16 gennaio 2015 redazione@sora24.it
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TURBOGAS SORA: «Cornuti e mazziati no, per favore no»

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato a firma di Maurizio D’Andria, coordinatore della Class Action sull’inquinamento dell’aria nel sorano.

«Come già detto, questi articoli vengono pubblicati per rendere noto alla popolazione interessata e ai 102 firmatari del ricorso al giudice, le notizie, novità e le nostre intenzioni  circa il giudizio in corso. Vogliamo condividere tutte le informazioni con la popolazione interessata dalla ricaduta delle polveri prodotte dalla turbogas della Cartiera del Sole. Ci auguriamo che anche il sig Giudice legga le nostre note. Sarà comunque il nostro avvocato Massimiliano Contucci a far presente tutto quanto. Data la specificità tecnica della materia “inquinamento atmosferico”, ci attendiamo che il sig. Giudice voglia nominare quale CTU un ingegnere esperto in materie ambientali, meglio se un Ingegnere Ambientale. Per la serenità di tutti, è poi il caso che il CTU dimostri la sua totale lontananza in affari dai centri di potere oggi in giudizio. In questo caso, di possibile conflitto di interessi, segnaliamo la Facoltà di Ingegneria Ambientale di Roma. Qualche docente potrebbe fare bene il CTU. Anche i fisici e gli ingegneri del CETEMPS de L’Aquila già esperti di meteorologia e di nano polveri possono fare al nostro caso. Sia l’Università di Roma che il CETEMPS hanno la necessaria esperienza ed anche le necessarie attrezzature tecniche di monitoraggio della qualità dell’aria. Meglio ancora sarebbe nominate quale CTU l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, agenzia del Ministero dell’Ambiente, ente superiore e “terzo” rispetto ai contendenti. Questi avrebbero il vantaggio di essere i massimi enti competenti nazionali e di essere tecnicamente e strumentalmente capaci e pronti per effettuare i monitoraggi richiesti, senza ricorrere a ditte specializzate che naturalmente, costano un tot. ISPRA è un ente pubblico e dunque, si potrebbero effettuare i monitoraggi in garanzia e forse anche in economia. Siamo totalmente contrari invece alla ipotesi di nomina di ARPA LAZIO come detto nell’articolo precedente, già oggetto di un nostro esposto per i dati sospetti pubblicati in un monitoraggio (aprile/maggio 2013). Tuttavia, bisogna ricordare che le nano polveri del tipo PM2,5 sono costituite essenzialmente da due tipologie: “Primarie” o in uscita dai camini – emissioni. Burgo SpA ne dichiara 11,5 tonnellate l’anno. “Secondarie” cioè immesse nell’aria (ex art. 844 c.c.) e/o formatesi fuori dei camini, a debita distanza, per azione degli agenti atmosferici, sostanze presenti nell’aria e inquinamento immesso dai camini. Nel nostro caso, come ha ricordato stessa Burgo SpA nella sua “Relazione di Screening” presentata alla Regione Lazio e già totalmente comprovata da tutta la Chimica mondiale, una parte pari a più del 60% degli Osssidi di Azoto (NOx) immessi in atmosfera si trasformano in PM2,5 lontano (relativamente) dai camini che immettono inquinanti in atmosfera. Burgo Spa dichiara una immissione in atmosfera di 177 tonnellate l’anno di ossidi di azoto che al 60%, significa che nell’aria di Sora vi vengono immesse altre 106 tonnellate l’anno di PM2,5 “secondario”.

