHC, il Large Hadron Collider, che si sviluppa su una circonferenza di 27 chilometri, attraversando addirittura il confine fra Svizzera e Francia. E ce ne rallegriamo, visto che LHC è stato costruito soprattutto per la caccia a Higgs. Ma cos’è questa particella? La teoria su di essa venne ipotizzata nel lontano 1964 dal fisico inglese Peter Higgs per spiegare la massa (la sostanza) delle particelle che compongono la materia che ci circonda. Questa è davvero organizzata secondo il modello elaborato in anni di ricerche dai fisici, il cosiddetto modello standard. Gli ingredienti del modello sono le particelle elementari, ma il modello non rende conto della loro massa. Per questo occorre il bosone di Higgs. Ma perché chiamarla particella di Dio? Perché la sua esistenza ci avvicina alla verità. Aggiungiamo che il bosone trova origine nello stesso meccanismo che è alla base della superconduttività, come dire di tutte le moderne tecnologie, dai computer al biomedico più avanzato. Continua qui la-particella-di-dio.html

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