8 dicembre 2011 redazione@sora24.it
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UNITALSI: in Terra Santa per illuminare la Verità della Fede con la Verità della Storia

L’Unitalsi di Sora ha ripetuto il proprio pellegrinaggio in Terra Santa anche per andare incontro al desiderio di alcune persone in difficoltà che volevano ripetere questa importante esperienza. Questa volta, disponendo di un pullman attrezzato, che la Presidenza Nazionale dell’UNITALSI ha opportunamente messo a disposizione dei disabili che vogliono recarsi in Terra Santa, le difficoltà affrontate sono state notevolmente inferiori.

Anche il superamento delle barriere, esistenti nei diversi luoghi visitati, è stato più agevole grazie alla buona volontà ed all’abnegazione dei giovani volontari presenti, cui va un plauso ed un grazie riconoscente da parte di tutti.
Arrivati a Tel Aviv alle ore 13,40, ove siamo stati accolti dalla guida Haitam , un cristiano palestinese di Betlemme, colto, preparato e capace, ci siamo subito portati ad Haifa da dove, attraverso la Via Stella Maris , siamo saliti sul Monte Carmelo, presso il Convento di Santa Maria del Carmelo. Qui abbiamo partecipato alla S. Messa di apertura del Pellegrinaggio e visitato la Grotta d Elia. In questo luogo si ricordano, in particolare, la conquista del Monte da parte da Giosuè; la sua assegnazione alla Tribù Issacar; la manifestazione del vero Dio attraverso il miracolo del fuoco sull’altare eretto da Elia; l’affermazione del monoteismo contro l’idolatria del culto di Baal; ed il miracolo della pioggia che fece cessare la lunga siccità.

Abbiamo poi proseguito per Nazareth. Questa città, ai tempi di Gesù non solo non doveva essere importante, ma doveva anche essere considerata negativamente se Natanaele poté esclamare : “ Cosa mai può venire di buono da Nazaret?”.
Qui, invece, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio ad annunciare a Maria il concepimento di Gesù. Qui Maria, ancorché ragazza, evidenziò la sua determinazione, la sua maturità e la sua sicurezza accettando, senza riserve, senza bisogno di consigliarsi con alcuno (cosa che qualsiasi ragazza della sua età avrebbe fatto) lo straordinario evento cui fu stata chiamata,

dicendo: “Sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la sua volontà”. Qui Gesù abitò e crebbe in età, sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini finché non la lasciò per iniziare la sua vita pubblica, andando ad abitare a Cafarnao, un centro abitato al nord del mare di Galilea. A Nazaret tornò due volte. Una quando, nella sinagoga, usando espressioni del profeta Isaia, proclamò solennemente la sua missione . L’altra quando i suoi concittadini, pieni di sdegno per il suo rifiuto di compiere gesti miracolosi, lo cacciarono fuori dalla città.

A Nazaret abbiamo visitato e contemplato la Basilica dell’Annunciazione. Per compierne i lavori di fondazione, negli anni 1955/59, fu compiuta un’accurata esplorazione archeologica di tutta la zona entro la quale si erano succedute le varie costruzioni nell’intento di giungere fino alla roccia. Fu demolita la chiesa francescana e portato alla luce i tracciati della chiesa crociata, che era più grande dell’attuale. Se ne possono osservare i resti davanti alla basilica e le tre abside dietro l’abside attuale. Sotto la chiesa crociata furono messi in luce i pavimenti e le strutture della chiesa bizantina. Sotto i pavimenti, levati i mosaici che li coprivano, furono rinvenuti capitelli ed altri blocchi di pietra lavorata appartenenti ad un edificio religioso preesistente.

Padre Bagatti, l’archeologo che ha diretto i lavori, ha affermato che i reperti appartengono ad una sinagoga anteriore alla chiesa bizantina e che tale costruzione racchiudeva grotte e silos, del I e II secolo, circondanti la grotta attuale che appariva, in tal modo, centro di venerazione in quanto furono trovati intonaci con graffiti riportanti simboli caratteristici quali una croce cosmica e l‘iscrizione in caratteri greci XE Mapia, cioè Ave Maria..

