La normativa introduce controlli più rigorosi e amplia l'attenzione fino al rubinetto delle abitazioni, coinvolgendo anche gli impianti idrici interni.

Redazione

Da luglio 2026 in Italia si applica il limite di 20 nanogrammi per litro sulla somma dei quattro PFAS considerati prioritari e per la prima volta i controlli sulla qualità dell’acqua non si fermano al contatore dell’acquedotto ma arrivano fino al rubinetto di casa. Cosa prevede la norma, chi risponde dell’ultimo tratto dell’impianto e quali soluzioni esistono per le abitazioni e per chi in Ciociaria si serve ancora di un pozzo privato. Ne abbiamo parlato con AcqueDotto Italia™, azienda di Frosinone che dal 1994 si occupa di trattamento delle acque.

Cosa sono i PFAS e perché se ne parla

I PFAS sono una famiglia di migliaia di sostanze per- e polifluoroalchiliche di sintesi, usate per decenni nell’industria e nei prodotti di consumo per la loro capacità di respingere acqua e grassi: rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, carta per alimenti, cosmetici, schiume antincendio. La stessa stabilità chimica che li rende utili li rende però quasi indistruttibili nell’ambiente: da qui il soprannome di “inquinanti eterni”. Un’indagine condotta da Greenpeace Italia nel 2025 ha rilevato la presenza di almeno un PFAS nel 79% dei campioni di acqua di rubinetto analizzati sul territorio nazionale.

Va detto subito, per evitare allarmismi: l’acqua distribuita dagli acquedotti italiani è potabile per legge e i gestori la sottopongono a controlli continui. Rilevare tracce di una sostanza non significa automaticamente che i limiti siano stati superati. Quello che è cambiato è il livello di attenzione richiesto dalla normativa — e il punto in cui quella attenzione si ferma.

Cosa prevedono le nuove regole

La direttiva europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano ha introdotto due soglie armonizzate: 0,10 µg/L per la “somma di PFAS” e 0,50 µg/L per i “PFAS totali”, applicabili in Italia dal 12 gennaio 2026. Il legislatore italiano, recependo la direttiva con il D.Lgs. 18/2023 e integrandolo con il D.Lgs. 102/2025, è andato oltre, aggiungendo un parametro nazionale più severo: la somma dei quattro PFAS ritenuti prioritari dall’EFSA — PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS — non può superare i 20 nanogrammi per litro. L’applicazione di questo limite, inizialmente prevista per gennaio, è stata differita di sei mesi dalla legge di Bilancio 2026 (art. 1, commi 622 e 623) ed è quindi operativa da luglio 2026. Un ulteriore parametro, dedicato al TFA (acido trifluoroacetico), è atteso a partire dal 2027. Il quadro completo delle scadenze è ricostruito nell’approfondimento sulle nuove regole sui PFAS in vigore dal 2026.

La novità che riguarda da vicino condomìni e abitazioni

È qui che la norma tocca direttamente i cittadini. Fino a oggi la verifica della qualità dell’acqua si esauriva sulla rete pubblica: il gestore garantiva il rispetto dei parametri fino al punto di consegna, cioè al contatore. Il nuovo impianto normativo estende invece l’attenzione a tutto il tratto successivo — le tubazioni interne dell’edificio, le colonne montanti dei condomìni, i serbatoi, fino al rubinetto della cucina — e introduce la figura del gestore della distribuzione idrica interna, il soggetto responsabile di quel segmento privato dell’impianto.

La differenza è sostanziale in un territorio come la provincia di Frosinone, dove una parte significativa del patrimonio edilizio ha qualche decennio sulle spalle e dove convivono reti recenti e tubazioni datate, autoclavi e serbatoi di accumulo. Anche partendo da un’acqua conforme in ingresso, ciò che esce dal rubinetto può risentire dello stato dell’ultimo tratto: è un tema di manutenzione, non di allarme, ma da luglio 2026 è anche un tema di responsabilità.

Il capitolo pozzi privati: fuori dalla rete, fuori dai controlli

Nei comuni della Ciociaria l’approvvigionamento da pozzo privato è ancora molto diffuso, tra abitazioni isolate, aziende agricole e strutture ricettive. Su queste utenze non esiste alcun gestore che effettui controlli: la responsabilità della potabilità ricade interamente sul proprietario, ai sensi del D.Lgs. 31/2001 e del D.Lgs. 18/2023. Installare un impianto di trattamento su un pozzo mai analizzato, oltretutto, non è solo inutile: è tecnicamente scorretto, perché senza sapere cosa contiene l’acqua non si può calibrare nulla.

Per questi casi AcqueDotto Italia™ ha strutturato il Protocollo PSC per le acque di pozzo: costo fisso di 180 euro, comprensivo di campionamento eseguito da operatore abilitato, analisi di laboratorio accreditato ACCREDIA su oltre 50 parametri e relazione professionale redatta da un biologo, che interpreta i risultati e indica l’eventuale trattamento necessario. Il sopralluogo preliminare e la controanalisi successiva all’installazione sono compresi.

