24 giugno 2014 redazione@sora24.it
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Un caso di Malasanità che fa riflettere

Quest’ultima settimana, la protesta in difesa dell’Ospedale SS. Trinità di Sora ha riempito le cronache di giornali e siti web. Purtroppo però i problemi della Sanità sono tanti e ci sono anche a Roma. Ne è testimonianza quanto accaduto oggi ad un nostro concittadino, che ha provato (invano) a prenotare una visita per la sua bimba, di appena un mese di vita, al Policlinico Umberto I. Ecco la storia, tristemente vera, che ci racconta.

«Ore 12:00 inizia il calvario: proviamo a contattare il numero preposto per prenotare una visita per la mia bambina (da premettere che tale servizio è reso solamente due giorni alla settimana e per un’ora sola al giorno, dalle 12:00 alle 13:00), non risponde nessuno. Dopo vari tentativi, gli operatori, forse oberati di lavoro, decidono di staccare la linea telefonica. Proviamo invano ed interrottamente fino all’orario indicato e anche oltre, la risposta non verrà mai. Presi dalla rabbia, decidiamo di chiamare l’ufficio della Direzione Generale, quello della Direzione Sanitaria, il Tribunale del Diritto dei Malati ed anche la Polizia che è dentro il Policlinico, ma nessuno risponde. Troveremo risposta solo al centralino dell’accoglienza, dove dei Signori gentilissimi ci provano ad aiutare, ma di fatto senza riuscire neanche loro ad aver l’onore di ascoltare un altra voce dall’altra parte della cornetta. Ci chiedono scusa loro per la poca efficienza e ci invitano a mandare una mail per un reclamo.

La mia bambina ha un urgente bisogno di tale visita, in quanto probabile portatrice di una malattia rara. Purtroppo però forse hanno di meglio da fare quelle persone che sarebbero preposte ad adempiere ai propri obblighi e coloro che dovrebbero vigilare (neanche la Polizia all’interno del Policlinico mi ha risposto al telefono). La visita non è stata possibile prenotarla e nessuno (ad ora che sono le 15:00) si è degnato di rispondere. Questi sono i servizi che lo Stato rende ai propri cittadini che pagano le tasse. Sei malato chiama, magari sei fortunato, altrimenti riprova, sarai più fortunato».

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