Dopo la celebrazione della Santa Messa abbiamo osservato le bellezze della Basilica che è composta da una chiesa inferiore e da una chiesa superiore. Quella inferiore è incentrata, in una mistica penombra, attorno alla Sacra Grotta dell’Annunciazione. Si osservano, in particolare, la Sacra Grotta, l’altare centrale delle celebrazioni, la cappella dedicata all’arcangelo Gabriele, la cappella dedicata ai SS. Gioacchino ed Anna e la grotta di Conone, c.d. dal mosaico ritrovato sul luogo che riportata il nome del diacono di Gerusalemme, cui si fa risalire il merito della costruzione bizantina. La chiesa superiore è dominata da una cupola, alta 40 metri, in cui si osservano l’altare maggiore con un grande mosaico, ispirato alla tradizione teologica francescana di Maria, mediatrice di grazia, ed alla proclamazione conciliare di Maria, Madre della Chiesa; e le due cappelle laterali dedicate una al SS. Sacramento e l’altra all’Ordine Francescano, Custode di Terra Santa.

La chiesa dell’Annunciazione è collegata alla chiesa di San Giuseppe, che incorpora la casa di Giuseppe, o della famiglia di Gesù. Qui abbiamo osservato i sette gradini che conducono al fondo della vasca, che stanno a simbolo dei sette doni dello Spirito Santo; il fondo della vasca, segnato dal pavimento a mosaico, molto semplice, con le sei caselle in cui è suddiviso, indicanti i cori degli angeli; e la pietra incastonata sul pavimento, a simbolo di Cristo stesso, quale pietra gettata dai costruttori.

Abbiamo poi visitato la Fontana della Vergine; la chiesa greco ortodossa, dedicata a S. Gabriele ,che incorpora la sorgente che alimenta la stessa fontana ed il pozzo nel cui coperchio è inciso il saluto dell’angelo; l’oratorio francescano, nel quale è conservato un masso, dalla rudimentale forma di una tavola, che una leggenda indica come il luogo in cui Gesù abbia mangiato con gli apostoli in occasione di un suo ritorno nella città natale; la sinagoga frequentata da Gesù anche quando, durante la sua vita pubblica, vi ritornò: “un sabato, entrato nella sinagoga e letto un testo di Isaia, proclamò solennemente davanti ai suoi concittadini la sua funzione di Messia”..

Nel pomeriggio trasferimento al Monte Tabor, luogo della trasfigurazione di Gesù : “ Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” … una nube luminosa lo avvolse .. e una voce diceva:” Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo.”
Scesi dal Monte Tabor, abbiamo raggiunto Cana con visita al Santuario della Mediazione di Maria e rinnovo delle promesse matrimoniali da parte delle coppie presenti.

Venerdì 4 novembre, visita al lago di Tiberiade con veduta della riva Nord, nella quale ebbe luogo buona parte del ministero di Gesù. Qui vi fu la chiamata dei primi discepoli; il paralitico calato dal tetto; la resurrezione della figlia di Giairo; la guarigione di un servo del centurione che aveva fatto costruire la sinagoga. Qui pronunciò il discorso delle beatitudini, qui avvenne la moltiplicazione dei pani e dei pesci; qui vi fu il conferimento del primato a Pietro. E qui camminò sulle acque.

Giunti a Cafarnao, abbiamo partecipato alla S. Messa, officiata da don Pasqualino, nella chiesa realizzata sul luogo in cui esisteva la casa di Pietro, e già dai primi cristiani trasformata in luogo di venerazione e di culto. Abbiamo potuto osservare anche l’antica città di Cafarnao, che il tempo aveva cancellato e sommerso, riportata alla luce solo il secolo scorso da parte degli archeologi Padre Gaudenzio Orfani e Padre Vigilo Gorbo.
Abbiamo poi visitato la sinagoga ed i resti archeologici, stipati nel piazzale circostante. I sondaggi effettuati sotto alcuni punti del pavimento dell’attuale sinagoga, che risale al V secolo, rivelano tracce di abitazioni risalenti al primo periodo romano. I padri archeologi, continuando instancabilmente i lavori di ricerca, sono giunti alla conclusione che la sinagoga costruita dal centurione romano e frequentata da Gesù, è sotto l’attuale e che se ne può intravedere il basamento, in pietra basaltica, lungo le basi dell’attuale.