La cosa non è di poco conto, tutt’altro, essa è dirompente. Nell’indicare queste quantità di inquinanti dichiarati dalla Burgo SpA si vuole sottolineare come sia già certo che vi è una consistente fonte di inquinamento atmosferico da PM2,5 a Sora, come rilevato nei monitoraggi svolti da ARPA LAZIO. Non a caso, l’impianto cogenerativo/turbogas in esercizio presso la zona industriale di Colleferro (RM), regolarmente autorizzato con procedura di V.I.A. Regionale e di A.I.A. Provinciale (leggi qui nostro articolo a tal proprosito (clicca qui per leggere) costituito da identico modello di turbogas in esercizio anche a Sora (GE LM2500+G4), prevede un abbattitore di ossidi di azoto (NOx) e polveri del tipo SCR (Selective Catalytic Reactor), di cui invece è completamente sprovvisto l’impianto della Cartiera del Sole di Sora, e camini alti 50 metri e non 30 come qui a Sora, fatto palesemente in contrasto con l’art. 6 del Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria della Regione Lazio, cioè della Legge Regionale in vigore. Risulterà perciò di fondamentale importanza determinare “le modalità di misurazione” di tali inquinanti nell’aria di Sora. Chiederemo perciò al sig. Giudice e al CTU di misurare anche l’altezza dei camini dell’impianto cogenerativo-turbogas. La cosa non è di poco conto. Più il fumo viene immesso in altezza e più questo e le polveri vengono trasportate dalle correnti di aria lontano dai camini stessi. Viceversa, se i camini sono bassi le polveri ricadono nelle vicinanze dell’impianto medesimo, cioè su tutta Sora. Dunque, l’innalzamento dei camini a norma di Legge Regionale consentirebbe un minor rischio sanitario per la popolazione residente. Una misura piccola, economica ma estremamente efficace sul piano della prevenzione del rischio sanitario che il sig. Giudice Sordi potrebbe imporre alla Burgo SpA in “Inaudita altera parte”, giacchè palesemente indispensabile e tutt’oggi, fuori norma di legge regionale. Chiedremo al sig. Giudice di misurare la potenza elettrica totale disponibile dell’impianto cogenerativo-turbogas della Cartiera del Sole (dichiarata con potenza termica di 115 + 60 MW). Chiederemo di sapere quali sono le migliori B.A.T./M.T.D. disponibili sul mercato atte all’abbattimento delle immissioni ed emissioni di particolato fine ed ultra fine e di ossidi di azoto e di considerare l’impianto cogenerativo di Colleferro e il suo sistema SCR quale esempio tecnologico da adottarsi anche a Sora se risultasse essere il migliore tra i tre conosciuti (SCR, SCONOx, EMx) (vedi il sito dell’azienda di Colleferro qui).

