14 luglio 2011 redazione@sora24.it
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Yo la Tengo – Popular Songs (Matador, 2010)

Artefici di un’evoluzione artistica iniziata nel 1986 con Ride The Tiger e proseguita, poi, attraverso numerose produzioni tra cui quel meraviglioso album quasi completamente di cover intitolato Fakebook (1996) e tre gemme come I Can Hear The Heart Beating As One (1997), And Then Nothing Turned Itself Inside-Out (2000) e I Am Not Afraid of You and I Will Beat Your Ass del 2006, gli Yo La Tengo sono sempre riusciti a entusiasmarci con un atteggiamento e un linguaggio musicale degni della migliore cultura underground. Con lo sguardo perennemente rivolto ai Velvet Underground e con un suono a cavallo tra pop e psichedelia (o se preferite, tra dream pop e noise rock), talvolta impreziosito da atmosfere elettroniche minimaliste (leggasi ambient), il trio di Hoboken (New Jersey) non hai mai perso un colpo e la conferma ci è data proprio da questa ennesima fatica sulla lunga distanza capace di mettere in secondo piano molte nuove uscite del 2009 (compreso il recente disco di cover d’inizio anno, che ha per titolo Fuckbook, rilasciato sempre da Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew ma sotto il nome di Condo Fucks).

httpv://www.youtube.com/watch?v=9XPYIJdVOhw

Popular Songs dispiega tutta la sfuggente bellezza di un lavoro costruito ad arte e, quindi, con estrema passione; quella stessa passione che anima l’esistenza della formazione americana e ogni solco di questo album fatto di ballate lisergiche, di melodie carezzevoli e di vuoti elettrici che non hanno nulla a che a fare con il semplice esercizio di stile come qualcuno, invece, vorrebbe farci credere. Basta ascoltare Here To Fall, All Your Secrets e More Stars Than There Are in Heaven per rendersene subito conto. Con i piedi sempre ben saldi nel sottosuolo e attraverso queste dodici nuove “canzoni popolari” gli Yo La Tengo continuano ad allargare i propri orizzonti musicali, ma anche quelli di tutta la musica indie, confermandosi una band di culto, il cui sound potresti riconoscere a chilometri e chilometri di distanza.

Luca D’Ambrosio — www.musicletter.it/lucadambrosio

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