Nel pomeriggio visita a Tabgha, deformazione araba della parola greca Heptapegon, cioè sette sorgenti. La località, che è racchiusa in un’ampia cinta di mura, si adagia sui bordi del lago, sulla destra della strada che da Tiberiade porta a Cafarnao. In questo luogo sono ambientati gli episodi evangelici del discorso della montagna, della moltiplicazione dei pani e dei pesci, della pesca miracolosa e del conferimento del primato a Pietro.
La pellegrina Egeria, che ha visitato il luogo nel 380 d.C., ce ne da una descrizione: “Non lontano da Cafarnao, si vedono dei gradini di pietra sopra i quali stette il Signore. Ivi pure sopra il mare vi è un prato ricoperto d’erbe.. accanto sette fontane ciascuna delle quali manda acqua in abbondanza. Fu in questo campo che il Signore saziò il popolo con cinque pani e due pesci. Veramente la pietra sulla quale il Signore pose il pane è stata ridotta ad altare, dalla quale i pellegrini staccano pezzetti che usano con giovamento della loro salute.”.

Poi trasferimento sul Fiume Giordano, fiume nel quale Giovanni Battista battezzò Gesù, per il rinnovo delle Promesse Battesimali.
Sabato 5, trasferimento, in pullman, a Kumran , sito archeologico di un celebre complesso monastico degli Esseni, monaci consacratisi all’austerità ed all’ascetismo e che vivevano nella più stretta osservanza della Legge Mosaica. Fiorirono nel primo secolo a.C. e scomparvero circa un secolo dopo. Il sito è situato sulla riva occidentale del Mar Morto, circondato da burroni scoscesi con, ad Ovest, un’imponente parete rocciosa con grotti. In una di queste , nel 1947, un beduino trovò casualmente delle giare, una delle quali conteneva dei rotoli di cuoio che furono poi riconosciuti come manoscritti ebraici risalenti all’anno 100 a.C. e contenenti il testo completo di Isaia, un commentario del profeta Abacuc ed una copia completa della regola della comunità stessa. Successivamente, in altre undici grotti furono ritrovati rotoli manoscritti di circa 600 volumi biblici ed extrabiblici, di cui una decina quasi completi.

Tale scoperta è stata definita dall’ONU la più importante scoperta del XX secolo: trovare rotoli dell’antico testamento, trascritti cento anni prima della nascita di Cristo, e riscontrarne piena identità con i testi dell’A.T. della Bibbia non può che avere un valore storico-scentifico inestimabile.
Poi trasferimento al Mar Morto, posto ad oltre 400 m. sotto il livello del mare e profondo circa 450 metri. Per effetto della costante evaporazione, scende di circa un metro l’anno, per cui, se non vi saranno cambiamenti climatici, è destinato al suo prosciugamento
Da qui ci si è portati a Gerico, la più antica e la più bassa città del mondo. Fu la prima città Cananea conquistata e distrutta da Giosuè quando il muro cadde al suono delle sue trombe. Qui abbiamo anche potuto osservare un sicomoro sicuramente simile a quello in cui si trovava arrampicato Zaccheo al passaggio di Gesù..

