2 anni fa

Calcio: clamoroso da Isola Liri! Biancorossi ipotizzano “collaborazione” con Sora

Il testo del comunicato diffuso ieri dall’Ac Isola Liri è in un certo senso storico. La società biancorossa, viste le difficoltà riscontrate negli ultimi giorni (ma anche negli ultimi anni, esattamente come quella bianconera) per la prima volta nella storia parla di un’eventuale collaborazione con il Sora Calcio per il prossimo campionato di Serie D. Questo il messaggio lanciato da “Radio Stadio Nazareth”:

«L’A.c. Isola Liri, al momento, ha 90 probabilità su 100 di non iscriversi al prossimo campionato di serie D. La scadenza ultima per perfezionare l’iscrizione è fissata per il 12 luglio p. v. e potrebbe subire una deroga di altri sette giorni. La dirigenza attuale, attraverso un comunicato stampa ha dichiarato che la situazione ed i costi si sono fatti insostenibili e tutti gli imprenditori e le persone che finora si sono fatti avanti, si sono dimostrati degli avventurieri. L’unico escamotage perché la vecchia dirigenza potrebbe rientrare nei giochi è un’eventuale collaborazione con l’Asd Ginnastica e calcio Sora e le partite casalinghe verrebbero disputate allo stadio Claudio Tomei. Visto l’immobilismo della città e, soprattutto l’indifferenza dell’amministrazione comunale, non si sa davvero chi calcherà il manto erboso del Nazareth. Un’altra chance comunque potrebbe essere rappresentata dall’incontro con un nuovo imprenditore, fissato nei primi giorni della prossima settimana, ma non c’è comunque molta fiducia e resta inalterato lo scetticismo».

Ragionando in modo oggettivo, le parole sopra riportate possono essere tradotte in un solo modo: due squadre di serie D a distanza di pochi km (teorici, perché oramai si tratta di un’unica conurbazione) sono uno spreco di energie. Continuando così, non sarà mai possibile tornare nel calcio che conta, né si potrà aspirare a fare qualcosa di meglio. Se invece le forze venissero unite, per questo territorio, storicamente molto prolifico dal punto di vista calcistico, potrebbero anche spalancarsi, con una programmazione seria e lungimirante, le porte della Serie B nel giro di 4-5 anni.

Dal punto di vista del tifoso l’argomento è tabù, non per ignoranza bensì per amore: anche chi scrive, del resto, non riuscirebbe mai ad innamorarsi di una maglia diversa da quella del Sora Calcio. Guardando invece la cosa dal punto di vista calcistico, ma anche da quello economico, politico, turistico ecc., il discorso, “purtroppo”, non fa una grinza.

A questo punto bisogna scegliere se seguire il cuore o la mente: nel primo caso si andrà avanti nella speranza di rivivere i fasti degli anni ‘90, magari nascerà e verrà a prendersi cura della causa un nuovo Annunziata, magari si resterà per sempre nel dilettantismo. Nel secondo caso, invece, si comincerà a costruire una squadra totalmente nuova, con nome nuovo, colori nuovi, alla quale nessuno degli attuali tifosi si legherà sentimentalmente, ed alla quale, al contrario, si legheranno coloro che avranno 20 anni nel 2050, quando il rigore di Luiso a Perugia sarà oramai lontano 56 anni ed il nuovo sodalizio avrà già 35 anni di storia alle spalle.

Io ho 39 anni e pertanto continuerò a seguire la prima strada, ossia quella del sentimento, accompagnando il mio Sora anche in terza categoria provinciale, se necessario, ed invecchiando insieme lui, primo perché non posso farne a meno in quanto la maglia bianconera è l’unica che mi emoziona, secondo perché del pallone inteso come gioco e vittorie non m’interessa assolutamente nulla. Nel contempo, però, non scoraggerò mai chi vorrà intraprendere la seconda strada, perché è giusto che i ragazzi di queste nostre città possano inseguire quella condivisione, quell’unione che è alla base della rinascita dirompente dell’Alta Terra di Lavoro, del Ducato di Sora.

Del resto i nostri mali nascono tutti dalle divisioni, inutile negarlo. Nel 1927, ad esempio, poco dopo l’istituzione della provincia di Frosinone, i politici più rappresentativi di Sora ed Isola del Liri andarono dal prefetto del nuovo capoluogo per chiedere di unire i due comuni, perché, evidentemente, avevano già capito l’antifona e volevano fondere le forze per evitare quello che vediamo oggi, con l’Ospedale di Frosinone che punta al Dea di II Livello e noi che invece dobbiamo difendere quei pochi reparti che ci restano con gli artigli.

Ricevettero ovviamente risposta negativa, in quanto tra Sora ed Isola c’erano… forti sentimenti di rivalità (?!?). Il no, tra l’altro, fu secco ed irrevocabile, anche perché al governo del Paese c’era il regime fascista che proprio in quegli anni eliminò molti baricentri di potere (tra cui Sora capoluogo distrettuale della Provincia di Terra di Lavoro) riorganizzando geo-politicamente l’Italia secondo le proprie convenienze.

Ma la matematica diceva il contrario e dava ragione ai “nostri”. In quegli anni, difatti, gli abitanti di Sora erano circa 18 mila (oggi 27 mila) e quelli di Isola circa 10 mila (oggi 12 mila). A Frosinone, invece, vivevano circa 14 mila persone (oggi 47 mila). Sommando gli abitanti delle confinanti Sora ed Isola, che comunque, grazie alle fabbriche dislocate tra i due centri urbani, erano una cosa sola già all’epoca, si ottenevano il doppio degli abitanti di Frosinone, che invece era appena diventata capoluogo di provincia. Una città con il doppio della popolazione rispetto al capoluogo di provincia avrebbe creato un serio squilibrio nella provincia stessa, altro che rivalità…

Lorenzo Mascolo – Sora24

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