Si sottolinea che i 102 ricorrenti, richiedenti tutela giuridica per il rischio sanitario incombente, sono per la quasi totalità residenti in vie limitrofe all’impianto industriale e comunque ricadenti sotto la caduta (fall out) delle nano polveri PM2,5 prodotte dalla turbogas, come da simulazione CALPUFF della Burgo SpA. Essi rappresentano un campione della totalità della popolazione minacciata di inquinamento cronico, tutti i sorani in primis. Sono al contempo studenti, genitori, lavoratori, disoccupati ed altro. C’è perciò da considerare che stante la bruttissima crisi economica e lavorativa che interessa in prima persona anche molti dei firmatari, l’attribuzione eventuale dei costi di svolgimento del monitoraggio CTU degli inquinanti PM2,5 a queste persone (per quanto in prima battuta) risulterebbe essere l’ulteriore “beffa” che si consumerebbe a loro danno. E tanto più complesso e maggiore risulterà l’intervento tecnico CTU richiesto, tanto maggiori saranno i costi assegnati ai 102 cittadini sorani che pure “hanno già determinato” sia il quantitativo inquinante immesso in atmosfera che il responsabile dello stesso. Perciò, maggiore il costo e minore è la possibilità di farvi ricorso. Dunque, nell’attribuire tali costi alla popolazione si prefigurerebbe una sorta di “azione punitiva” nei nostri confronti, pari all’essere “cornuti e mazziati”. Si tenga conto inoltre che la giurisprudenza annovera tra i suoi codici la cosiddetta “Responsabilità Ambientale” che stabilisce il principio generale che “chi inquina paga” (Direttiva Europea 2004/35/CE). Noi siamo l’Europa, non l’Africa… Infatti siamo tra i primi Paesi al Mondo in fatto di corruzione negli enti pubblici. Si tenga ulteriormente conto chi sono le parti chiamate in causa oltre ai 102 cittadini. Queste sono: Burgo Group SpA, Regione Lazio, Provincia di Frosinone, Comune di Sora. Ora immaginiamoci la scena nella quale questi 4 soggetti/enti chiamati in causa per inquinamento, mancato controllo e mancato ripristino delle condizioni di igiene sanitaria, ambientale/atmosferico, Enti non privi di attenzioni giudiziarie per svariati motivi, come da cronaca, al contrario di noi 102 onesti cittadini, si vedono esclusi anche del costo della CTU che invece dovrebbero richiedere loro “in loro difesa” e non i 102 “ad accusa” giacchè le responsabilità sono indicate e comprovate oggettivamente, come da dati pubblicati dalla stessa società Burgo Group SpA. Incrementi percentuali degli inquinanti emessi in atmosfera anche a 3 cifre e sempre superiori al 70%, non si possono definire come “inquinamento zero”, come dicono gli avvocati di Burgo SpA. Ci auguriamo perciò che il sig. Giudice consideri che ha di fronte contendenti con un diverso spessore finanziario. Stiamo parlando di centri di spesa molto importanti, budget e bilanci miliardari contro le poche centinaia e migliaia di euro nella disponibilità familiare dei 102 ricorrenti che vogliono solo esercitare il proprio diritto costituzionale alla tutela della salute pubblica e non solo privata. Non si sta evidentemente trattando di una CTU per incidente automobilistico o domestico, come da prassi, ma di un caso industriale. Non da ultimo è utile ricordare che per coprire le spese legali i 102 hanno dovuto far ricorso ad una vera e propria “colletta”. Sebbene la “prassi” a volte indichi chi deve affrontare “in prima battuta” le spese di perizia, nel nostro caso, si deve considerare “l’eccezionalità” della perizia, la tipologia, l’interesse pubblico avverso all’interesse privato, le capacità di spesa e soprattutto le RESPONSABILITA’ OGGETTIVE. Paradossale sarebbe il fatto che noi 102 dovendo nominare un consulente di parte ci si trovi a pagare due consulenze per averne una soltanto di parte. E l’altra? Ci permettiamo perciò di suggerire al signor Giudice l’ISPRA quale CTU del Giudice o quale supporto tecnico della stessa CTU, già informata del caso nonchè di competenza superiore alla stessa ARPALAZIO perchè di derivazione ministeriale e dunque “terza” rispetto alle parti in causa. Si faccia valere la necessità del “costo pubblico – sociale” al posto del “costo privato – individuale”. Altrimenti si arriverebbe al paradosso di assegnare doppi costi per i piccoli cittadini malaticci e zero euro di costo per chi inquina e a volte malversa. Si spieghi il perchè la Regione Lazio non intende difendersi nel procedimento civile in giudizio presso il sig. Giudice Sordi e preferisce farsi giudicare in contumacia come un bandito, come se non avesse una sede legale, un responsabile legale, un presidente di regione, etc etc etc. Che forse hanno forse finito il budget per le zozzerie tanto da non potersi permettere un avvocato? C’è una Direttiva Europea che impone a chi inquina di pagare le spese… invitiamo dunque il sig Giudice a voler considerare in via prioritaria, l’indicazione dei 4 chiamati in causa per l’attribuzione delle spese di CTU. Si potrà garantire così la migliore perizia CTU possibile e non la minima, a tutela degli accusati e non degli accusatori. Paradossale al cubo sarebbe dover rinunciare alla CTU per mancanza di copertura finanziaria da parte dei 102 firmatari (dopo la TASI, la TARSU, le bollette acqua, elettricità, gas, telefono, …provate a raccogliere anche solo 100 euro a persona… se avete il coraggio…) o peggio ancora, vedere una futura azione di recupero crediti dello Stato verso i 102 firmatari… Lo Stato che ci fa causa perchè gli abbiamo fatto causa, perchè abbiamo denunciato chi inquina l’aria e ci ammazza di malattie, dopo aver già dimostrato tutto l’illecito e l’illegittimo che ha interessato questa triste e pericolosissima vicenda di malcostume amministrativo / industriale / ambientale (e politica), come da procedimento penale in corso intrapreso dalla Procura della Repubblica di Cassino contro 3 funzionari della Regione Lazio e l’ex direttore della Cartiera del Sole. Iter che attende solo la sentenza finale della signora Giudice Manuel. Dunque, se si vuole evitare il paradossale, invitiamo il sig. Giudice ad assegnare i costi della CTU (per quanto in prima battuta) a chi ha prodotto l’inquinamento e creato i presupposti del ricorso. Non alla gente ma alla BURGO GROUP SpA e in concorso, anche agli enti pubblici citati. Ciò anche a tutela della CTU stessa, di certezza della retribuzione del proprio lavoro e di quello dei suoi collaboratori altrimenti molto incerta, quasi impossibile direi».

Maurizio D’Andria – Coordinatore Class Action 102 firmatari

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