25 settembre 2013 redazione@sora24.it
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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione

In una lettera inviata dall’Assessore alle Politiche Culturali, Andrea Petricca, al Movimento CI SIAMO e dagli stessi pubblicata su Facebook leggiamo nel finale: “… si invita lo stesso Movimento ad avere rispetto dei ruoli e a non interferire per il futuro, dispensando suggerimenti, circa le iniziative che il Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale, gli assessori e i Consiglieri comunali debbano intraprendere a qualsiasi titolo”.

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Senza entrare nel merito della polemica, ci preme ricordare a tutti che il diritto di critica, come il diritto di cronaca, è disciplinato dall’art 21 della Costituzione Italiana il quale, nel primo comma, recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

“Il diritto di critica deve comunque rispettare dei limiti. Come il diritto di cronaca, il giudizio deve poggiarsi su un fatto vero o collettivamente riconosciuto. Naturalmente se il giudizio riguarda un fatto di cronaca la veridicità risiede nello stesso, ma se invece ha per oggetto qualcosa che si protrae nel tempo, come una situazione alla quale si è arrivati dopo anni di scelte o comportamenti sbagliati, allora la critica si basa maggiormente sul dissenso per quello che è avvenuto, in modo da rendere partecipi anche altri della propria idea. L’avvenimento per il quale si esprime il giudizio deve stimolare l’interesse pubblico alla conoscenza delle varie opinioni a favore o contrarie ad esso. Questo vuol dire che non si può giudicare o rendere pubblica una notizia che riguarda i fatti privati di perfetti sconosciuti. Se la critica deve generare una reazione da parte del suo pubblico (che sia positiva o negativa), allora deve toccare avvenimenti dei quali la comunità può sentirsi partecipe, per i quali sia incuriosita e stimolata a dover dire la sua. È su questo che trova il suo fondamento il diritto di critica. Un’altra accortezza che si deve avere quando si manifesta una propria idea è la continenza con la quale si fa. La forma espositiva infatti deve essere chiara, provocatrice ma non offensiva e immorale. Solo rispettando verità, interesse pubblico e continenze formale la critica dovrebbe definirsi legittima. Tuttavia, a differenza del diritto di cronaca, l’oggetto della critica può essere molto più vario, potendo anche riferirsi a un comportamento, a una tendenza e non ha un fatto determinato. Un corretto esercizio di questo diritto offre alla parte offesa di poter controbattere. Inoltre dall’autore di una critica non si può pretendere la stessa imparzialità richiesta a chi trasmette un’informazione. Poiché il diritto di critica potrebbe legittimare una manifestazione di pensiero su fatti privati di persone notoriamente conosciute, star del cinema, della tv, dello sport ecc.. (questo rende valido il requisito di interesse pubblico del diritto di critica), non deve sfociare nella diffamazione della persona in questione. La diffamazione infatti è considerata dalla Giurisprudenza un reato sanzionabile con pene sia civili che penali. Inoltre il diritto di critica deve attenersi ai limiti di privacy che tutelano la riservatezza di ogni cittadino (famoso o meno): per questo non si possono giudicare e rendere pubblici comportamenti di persone note (anche se li si ritiene sbagliati e criticabili) senza che prima questi siano divenuti oggetto di cronaca. Erroneamente si accosta la cronaca alla critica, ma sono due diritti ben diversi. La critica, essendo soggettiva, non è mirata alla pura e semplice informazione. La descrizione di un avvenimento deve essere ben distinta dai commenti, pensieri e giudizi che questo fatto può provocare”. (fonte: Wikipedia)

Marco Tari Capone – Sora24

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