Nel pomeriggio vista del Monte in cui Gesù passò 40 giorni nelle ristrettezze più totali ed in cui fu oggetto di tentazioni da parte di Satana.
Poi partenza per Betania con la celebrazione della Santa Messa nella chiesa dedicata alla Casa di Lazzaro. In questa città Gesù, oltre ad aver operato il miracolo della risurrezione di Lazzaro, fu anche ospite, per diverse volte, nella casa di Lazzaro, di Marta e di Miriam.
In serata arrivo a Betlemme che si trova a 9 Km a sud di Gerusalemme, a 777 m sul livello del mare ed a 1170 m. dal livello del Mar Morto, che dista circa 20 km in linea d’aria.
Domenica 6 visitata della Basilica della Natività e della omonima Grotta con l’altare dei Magi, la Mangiatoia, l’Altare della Natività con sotto una lastra di marmo sormontata da una stella d’argento e l’iscrizione latina: “ Qui dalla Vergine Maria è nato Gesù” . Abbiamo anche visitato la grandissima Grotta di San Giuseppe con l’altare dei Santi Innocenti. La grotta è congiunta, tramite un cunicolo, alla Grotta della Natività e ad un’altra grotta ove sono situate le tombe di Eusebio di Cremona , di Paola e di Eustochio, rispettivamente successore e seguaci di San Gerolamo, la tomba dello stesso San Gerolamo ed altra Grotta a lui intitolata. Questi, già sacerdote, giunse a Betlemme nel 386 d.C. Per oltre 30 anni il Monaco visse nella solitudine, tutto dedito alla vita ascetica , intraprendendo anche la grande opera della traduzione della Sacra Scrittura direttamente dall’originale ebraico, lavorando prevalentemente di notte quando un rabbino gli procurava i sacri rotoli di nascosto, essendo gli ebrei gelosi delle cose sacre. Gerolamo, prima di recarsi a Betlemme, aveva fondato sull’Aventino, a Roma, un circolo ascetico frequentato anche da nobildonne romane, tra cui Paola e sua figlia Eustochio, discendenti degli antichi Gracchi, le quali, abbandonato tutto, lo seguirono in Terra Santa.
Qui fu affidato loro il cenobio delle Vergini. Paola morì nel 403 ed Eustochio nel 417. Gerolamo morì invece nell’anno 420 e fu sepolto anche lui presso la Grotta della Natività. Il luogo di sepoltura di Paola ed Eustochio è testimoniato dal Santo stesso nella cui vita si narra che lui medesimo abbia provveduto a scavarsi un sepolcro vicino alle due discepoli.

Successivamente abbiamo visitato la Basilica intitolata a Santa Caterina. La chiesa sorge sui resti dell’antico monastero di San Gerolamo. Sul lato Sud del Chiostro è stata scoperta una cappella crociata nella quale abbiamo celebrato la S. Messa. La basilica è stata intitolata a Santa Caterina di Alessandria, vergine e martire, venerata dalla Chiesa Cattolica, da quella Ortodossa e da tutte le chiese che venerato i santi. Caterina, una nobile egiziana, molto bella, in occasione dell’insediamento ( 305 d.c.) ad Alessandria d’Egitto, del governatore romano, Massimo Daia, si presentò al palazzo e non solo si rifiutò di fare sacrifici agli dei, ma, al contrario, chiese al governatore di riconoscere Cristo come redentore dell’umanità.
Il Governatore incaricò un gruppo di oratori perché la convincessero ad onorare gli dei. Non solo non la convinsero, ma fu lei a convertirli al cristianesimo. Gli oratori furono tutti condannati a morte ed uccisi e, dopo l’ennesimo rifiuto, anche lei fu condannata ed uccisa.

Nel pomeriggio visita Ain Karem, località distante 150 km da Nazaret ed a 8 da Gerusalemme, che ricorda la casa di Elisabetta, la visita della Madonna ed il luogo natio di Giovanni Battista , il coraggioso precursore di Gesù che, anziché piegarsi ai voleri di Erode e con lui banchettare, ebbe l’ardire di dirgli “Non ti è lecito giacere con la moglie di tuo fratello”, venendo, per questo, messo a morte mediante la decapitazione.
Data la vicinanza di Ain Karem con Kumram ( 20 Km in linea d’aria), data la lunga vita nel deserto di Giovanni Battista (deserto di Giuda che incorpora lo stesso Kumram), e data la sua preparazione e la sua determinazione, molti teologi non escludono che Giovanni Battista possa aver avuto contatti con gli stessi monaci di Kumram e che ivi si sia formato alla loro scuola.

Lunedì 7 novembre , finalmente siamo entrati a Gerusalemme. Qui, durante la mattinata, abbiamo visitato il Monte degli Ulivi; l’Edicola dell’Ascensione: luogo in cui i discepoli videro Gesù per l’ultima volta ed in cui Gesù disse loro: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dl mondo”; il Chiostro del Pater Noster, in cui sono conservate lapidi che riportano la preghiera del Signore in più lingue; la Dominus flevit, ove il Signore Pianse:” quando fu vicino, alla vista di Gerusalemme, pianse su di essa, dicendo: “ Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici di cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte, abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai conosciuto il tempo in cui sei stata visitata.”

