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“LA CAFFETTIERA SULLE MACERIE” di Giuseppe Ferri: intervista esclusiva a Bruno La Pietra

Vi proponiamo l’intervista a Bruno La Pietra, curatore del libro di Giuseppe Ferri “LA CAFFETTIERA SULLE MACERIE”.

Caro Bruno, innanzitutto un chiarimento su questa tua ultima realizzazione, di cosa si tratta precisamente?

«La Caffettiera sulle macerie è il racconto di un viaggio fatto da un nonno e da un nipote il 25 marzo del 1915, da Posta Fibreno a Sora per il precetto pasquale nella chiesa dei Padri Passionisti. La descrizione del tragitto fino alla città fluviale appare un normale resoconto di viaggio a bordo di uno “Char a bancs”. Ma arrivati in quella che diventerà poi piazza Risorgimento il racconto assume una forma tragica che la distruzione operata dal sisma poche settimane prima, il 13 gennaio, impone. Così la sequenza delle architetture, dei luoghi, viene rappresentata nella impressionante visione che la catastrofe ha causato. Ma quello che colpisce l’anima del giovane Ferri, oltre all’aspetto fisico della distruzione occorsa alla nostra bella città, è un particolare che lega alla quotidiana semplicità la spaventosa coincidenza della morte. Una caffettiera che giace su alcune macerie mentre alcuni militari cercano ancora di disseppellire il corpo di un’anziana signora che, probabilmente, quella mattina fu sorpresa da tale sciagura mentre si accingeva ad uscire per compiere un’azione così semplice. Proprio per questo un oggetto così familiare rende agli occhi dell’autore immensamente tragica, incomprensibile e dolorosamente vicina, quella tragedia. Fu pubblicato dall’autore molti anni dopo ed essendo di difficile reperibilità, ho voluto con questa ristampa fornire ai nostri concittadini un’impressione “dal vivo” di quella disastrosa tragedia».

libroUn racconto di Giuseppe Ferri quindi, che fu anche Sindaco della nostra città, se non sbaglio.

«Sì, un personaggio di spicco della nostra città, una persona perbene che fu sempre in prima linea nel dibattito politico e culturale della nostra città. Nacque il 2 gennaio 1904 a Posta Fibreno. Frequentò il Liceo-ginnasio Tulliano di Arpino. Conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Durante la seconda guerra mondiale fu capitano medico e partecipò alla campagna di Albania. Fu il primo sindaco di Sora dopo la Liberazione. Nelle elezioni del 1952, candidato nelle liste del PCI, fu eletto consigliere provinciale per il quinquennio 1952-57 e consigliere comunale per il quadriennio 1952-56. Fu candidato al Senato per il nostro Collegio, ma non riuscì ad essere eletto per un esiguo scarto di voti. Fino alla morte fu un punto di riferimento per i giovani che avevano autentica passione politica e che frequentavano assiduamente la sua casa. Esercitò la professione di medico a Sora, sempre disponibile verso i più bisognosi, ai quali prestava assistenza del tutto gratuitamente procurando spesso personalmente i farmaci di cui avevano bisogno. Per quasi tutto il periodo della sua attività fu anche medico legale della Pretura di Sora. Ma l’esercizio della professione non esauriva i suoi vastissimi interessi, che spaziavano anche in campo letterario. Appena ventenne fondò e diresse (anche se non ufficialmente, in quanto per l’epoca ancora minorenne) un periodico letterario, artistico, scientifico, “L’Efebo”, che, in contatto con i circoli letterari della capitale, riuscì per un anno a riunire la migliore gioventù universitaria della zona per sottrarla all’isolamento della vita di provincia. A 23 anni diede alle stampe una tragedia in tre atti “L’amante di Enea”. Dieci anni dopo pubblicò un libro di racconti, “La villa illuminata”, che comprendeva anche un’opera ideata per il cinema, “Arcadia”. Nel 1965 pubblicò la traduzione integrale dei primi dodici canti dell’Odissea in endecasillabi sciolti, e nel 1972 il resto dell’opera. Sempre nel 1972 pubblicò un opuscolo, “L’Università di Sora”, in cui, anticipando di molto i tempi, propagandava l’idea di poli universitari decentrati che strappassero la provincia ad una stagnazione culturale vecchia di secoli. Nel 1978 pubblicò un romanzo, “Sulle vie della terra”, dedicato ai lavoratori stagionali che dalla nostra zona si riversavano nell’agro pontino agli inizi del Novecento. Scrisse innumerevoli saggi ed articoli, spesso sotto lo pseudonimo di Purpureus, pubblicati su testate locali e nazionali e relativi agli argomenti più svariati. Fu nominato socio dell’Accademia Ambrosiana dei Medici Umanisti Scrittori, membro h.c. dell’ Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti, gli fu conferito il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, consegnatogli a Sora nel salone municipale. È sua anche l’epigrafe posta in corso Volsci, sul muro esterno del municipio, che commemora le vittime del terremoto. Morì a Sora il 5 agosto 1983. L’Amministrazione Comunale gli ha intitolato il viale che dalla chiesetta di San Giuliano va a sboccare sulla strada per Carnello».

Quante copie hai pensato di ristampare di questo interessante libretto?

«Per adesso soltanto 100 copie, ma in seguito ne verranno riproposte altre».

E’ prevista una presentazione ufficiale? Sarebbe bello inserirla all’interno delle manifestazioni previste per commemorare il centenario del terremoto, coinvolgendo anche l’Amministrazione comunale nel progetto.

«Sì, penso di presentarlo ufficialmente in estate, insieme ad un altro lavoro sempre legato al nostro territorio. Per le spese di stampa mi sono avvalso della collaborazione di amici e il prof. Michele Ferri ha voluto parzialmente contribuire alla realizzazione di questo lavoro, e colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente. L’Amministrazione comunale non ha ritenuto di voler contribuire a questa realizzazione. Io, comunque, ho presentato richiesta ufficiale di contributo, alla quale però non ha fatto seguito nessuna risposta da parte della commissione nominata per coordinare queste commemorazioni. Evidentemente non è stato ritenuto idoneo al programma previsto. Ma comunque, con amici disponibili e pochi soldi, si possono fare cose interessanti senza essere per forza legato alle dinamiche della pubblica amministrazione».

Bene, questo potrebbe rappresentare un metodo snello per fare cultura in città senza troppe pastoie burocratiche. Allora in bocca al lupo per le tue ricerche e complimenti ancora!

Intervista a cura di Marco Tari Capone

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