29 maggio 2017 redazione@sora24.it
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«Vi racconto una favola sull’Ospedale di Sora…»

«Contagiati da una prassi politica che tende a delegittimare l’avversario, anzi, meglio, a demonizzare tutto e il contrario di tutto, troppo spesso ci facciamo torto non emettendo giudizi onesti e ponderati.

Con il risultato che non collaboriamo a stigmatizzare le negatività e magari sottaciamo positività di rilievo. Come dicono quelli che si atteggiano a oracoli di Delfi “buttiamo il bambino con l’acqua sporca. La struttura ospedaliera di Sora è un esempio quanto mai calzante di tali modi di fare. Sì, quella struttura che, annichilita dai poteri forti che dominano in Regione, addirittura sembra che verrà soppiantata da altra del costo di 100 ml di euro, certo i dubbi ci assalgono, e siccome “tanto tuonò che piovve” non vorrei che la promessa fosse funzionale a chiudere il SS.Trinità e per il nuovo, campa cavallo.

Una Famiglia Sorana, sostenuta da una delle Associazioni più prestigiose, vuole dare il suo contributo perché i giudizi sull’ospedale siano sul piano politico e sul piano della realtà effettuale basati su conoscenze dirette.

Per cui vi raccontiamo una favola: c’era una volta un ragazzo di diciassette anni, non aveva il mantello, altrimenti poteva essere il Principe Azzurro. Sano come un pesce, intelligente, preparato e inserito in una famiglia di sani costumi. Ma la Strega dai baffi circassi, invidiosa, tramava nell’ombra fino a che non ebbe il destro di far ammalare il nostro Non-Principe RENATO. Portato, malgrado i consigli di amici e conoscenti, all’Ospedale SS.Trinità di Sora, veniva immediatamente diagnosticata una affezione di quelle che si definiscono emergenza delle emergenze, ed essendo il Non-Principe giovane di età preso in carico dal Reparto, il titolo non è esatto ma si capisce meglio di sigle omatopeiche, di Pediatria.

Pediatria, sapete è il reparto che, grazie agli eroismi del personale, è affidabile e continua ad erogare prestazioni, anche se troppo spesso deve operare con una scarpa e una ciabatta. Visto che l’emergenza era di natura chirurgica, si attuava un intervento multidisciplinare coinvolgendo la Chirurgia e la Rianimazione. Portato in sala operatoria, i Chirurghi Carlo Recchia e Alessandro Rosa con l’aiuto dell’anestesista dott. Lo Martire e l’equipe professionale di supporto, malgrado la gravità della forma di megacolon che aveva colpito Renato, con una spettacolare intervento di oltre tre ore, potevano sciogliere la riserva della prognosi e avviarlo sulla via della convalescenza.

E… vissero felici e contenti. Morale della favola: A Sora possiamo contare su ottimi professionisti, modesti nel vantarsi come sono tutti i grandi, ma capaci di interventi che troppo spesso i male informati giudicano da strutture di nome; meditate, non è il nome della struttura che dà la sicurezza ma la scienza, esperienza e coscienza dell’operatore.

Con la mia inadeguata favoletta la Famiglia Ranaldi e tutti gli Amici che li hanno confortati nella vicenda, vogliono ringraziare l’equipe medica e il personale di tutti i reparti coinvolti, per la perizia, la tempestività e l’eccellenza dell’intervento che fanno onore alla medicina sorana e ancora una volta ci fanno capire che le loro qualità sono spesso vanificate dalle carenze tecnico burocratiche. Un personale sanitario di qualità, che troppo spesso deve fare i conti con i numeri ridotti all’osso e i supporti tecnici obsoleti, una struttura che, senza promesse elettorali, sarebbe adeguata se rifornita di quanto necessita un ospedale da 590 posti, oggi ridotti ad un terzo.

Un GRAZIE collettivo e un ammonimento non disperdiamo quanto di buono c’è nelle professionalità locali ma difendiamole gelosamente. Personalmente conosco Alessandro, Carlo e Nazareno da quando giovani medici muovevano i primi passi guidati dal Prof. Orsini e ora , con piacere, constato la loro qualità professionale e mi congratulo con loro per i traguardi raggiunti e per essere rimasti malgrado tutto al servizio della città».

Rodolfo Damiani

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