Abbiamo poi visitato la Basilica dell’Agonia; la Grotta del Tradimento; la Tomba di Maria; il Getzemani.
Nel pomeriggio visita al Monte Sion ed al Cenacolo: struttura a più piani comprendente, al piano inferiore, la Sala della Lavanda dei piedi, ora sinagoga; la Stanza della Tomba di Davide con il Sarcofago vuoto e la nicchia in direzione del Tempio; al piano superiore la Sala del Cenacolo e la Cappella della Discesa dello Spirito Santo. Molti sono gli episodi evangelici legati al Cenacolo. Ricordiamo in particolare la lavanda dei piedi degli apostoli; l’ultima cena con l’istituzione dell’Eucaristia; l’apparizioni del Risorto quando si è mostrato agli Apostoli ivi riuniti; la seconda apparizione quando era presente anche Tommaso; la Pentecoste; il primo concilio convocato da San Paolo e da San Pietro per decidere se ammettere, o meno, i non circoncisi, cioè i pagani, al Battesimo; e l’elezione di Mattia. Fu, in pratica, la prima sede degli apostoli. A seguire, poi, visita al Muro del Pianto e spianata delle Moschee. Quando Erode fece ricostruire il Tempio ( 20-19 a.C.) realizzò un’immensa spianata sostenuta da un muro a secco, fatto da giganteschi massi di pietra squadrati, ampliandone notevolmente il perimetro. Per realizzare la grandiosa opera, assunse 10.000 operai, e, per lavori proibiti ai laici, fece apprendere il mestiere di muratore a 1000 sacerdoti.
Il tempio era costituito esternamente dai portici, che delimitavo l’intera zona del tempio; da un grosso cortile e da una balaustra, che delimitava la zona centrale, nella quale si trovava il tempio vero e proprio, costituito dall’ atrio delle donne, dall’ atrio dei sacerdoti con la conca per le abluzioni, l’altare per gli olocausti ed il luogo per le macellazioni; e dal santuario che, a sua volta, era costituito da un vestibolo, dall’ ambiente detto santo e da altro ambiente detto santo dei santi.
Nel luogo santo vi era il candelabro d’oro, a sette braccia e la mensa d’oro per i pani della Presenza, in mezzo il piccolo altare d’oro dove si bruciava l’incenso; nel luogo detto santo dei santi completamente oscuro e vuoto in quanto l’arca dell’alleanza non esisteva più, vi entrava solo il sommo sacerdote un volta l’anno, nel giorno dell’espiazione, mentre nel luogo santo entravano ogni giorno i sacerdoti sorteggiati per bruciare l’incenso.
Questo tempio fu ritenuto una delle meraviglie della Gerusalemme di Erode. E questo fu il tempio esistente al tempo di Gesù, ma, come Gesù stesso aveva predetto, intorno al 70 d.C. i romani lo rasero al suolo, furono salvati solo il candelabro a sette bracci, la tavola dei pani e le trombe sacre. Dopo la seconda insurrezione, domata dai Romani nel 135 d.C., Gerusalemme fu trasformata in una città pagana e sull’area sacra del Tempio , vennero erette due statue: una in onore di Adriano e l’altra in onore di Giove Capitolino.
E’ da allora che gli ebrei si sono esclusi dall’area dell’antico Tempio tanto che un ordine preciso del Grande Rabbinato ne vieta l’accesso a tutti gli ebre in quanto si tratta di un luogo sacro in stato di profanazione.
Da allora gli ebrei si recano a pregare sul muro occidentale del santuario ritenuto cuore dell’ebraismo sia per ragioni storiche che religiose. Innanzi tutto esso è parte integrante del Monte Moria che la tradizione ebraica identifica con il paese di Moria e con il luogo dove Abramo legò il figlio Isacco in procinto di immolarlo a Dio . Poi perché a monte di quel muro è i punto dove Davide trasportò l’Arca dell’Alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Quando poi Salomone costruì il Tempio nell’area sovrastante, l’Arca venne a trovarsi adiacente proprio al muro occidentale del Santuario. Da qui l’idea, per gli ebrei, di una santità speciale di questo luogo, mentre la sovrastante spianata è sacra anche per i Mussulmani in quanto, secondo la tradizione coranica, dalla roccia che spunta dalla spianata, corrispondente alla vetta del monte Moria, Maometto era asceso al cielo. Nel 638 d.C,, quando Gerusalemme si arrese al califfo Omar, questi fece costruire una moschea che poi, nel 685 d.C., cioè circa 50 anni dopo, sullo stesso luogo, il califfo Abd el-Malik lo ampliò costruendo la grande moschea.
Dopo la spianata delle moschee ed il Muro del Pianto abbiamo visitato la chiesa San Pietro in Gallicantu e casa di Caifa. Qui si osservano un complesso di grotte che rappresentano delle abitazioni al tempo di Cristo; una di queste ha la forma di una prigione e vuolsi essere il luogo in cui fu tenuto prigioniero Gesù dopo il suo arresto e dopo il sommario processo da Anna e Caifa, in attesa di essere condotto da Pilato. In questa Grotta, che è la più profonda ed è raggiungibile attraverso dei cunicoli, sulla roccia vi sono impressi simboli cristiani, tra cui alcune croci non visibili ad occhio nudo ed evidenziabili solo da macchine fotografiche digitali munite di flash.
