12 maggio 2014 redazione@sora24.it
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Da Sora di Campania a Sora di Roma… (di Lorenzo Mascolo)

Oggi, a distanza di quasi un secolo, da "Sora di Campania" (così ci chiamano ancora a Napoli), siamo diventati "Sora di Roma"

La Storia insegna che prima o poi l’era di un popolo e di una città terminano inesorabilmente con l’invasione straniera, il saccheggio, ecc. Ma racconta anche il risorgere delle città distrutte, con lo stesso nome ma anche con nuovi abitanti che danno vita a nuove tradizioni. Cosa fare allora in una fase di stallo come la nostra: prendere coraggio, rinnovarsi ed affrontare subito il futuro, oppure aspettare che sia il tempo a cambiare il corso della Storia? In genere scegliamo quasi sempre la seconda opzione, perché la prima fa paura (a me per primo).

Può anche accadere che non sia la violenza a cambiare le cose, bensì la politica: novant’anni fa, ad esempio, Sora e Isola del Liri erano in uno dei cinque distretti della Provincia di Terra di Lavoro, il Distretto di Sora, e quindi influenzate dalle zone del casertano e del napoletano. I commercianti, ad esempio, andavano a “caricare” a Napoli; i pochi fortunati che potevano studiare, invece, si iscrivevano alla “Federico II”. Per tutte le questioni burocratiche di competenza superiore rispetto a quella del Sottoprefetto di Sora, infine, bisognava recarsi a Caserta.

Ebbene, nel 1927 il Fascismo pose fine alla suddetta fase del nostro territorio, punendo l’infedele Caserta con lo smembramento dei 5 distretti della sua provincia, l’antica Terra di Lavoro, distribuendoli come segue: Distretto di Gaeta alla nuova provincia di Littoria (oggi Latina); Distretto di Sora alla nuova Provincia di Frosinone, Distretti di Caserta, Nola e Piedimonte d’Alife alla Provincia di Napoli.

Dopo la II Guerra Mondiale, Caserta recuperò solo parte della Terra di Lavoro, perché Sora e Gaeta restarono nelle nuove province di Frosinone e Latina. Da quel momento cominciò l’epopea democristiana di Giulio Andreotti, recentemente passato a miglior vita, e si intensificarono anche i rapporti con Roma: il boom economico, difatti, permise a molti giovani di intraprendere gli studi universitari in Capitale, specialmente presso l’Università La Sapienza.

Risultato: oggi, a distanza di quasi un secolo, da “Sora di Campania” (così ci chiamano ancora a Napoli), siamo diventati “Sora di Roma”: se infatti ci soffermiamo ad ascoltare una discussione tra giovani, riscontriamo sovente una leggera influenza capitolina nel loro modo di parlare, dovuta proprio alla maggiore frequentazione con la Capitale. E’ un bene o un male? Nessuno può dirlo con certezza.

Per chi vede solo “munnezz’ e casalesi” e non sa, ad esempio, che gli autotrasformatori della rete di distribuzione dell’energia svedese vengono prodotti a Marcianise, oppure che le sonde marziane della Nasa faranno manutenzione a Capua, la “romanizzazione” di Sora è stata una cosa buona, perché la Campania è solo scippo e Camorra. Chi invece giudica in modo più oggettivo, ricorda che abbiamo impiegato 40 anni per essere liberati da Via dei Monti Lepini, mentre qualcun altro ci costruiva le consolari (vedi foto copertina), e tira le sue conclusioni.

Ad ogni modo, ed indipendentemente dai giudizi che ognuno di noi può esprimere sul ‘900 di Sora e Isola del Liri, non si può prescindere da un fatto: è stato un secolo che ha cambiato profondamente la vita delle persone che vivono nel nostro comprensorio. Oggi nessuno ricorda più nulla di Emilio Boimond (nel cimitero di Sora c’è ancora una cappella della sua famiglia), delle officine meccaniche aperte a Sora da tecnici napoletani, dei camion provenienti dalla consolare Napoli-Sora che risalivano dal “Capocroce” verso le cartiere, dei viaggi a Napoli per contrattare la merce da vendere a Sora; al contrario, tutti conoscono molto bene strade e luoghi di Roma.

Ciò è accaduto senza che lo chiedessimo, tuttavia ci siamo adeguati. Dunque, anche l’idea della fusione Sora-Isola dovrebbe essere un’inezia. Sicuramente ci abitueremmo, e anche se così non fosse si abituerebbero i nostri figli ed i figli dei figli. Ciononostante io, ve lo confesso a cuore aperto, io ho paura del Comune unico: secondo voi perché?

Lorenzo Mascolo – Sora24

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