Comune Presenza di Gabriele De Ritis: “Questa soglia”

L’idea di chiamare la Rubrica Comune presenza mi è venuta da un saggio dallo stesso titolo del filosofo Roberto Esposito, comparso sul primo Almanacco di filosofia  – quello del 1996 – della rivista MicroMega.

L’armonia dei contrari a cui il saggio allude è quella che nacque tra René Char e Martin Heidegger: il primo era stato il capitano Alexandre della Resistenza francese; il secondo aderì al Nazismo. Eppure, essi si cercarono e divennero amici.

Per comprendere come ciò sia possibile basti pensare a quelle che Nietzsche aveva chiamato ‘amicizie stellari’, le sole vere amicizie per lui o forse quelle più grandi.

Se ci interessa questo genere di rapporti, segnatamente l’amicizia che nasce tra lontani, è proprio perché quotidianamente, anche nella nostra città, ci scontriamo con la diversità irriducibile, con la differenza dei sessi e delle culture, con modi intendere la cosa pubblica che ci dividono tragicamente, cioè senza ulteriore possibilità di composizione di contrasti e conflitti.

Ciò che c’è di più proprio in noi, cioè quello che ci contraddistingue come umani, è l’esperienza delle diversità e con essa il compito di ‘superarla’ a vantaggio di una capacità di inclusione che necessariamente prevede accordo tra contrari. Se vogliamo salvarci. Possiamo anche ‘governare’ da soli, se questo prevedono le regole della democrazia. Ma senza dimenticare mai di farlo a vantaggio di tutti.

Di questo solo si tratta, di sapere che questa terra non ci appartiene; non è stata data in consegna a noi, perché ne facessimo quello che più ci piace. Un testo bellissimo di tanti anni fa di un sacerdote di frontiera era intitolato: La terra è di Dio. Se non a lui, io credo che a qualcuno dovremo rendere conto per l’uso che ne avremo fatto.

Io vorrei rendere conto di un’esperienza, dell’avventura di un ‘avamposto’ di Exodus che è impegnato ad ascoltare le voci discordanti di padri e figli, sempre proteso a far sì che i ragazzi che se ne siano allontanati tornino a casa.

Ci guidano salde certezze, di cui pure vorremmo parlare.

Il 26 maggio 1976 René Char annotò sul suo Diario:

Martin Heidegger è morto questa mattina. Il sole che lo ha fatto tramontare gli ha lasciato i suoi attrezzi, trattenendo soltanto l’opera. Questa soglia è costante. La notte che si è aperta predilige.

Coloro che ci hanno preceduti, in questa città e altrove, sono i giganti sulle spalle dei quali noi camminiamo. Lo spirito di amicizia con cui si presero cura di noi è lo stesso sentimento con il quale ci prendiamo cura dei figli di questa terra da cui abbiamo ricevuto tanto. A questa madre non possiamo negare la nostra gratitudine.

Il Centro di ascolto Libera Mente, sito in Via Agnone Maggiore 1, a Sora, come sede legale e operativa, è aperto dalle 17.00 alle 20.00 dei giorni di lunedì, martedì, giovedì e venerdì.

Il mercoledì è riservato al gruppo di auto-aiuto delle famiglie, che si incontra dalle 18.00 alle 20.00, per cinquanta settimane all’anno.

Recapiti:
liberamente@exodus.fr.it

0776.833817
338.8445910
348.6023177

Gabriele De Ritis

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