Martedì 8, abbiamo iniziato con la visita alla Chiesa di San Anna e alla Piscina Probatica, che deve il suo nome alla vicinanza di una porta della città detta porta delle pecore.
In questa piscina è anche, tra l’altro, ambientato il miracolo di Gesù che guarisce il paralitico cui dice: Alzati. Prendi il tuo lettuccio e Cammina!”
Sono ben visibili i canali di scolo delle acque, le cisterne ed i resti archeologici dell’antica chiesa costruitavi nel V secolo dai bizantini e dai crociati successivamente. La chiesa fu costruita al posto dei bagni pubblici e del tempio al dio della medicina, fatti costruire dall’Imperatore Adriano per la nuova città di Aelia Capitolina, nel tentativo di cancellare i ricordi giudaici e cristiani.
La Chiesa di Sant’Anna, invece, è una chiesa crociata edificata sul luogo indicato da antica tradizione come il luogo di nascita di Maria.
Dalla navata di destra della chiesa una scala conduce alla cripta ove i crociati localizzano l’abitazione di S. Anna e S. Gioacchino.
La cripta è formata da antiche grotti e quella centrale è dedicata a Maria Bambina.
Gioacchino ed Anna erano una coppia sterile. Anna aveva un origine sacerdotale che veniva fatta risalire fino a Davide, mentre Gioacchino, uomo giusto e generoso, era un pastore molto ricco e con tante pecore. Ogni volta che si presentava al Tempio per l’offerta di animali per il sacrificio al Signore veniva deriso e respinto dal Gran Sacerdote perché ritenuto indegno in quanto non benedetto da Dio con la prole. Una volta Gioacchino vi rimase così male da rifugiarsi nel deserto con tutto il suo gregge, lamentandosi e pregando intensamente il Signore che se avesse avuto un figlio lo avrebbe donato Tempio. Così fece anche Anna, rimasta in città, angustiata e dispiaciuta per l’offesa ricevuta dal suo sposo. Il Signore ascoltò questa coppia e così nacque Maria. Mantennero la promessa e donarono la Bambina al Tempio. Qui la Madonna crebbe in preghiera ed in santità. Arrivata all’età di 13 anni, essendo donna, non poteva più stare nel tempio. Il Gran Sacerdote convocò tutti gli scapoli della regione invitandoli a portare anche il loro bastone dicendo loro che il titolare del bastone su sui sarebbe nato un germoglio, avrebbe avuto Maria in sposa. Sul bastone di Giuseppe spuntò un germoglio ed ebbe Maria in Sposa anche se Giuseppe si vergognava un po’ per la notevole differenza di età.
Giuseppe si portò la ragazza a Nazaret facendola abitare in una casa vicina alla sua nell’attesa che essa compisse quattordici anni per potersi sposare.
A seguire abbiamo visitato la Fortezza Antonia ove attualmente si trova la Chiesa della Flagellazione ( una parte della colonna su cui Gesù fu legato durante la flagellazione, si trova nella cappella del Santissimo Sacramento all’interno della Basilica del Santo Sepolcro) nel cortile di fronte si osserva la Cappella della Condanna. Qui abbiamo iniziato la Via Crucis che è proseguita per tutta la Via Dolorosa fino alla Basilica del Monte Calvario.
Ai tempi di Gesù questo luogo altro non era che una grossa cava di pietre, posta all’esterno delle mura della città e nei pressi della porta di acceso alla città stessa. In un punto della cava, la pietra era scadente per cui era stata scartata così che si era creata una collinetta.. Proprio su questa piccola altura furono crocifissi Gesù ed i due ladroni.
Il luogo era stato scelto in quanto ben visibile da coloro che entravano ed uscivano dalla città. Il posto fu subito metà di ardenti pellegrinaggi da parte dei primi cristiani, ma Erode il Grande e l’imperatore Adriano, nell’intento di cancellare ogni traccia che riconducesse a Gesù, allargarono le mura della città , inglobandovi la cava, trasformandola, poi, in un terrapieno su quale eressero il Foro di Aelia Capitolina con tempietti votivi a divinità pagane.
Nel 325, Costantino il Grande e sua madre S. Elena, rimossero il tempio pagano, e riportarono il luogo allo stato dei tempi di Gesù. Di questo ce ne da memoria anche il Pellegrino di Bordeaux (333 d.C.), che, nella sua visita a Gerusalemme, ricorda di aver visto la collinetta del Golgota su cui il Signore fu crocifisso e, a un tiro di sasso, la tomba su cui il suo corpo fu deposto.