Quali tecnologie riducono davvero i PFAS in casa

Non tutti i sistemi domestici sono equivalenti. Le caraffe filtranti montano cartucce a carbone attivo di capacità ridotta, non progettate specificamente per queste molecole e soggette a rapida saturazione. La tecnologia che la letteratura tecnica indica come più efficace per l’ambito domestico è invece l’osmosi inversa: una membrana semipermeabile con pori dell’ordine di 0,0001 micron, capace di trattenere fino al 98-99% delle sostanze disciolte, PFAS a catena lunga e corta compresi. Un chiarimento utile, perché genera spesso confusione: l’acqua prodotta da un impianto a osmosi inversa domestico non è acqua demineralizzata, mantenendo un residuo fisso nell’ordine dei 30-80 mg/L. Le differenze tra le varie tecnologie sono spiegate nella guida su cosa sono i PFAS nell’acqua del rubinetto e come eliminarli.

Le soluzioni disponibili sul territorio

AcqueDotto Italia™ produce e installa impianti Made in Italy conformi al Ministero della Salute, con assistenza affidata a tecnici interni. La gamma dedicata all’uso domestico si articola su tre linee, tutte basate su osmosi inversa e tutte proposte in formula chiavi in mano con manutenzione inclusa:

Su tutti i modelli è disponibile lo stadio rimineralizzante, che riporta il pH dell’acqua in un intervallo naturalmente bilanciato tra 7,5 e 8,5 (ricambio annuale a partire da 24,90 euro). I filtri certificati hanno una capacità di 9.000 litri, circa il triplo dello standard di mercato, con conseguente riduzione della frequenza dei ricambi. Assistenza, installazione e preventivi per la provincia sono gestiti direttamente dalla sede di Frosinone, come descritto nella pagina dedicata ai depuratori d’acqua a Frosinone.

Il punto di vista di chi entra nelle case

Chi esegue i sopralluoghi ha un osservatorio che i dati non restituiscono: vede l’impianto reale, non quello sulla carta. Autoclavi installate trent’anni fa e mai più toccate, serbatoi di accumulo su cui nessuno ha mai fatto un controllo, tratti di tubazione sostituiti a pezzi in epoche diverse e con materiali diversi. È il tratto di impianto che da luglio 2026 la normativa ha smesso di considerare una zona d’ombra.

“La norma non dice che l’acqua è pericolosa. Dice che il controllo deve arrivare fino al bicchiere e questo è un cambio di prospettiva importante”, spiega un Tecnico Abilitato di AcqueDotto Italia™. “Fino a ieri, per la maggior parte delle persone, il discorso si chiudeva al contatore. Da luglio non è più così.”

Una distinzione che, sul campo, cambia il tipo di domande che arrivano. Non più solo dubbi sulla qualità dell’acqua in ingresso — su cui il singolo cittadino non ha alcun margine di intervento — ma domande sull’unica parte dell’impianto su cui può effettivamente decidere qualcosa.

“Nella nostra esperienza, la domanda che riceviamo più spesso non è ‘l’acqua è potabile?’, ma ‘cosa posso fare io, a casa mia’”, prosegue il tecnico. “Adesso quella domanda ha anche una risposta normativa: l’ultimo tratto dell’impianto è responsabilità di chi lo possiede. Per una famiglia significa poter smettere di comprare bottiglie — parliamo di una spesa che si colloca tra i 600 e i 900 euro l’anno — sapendo esattamente cosa sta bevendo. Per chi ha un pozzo significa, prima di tutto, farlo analizzare.”

Cosa succede quando si contatta un Tecnico Abilitato

Chi decide di approfondire non riceve un preventivo al telefono. Il percorso previsto da AcqueDotto Italia™ prevede l’intervento di uno dei Nostri Tecnici Abilitati, che si reca sul posto per un sopralluogo gratuito e senza impegno: viene verificato lo stato dell’impianto idrico esistente, il punto di erogazione, la pressione di rete, lo spazio disponibile nel sottolavello e le abitudini di consumo del nucleo familiare. Solo a quel punto viene formulato un preventivo su misura, calibrato sulla situazione reale dell’abitazione e non su un listino standard.

Per le utenze servite da pozzo privato il percorso è diverso e parte obbligatoriamente dall’analisi: si comincia dal Protocollo PSC, con il costo fisso di 180 euro già indicato e solo dopo aver letto i risultati di laboratorio si individua il trattamento adeguato. È una sequenza che l’azienda non deroga, perché dimensionare un impianto su un’acqua sconosciuta significa, nella migliore delle ipotesi, spendere per qualcosa che non serve. Il servizio copre l’intera provincia di Frosinone con tecnici e consulenti presenti sul territorio, con sopralluoghi e assistenza post-vendita gestiti direttamente dalla sede di Frosinone.

Chi è AcqueDotto Italia

AcqueDotto Italia™ è il marchio di CGP Group s.r.l.s., azienda attiva dal 1994 nella produzione e installazione di depuratori, addolcitori ed erogatori d’acqua Made in Italy, con impianti conformi al Ministero della Salute. Opera su privati, aziende, strutture ricettive ed enti pubblici in tutto il Lazio, con un dipartimento dedicato alle acque di pozzo.

Showroom: Via Berna 22, Frosinone (FR) — lun-ven 9:45-12:45 / 14:30-18:30, sab 9:45-13:00 Telefono e WhatsApp: 389 570 5275 · Web: acquedottoitalia.it