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Le province vanno abolite tutte o nessuna (di Lorenzo Mascolo)

Lunedì 02 Luglio, come riportato sui quotidiani nazionali alcuni giorni fa, la riforma delle province italiane diventerà realtà. In sostanza, verranno cancellati tutti gli enti che non soddisfano i seguenti requisiti: numero di abitanti superiore a 350mila unità, numero di Comuni non inferiore a 50 e un’estensione territoriale inferiore a 3mila km quadrati.

Nel Lazio, le province che rischiano di saltare sono quelle di Rieti e Latina. Per quest’ultima si parla di un accorpamento con quella di Frosinone. Se tale operazione andasse in porto prenderebbe forma un territorio abitato da oltre un milione di persone, ipotesi che come tutte le cose avrebbe dei pro e dei contro.

I pro sarebbero rappresentati da una progettualità a più ampio raggio che coinvolgerebbe un territorio grande e popoloso. Si potrebbe ad esempio pensare a nuove infrastrutture viarie e/o ferroviarie sviluppate secondo la conformazione territoriale della nuova provincia.

Per contro, si genererebbe una gran confusione sul baricentro politico del nuovo ente. Dove risiederebbero il presidente, il consiglio e la giunta della eventuale provincia di Frosinone-Latina o, se volete, del Lazio Meridionale? A Frosinone che è la metà di Latina? Oppure a Latina che dista quasi cento km da Sora?

Personalmente sono contrario ad accorpamenti come Frosinone-Latina, Livorno-Pisa ecc., poiché le province vanno abolite tutte o nessuna. La cosa da fare nel Lazio, ad esempio, è un’altra: abolire TUTTE le province e suddividere la regione in 30 distretti, esclusa Roma, ognuno dei quali composto da massimo 20 comuni e rappresentato da una assemblea dei sindaci ossia senza creare altre poltrone. Ognuno di questi distretti, decisamente più a misura d’uomo e quindi controllabili meglio, dovrà fungere anche da collegio elettorale in ambito di elezioni regionali, in modo tale che nessun territorio sia privo di rappresentatività alla Pisana.

Considerato il fatto che i comuni della Regione sono 378 ed i consiglieri regionali 70, il progetto è tranquillamente realizzabile: basterà tener conto della densità di popolazione e della superficie dei comuni per definire il numero di enti da includere in ogni distretto. In definitiva, Roma e la sua area metropolitana sarebbero rappresentati da 40 consiglieri, mentre il resto della regione dai 30 eletti nei singoli distretti. In questo modo ogni angolo del Lazio avrà costantemente un consigliere regionale e si potrà intraprendere un cammino più omogeneo per lo sviluppo del territorio. Quanto alle persone attualmente occupate nelle Province, esse andranno tutelate e retribuite fino alla pensione senza provvedere alla loro sostituzione. Del resto, si tratta di risorse umane utilizzabili anche in ambito regionale o meglio ancora nei singoli comuni.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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