Successivamente Costantino provvide ad erigervi la Basilica della Risurrezione. I lavori furono diretti da sua madre, S. Elena, che, nel corso degli stessi, in una specie di cisterna, rinvenne tre croci. Un miracolo permise di individuare quella appartenente a Gesù: un moribondo riacquistò la salute ed un morto risuscitò a contatto con il santo legno. Frammenti del Santo Legno si trovano in varie parti del Mondo. Uno di questi si trova a Roma nella Basilica di S. Croce in Gerusalemme.
Nel corso dei secoli successivi il luogo è stato più volte danneggiato e sempre ricostruito fino a giungere alla Basilica attuale.
Entrati nella Basilica, attraverso una ripida scaletta, siamo saliti al Calvario, più alto di circa 5 metri rispetto al pavimento della chiesa . Esso è diviso in due cappelle. La prima appartiene ai Latini ed è chiamata Cappella della Crocifissione. L’altare è dominato da un mosaico che ricorda la scena della crocifissione ed altro mosaico raffigurane il sacrificio di Isacco che prefigura, nell’A.T., il sacrificio di Cristo. Sulla parte destra si nota una finestrella che indica il luogo di accesso a S. Calvario all’epoca crociata. Un piccolo altare alla Madre Dolorosa e due colonne separano la cappella della crocifissione dalla cappella del Calvario di proprietà dei greci ortodossi. Sullo sfondo vi è la grande scena di Cristo Crocifisso. L’altare sorge direttamente sopra la roccia del Calvario. Sotto l’altare un disco d’argento aperto al centro, indica il luogo dove venne infissa la croce di Cristo. Emozionante e coinvolgete è inserirvi la propria mano e toccare la pietra sicuramente intrisa del Sangue di Gesù.
Scendendo dalla Cappella del Calvario, si incontra la Pietra dell’Unzione sulla quale, come dice il Vangelo ( Gv 19,38), prima di deporlo nel sepolcro, “ Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende con oli aromatici, com’è usanza di seppellire presso i Giudei”,
Continuando diritto verso il grande mosaico, si osserva un piccola edicola in rame d’orato che copre una pietra rotonda detta La pietra delle tre Marie . Essa ricorda le pie donne che assistevano Gesù morente, Mt 27,55: Cerano molte donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea, tra queste Maria di Magdala, ,Maria la madre di Giacomo e Giuseppe e la madre dei figli di Zebeteo”
Continuando, si giunge all’Edicola del Santo Sepolcro. L’interno dell’edicola è diviso in due parti: la prima parte corrisponde al vestibolo della tomba, che è detta anche Cappella dell’Angelo. Essa si trova immediatamente dopo l’entrata. A centro vi è una bassa colonna e, sotto, un vetro che custodisce il pezzo originario della pietra rotonda che chiudeva il sepolcro. Qui, alle e pie donne, che erano andate, di buon mattino, a pregare sulla tomba di Gesù, l’Angelo del Signore disse: “ Non abbiate paura! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. E’ risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.”
Attraverso una piccola ed angusta porta, si accede alla stanza sepolcrale. Qui un banco di marmo ricopre la roccia originale sulla quale era stato deposto il corpo di Gesù dalla sera del Venerdì Santo al mattino di Pasqua..
Uscendo dal Santo Sepolcro si incontrano molto cappelle tra cui quella della prigione di Gesù, nella quale fu tenuto prigioniero in attesa che fossero approntate le croci del supplizio e giungessero sul posto anche i due ladroni; quella di Longino, il soldato romano che gli trafisse il costato da cui sgorgò acqua; quella della divisione delle vesti; la cappella d San Elena.
Alla cappella di San Elena si accede scendendo una lunga scalinata. Al centro della cappella vi è l’altare ad essa dedicato, mentre sulla sinistra vi è l’altare dedicato S. Didimo, il buon ladrone, crocifisso insieme a Gesù. Sulla destra, scendendo ulteriormente, da altra scalinata, si giunge alla cappella dedicata al Ritrovamento della Croce di Gesù, dove un piccola cancellata in ferro indica il punto esatto del ritrovamento del Patibulum.
Risaliti sul piano della Basilica a sx
. si incontra la Cappella degli Improperi, cioè il luogo che ricorda gli insulti al passaggio di Gesù; avanzando ancora si incontra la cappella di Adamo, dalla quale si osserva la roccia del Calvario con una spaccatura irregolare verticale che dal 4° secolo è indicata come il segno del terremoto seguito alla morte di Gesù.
Avendosi esaurito il tempo preventivato per questa visita, la Guida ci invita ad uscire per partecipare alla S. Messa, presieduta sempre da don Pasqualino, che viene celebrata in una cappella crociata situata alle spalle della Cappella del SS. Sacramento e raggiungibile attraverso la sacrestia e percorrendo un lungo corridoio.

