29 novembre 2012 redazione@sora24.it
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Tersigni e Duro, toglietevi le fasce e portatele… da un sarto: così salverete l’Italia (di Lorenzo Mascolo)

Il 40% del fabbisogno italiano di acciaio viene prodotto dall’Ilva di Taranto: se l’Ilva chiuderà l’approvigionamento della penisola diventerà appannaggio di società estere. Risultato: gran parte dell’industria nazionale andrà incontro a grossi problemi. Difficoltà anche per il Governo; che si troverà con meno lavoratori, meno introiti fiscali e più materie prime da importare. Una eventuale chiusura dell’Ilva, inoltre, come riportato da Il Sole 24 Ore, provocherebbe la catastrofe socio-economica di Taranto, che passerebbe da 250mila a 30 mila abitanti in pochissimo tempo.

Se l’Ilva non riaprisse i cancelli, tra l’altro, avremo bisogno di qualche miliardo di euro per gestire adeguatamente l’emergenza mediante gli ammortizzatori sociali. Dove troveremo i soldi necessari? Se la politica avesse il buon gusto di non opporsi al Riordino delle Province (alias taglio consiglieri regionali, alias taglio stipendi dei deputati e senatori, ecc.), la soppressione di 107 giunte e consigli provinciali, con invito ad assessori e consiglieri a dedicarsi gentilmente ed esclusivamente alla propria attività lavorativa, renderebbe disponibili da subito una buona quantità di fondi da destinare all’emergenza lavoro in tutta Italia.

Un esempio recente e locale per rendere l’idea: proprio due giorni fa l’amministrazione comunale di Sora ha eletto due consiglieri della XV Comunità Montana. Credo che ad essi venga erogato quantomeno un rimborso spese, se non ricordo male. Ebbene, qualcuno mi spieghi due cose: 1) in che forma le Comunità Montane contribuiscono al Pil nazionale? 2) A cosa servono i consiglieri della Comunità Montana? Non me ne vogliano Caschera e De Donatis: il mio è un ragionamento sull’ente e non certamente un attacco alle persone. Anche perché potrei fare altri mille esempi di municipalizzate con consigli di amministrazione dove i membri, che sono chiaramente espressione di partiti politici, percepiscono indennità in denaro.

Bisogna tagliare, tagliare, tagliare! 50mila euro in meno a Batman per il suo capodanno da mille e una notte equivalgono a tanti mesi di cassa integrazione per un operaio dell’Ilva. Questi sono i ragionamenti da fare! La questione è diventata di vita o di morte: o distruggiamo il cancro di questo paese, il famoso buco dello Stato dove i soldi van giù menzionato anche da Celentano in Svalutation nel 1976, oppure per l’Italia non c’è speranza. Fino al 2002 “ce la cantavamo e ce la suonavamo”: oggi siamo in un contesto europeo e dobbiamo necessariamente rendere conto delle nostre azioni agli altri Stati, punto. Se non risparmiamo sugli “sciupi” siamo un Paese defunto: dire una cosa del genere a 36 anni fa male, ma è la pura realtà. La politica deve capire che i soldi sono finiti (a meno che non si stringa ancora il cappio al collo dell’Italia contraendo nuovi debiti con gli altri paesi d’Europa) e che la sua ostinazione nella difesa delle poltrone non farà altro che aumentarne il discredito agli occhi dell’opinione pubblica e distruggere il futuro di chi in questo momento sta venendo alla luce in un qualsiasi ospedale italiano.

In Italia non solo andrebbero tagliate e addirittura eliminate le Province: bisognerebbe anche accorpare Regioni e Comuni. Se le nuove tecnologie permettono di comunicare in tempo reale con i ministeri (persino noi comuni mortali possiamo farlo con Fb o un tweet!), magari guardandosi nitidamente attraverso uno schermo, a cosa servono i mille consiglieri di 20 regioni, quelli delle già citate 107 province e anche quelli di ben 8000 comuni, ognuno dei quali ha il sindaco? A niente, clamorosamente a niente. Anzi, forse si: a creare posti gestiti dai partiti che piazzano le loro figure di riferimento per controllare quel che accade in un determinato territorio.

Nota bene: dai tagli vanno ovviamente esclusi impiegati e tecnici, perché quelli servono eccome. Sono i partiti che devono uscire dai Palazzi, o rimanerci a patto di accontentarsi della pizza anziché pretendere il caviale. Se una Regione investisse 30 mila euro non per un incarico nel quale chi lo ricopre non deve fare NULLA, bensì per formare professionalmente un giovane, il futuro dell’Italia potrebbe ancora essere luminoso: abbiamo mille risorse incatenate da un sistema partitico che non fa muovere una mosca (vedi le sei riforme ferme al Senato); qualcuno abbia il coraggio di togliere una carta dal castello!

Ernesto Tersigni e Luciano Duro, ad esempio, potrebbero farlo; aprendo la strada ad una rivoluzione storica che coinvolgerebbe tutta l’Italia, roba da meritare menzione sui libri di scuola. Due uomini che inneschino un effetto domino in grado di salvare il futuro di milioni di italiani. Come? Semplice: togliendosi le fasce da sindaco e portandole da un sarto…

Lorenzo Mascolo – Sora24/Isola24

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