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Alessandra Tanzilli: “A proposito dei reperti della Villa Comunale”

La polemica di stampa sui resti architettonici del monastero di S. Chiara, sistemati nella villa comunale della nostra città, è pretestuosa. Da più parti si invoca una diversa sistemazione di tali lacerti, magari nel museo cittadino. Innanzitutto, un museo non è un contenitore di tutti i reperti disseminati in un territorio, ma sineddoche, cioè insieme di determinati e selezionati elementi simbolici e rappresentativi di contesti storici, urbani, artistici, ecc., e quindi non ha significato documentario e didattico trasformarlo in un magazzino, dove tali resti perderebbero identità e senso; poi, le testimonianze del passato, lasciate nel contesto topografico di provenienza, permettono un dialogo perenne con il presente e impreziosiscono l’arredo urbano, ci ridonano la memoria costantemente di ciò che è stato e ci obbligano a guardare la realtà con attenzione e rispetto. Un esempio? A Roma, nessuno si sognerebbe di trasportare nei musei capitolini il piede marmoreo sistemato in via Piè di pietra, unico resto di una monumentale statua di Iside, né tanti altri reperti, che continuiamo a vedere in tanti angoli della nostra capitale e che ne costituiscono il fascino. Una proposta? Quella di sistemare i resti del monastero di S. Chiara nella cappella che sorge nella villa comunale, magari murati in uno dei lati e corredati di una breve didascalia, e dunque senza allontanarli dal sito di provenienza.

Prof.ssa Alessandra Tanzilli

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