Mercoledì 9, visita al Campo dei Pastori con celebrazione della Santa Messa di chiusura del pellegrinaggio, presieduta sempre dal brillante don Pasqualino. Neppure questa volta è mancata la visita alla casa Hogar Ninos Dios, gestito dalle Suore del Verbo Incarnato,che ospita 25 bambini disabili (abbandonati dalle istituzioni e dalle rispettive famiglie) per la consegna dei doni e delle offerte in denaro.
Don Mario, del Patriarcato Latino di Gerusalemme e portavoce della Casa, ci ha fatto visitare la nuova struttura, realizzata anche con il supporto dell’UNITALSI.

Don Mario ci ha anche fatto presente che i bambini hanno bisogno, oltre che del sostentamento, soprattutto di cure mediche e di supporti fisioterapici e psicologici; che il costo di tutto questo si aggira intorno ai 9.000,00 Euro mensili; che, non avendo alcun aiuto da parte delle istituzioni locali, la casa si regge esclusivamente con le offerte che arrivano dall’Italia; che, pertanto, è assolutamente necessario sensibilizzare le persone di buona volontà ed organizzare durature adozioni, facendoci presente che se, per esempio, 300 persone si privassero di un euro al giorno e lo offrissero alla casa Hogar Ninos Dios, tutte le spese verrebbero coperte.
Qui è terminato il nostro pellegrinaggio in Terra Santa, un pellegrinaggio che ci ha cambiati,ci ha formati, ci ha schiuso l’intelletto alla conoscenza vera e profonda del Vangelo.

Tanti, come si è visto, sono stati i luoghi visitati e tanta è stata l’emozione nell’entrarvi. Un grande desiderio di riconoscenza e di gratitudine non solo nei riguardi delle persone che ci hanno spinto a ripetere il pellegrinaggio in Terra Santa, ma soprattutto verso coloro che hanno dato tutto per mantenere in vita e conservare la memoria di questi Santi Luoghi, dai primi Cristiani, a l’Imperatore Costantino, a sua madre, S. Elena, a S. Gerolamo, ai Crociati ed ai Francescani. E’ soprattutto grazie a loro se noi, oggi, possiamo prendere cognizione di questo inesauribile tesoro di notizie e di reperti storici, archeologici e religiosi corroboranti la nostra Fede e la nostra certezza della presenza di Cristo Redentore dell’Umanità, per usare la terminologia di S. Caterina di Alessandria.

Immutato rimane il desiderio di tornarvi ancora per ulteriormente capire, per approfondire, per scoprire, per gustare e per continuare ad illuminare la Verità della propria fede con la verità della Storia.

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