mercoledì 5 dicembre 2012

Il futuro è nelle loro mani, non in quelle dei sindaci che odiano il computer… (di Lorenzo Mascolo)

I due fondi pubblicati stamane su Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore parlano chiaro e spiegano nel dettaglio come la colpa delle ennesime mancate riforme non sia da attribuire all’attuale premier Mario Monti (e forse negli anni precedenti neanche ai vari Berlusconi, Prodi, ecc.), bensì a tutti quei senatori e deputati che oramai pensano solo alla propria sopravvivenza politica e ad una burocrazia che proprio non vuole schiodare dalle sue posizioni di potere, perseverando nell’opera di rallentamento del Paese. I concetti espressi dai due quotidiani nazionali sono condivisibili: le riforme fanno paura, soprattutto se si tratta di novità tecnologiche, o peggio ancora meritocratiche. E’ un’Italia incatenata quella in cui viviamo, condannata a morte per la continua emorragia di giovani cervelli, costretti a fuggire proprio perché qui non c’è spazio per chi “sta avanti” mentalmente, culturalmente e tecnologicamente.

Per capire l’entità del problema, senza parlare di equilibri istituzionali interni, caos premeditati ed altri discorsi aleatori, concentramoci sui numeri attraverso un esempio lampante: in Italia abbiamo circa il 90% dei Comuni informatizzati ma molto meno del 50% di impiegati comunali capaci di usare le macchine. Traduzione: soldi pubblici sprecati, che invece potrebbero essere spesi per potenziare le scuole. Allargando il raggio, si scopre che il numero di impiegati ministeriali, regionali, provinciali e comunali e di tantissimi altri enti pubblici non in grado di spedire una email è troppo elevato per un Paese che punta ad essere più competitivo con gli altri Stati europei. A peggiorare la situazione, poi, ci sono le cariche politiche “allergiche” all’informatica. Esattamente un anno fa, ad esempio, parlando ad un sindaco di un Comune del sorano del progetto Sora24 mi sentii rispondere: “Ah no no, io odio il computer!” Un’affermazione che mi lasciò basito. Dissi tra me e me: dunque quest’uomo fa il sindaco? Ero costernato, ma dovevo prendere atto di una frase che mi fece male più o meno come quella che uno degli attuali consiglieri comunali di Sora pronunciò ad una riunione politica nel Febbraio del 2002: “Non sono questi i problemi di Sora!”. A cosa si riferiva? Ad una mia richiesta di impegno per il completamento della Sora-Ferentino-A1.

In definitiva, senza andare oltre perché altrimenti scriverei fino alla prossima settimana, credo che la politica sia oramai assuefatta e rassegnata ai soliti ostacoli e tranelli che la burocrazia architetta sapientemente per rallentare l’iter delle riforme. In questo modo, un po’ alla volta, il politico perde smalto e buone intenzioni; che comunque, ne sono sicuro, all’inizio ci sono. Viceversa, i politici stessi sfogano le proprie frustrazioni di cui sopra, aggiunte ai doveri di partito (tipo il dover rendere sempre e comunque conto delle proprie azioni e delle proprie intenzoni di voto ai superiori), sui colleghi. Chi si scambia dispetti da asilo nido, chi fa la spia, ecc. E allora, alla luce di tutto questo “ridicolume”, sento una forte, fortissima voce salire dal profondo del mio cuore: “Pensa agli studenti, perché hanno ragione: il futuro è nelle loro mani, non in quelle dei sindaci che odiano il computer.”.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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