venerdì 4 agosto 2017

L’esilio della Biosì Sora a Frosinone è una sconfitta per tutti (di A. Salines)

L’ANALISI - Strutture sportive inadeguate: la Ciociaria continua a pagare un prezzo troppo salato. L’esilio della Biosì Sora a Frosinone è una sconfitta per tutti. Il futuro passa per l’impianto di proprietà.

La sconfitta di tutti. La sconfitta dello sport ciociaro che continua a pagare un prezzo troppo salato alla carenza ed all’inadeguatezza degli impianti. Soprattutto la sconfitta di una provincia incapace di garantire infrastrutture che possano favorire la crescita e lo sviluppo in ogni settore. L’esilio forzato della Biosì Sora al palasport di Frosinone dovrebbe far riflettere al di là delle polemiche politiche e personali. E’ umiliante certificare che la principale società di volley della Ciociaria ed una delle più importanti del Lazio non abbia una casa nella propria città e per giocare nel massimo campionato italiano debba chiedere asilo a 30 chilometri di distanza.

QUANDO L’AMBIZIONE DIVENTA UNA COLPA
La sconfitta più amara è quella della società bianconera che senza aver colpe se non quella di coltivare ambizioni dovrà traslocare a Frosinone con un danno economico e d’immagine notevole. E’ inutile negarlo, la Biosì perderà un po’ della sua identità e chissà quanti tifosi. Sacrifici ed investimenti messi a rischio. La solidità del club sorano è a prova di bomba, altre società avrebbero gettato la spugna, ma è chiaro che la mazzata è stata forte. Assorbito il colpo la dirigenza e la proprietà del club dovranno effettuare le loro valutazioni. Il futuro non può passare che da un impianto di proprietà considerando l’inaffidabilità della politica e le poche risorse pubbliche a disposizione. Frosinone calcio docet.

LE RESPONSABILITA’ DELL’AMMINISTRAZIONE
Perde la città di Sora che non ha avuto la forza ed il coraggio di difendere l’unica realtà sportiva di alto livello rimasta. Un autentico gioiello in una terra che da anni vive una forte crisi. Per Sora la Biosì doveva essere un vanto, un punto di ripartenza ed invece ad oggi è solo un rimpianto. Un grande rimpianto.

L’Amministrazione comunale ha brillato per scarsa chiarezza e mancanza di programmazione. Da un anno si sapeva che il Palapolsinelli doveva essere ampliato (2.400 i posti a sedere obbligatori) per rispettare gli standard imposti dalla Lega. Una situazione quindi che poteva essere affrontata per tempo ed invece si è arrivati sull’orlo del precipizio senza una soluzione. Ed il tonfo è stato inevitabile. Non c’è stato dialogo tra la Biosì ed il Comune: hanno prevalso altre logiche. A questo punto sarebbe stato più corretto che in tempi non sospetti l’Amministrazione avesse detto chiaro e tondo di non avere fondi per i lavori come fece ad esempio il sindaco di Sassuolo dopo la promozione in serie A di calcio dei neroverdi.

SE SORA PIANGE, FROSINONE NON PUO’ RIDERE
Perde anche Frosinone malgrado le apparenze. Il capoluogo ritrova una squadra di primissimo piano in uno sport indoor importante come il volley e ridà vita al suo palasport ma c’è poco da gioire. Frosinone si conferma incapace di andare oltre il calcio. Senza l’esilio della Biosì il PalaCasaleno sarebbe rimasto ancora una volta una cattedrale nel deserto. Una città che non riesce ad imporsi in altre discipline. L’IHF nella pallavolo femminile poteva rappresentare una svolta. Malgrado l’arrivo a Frosinone di campionesse come Veronica Angeloni e Simona Gioli l’occasione non è stata colta e l’esperienza delle ‘pantere’ frusinate è durata un batter di ciglio. Servirebbe quindi un cambio di rotta e di cultura sportiva. Non c’è solo il calcio.

C’ERANO UNA VOLTA IL CONI E LE SUE FEDERAZIONI
Infine è la sconfitta del sistema-sport. Il ridimensionamento a livello locale delle federazioni e del Coni ha penalizzato l’intero movimento. Non ci sono più punti di riferimento per le società e le istituzioni. Insomma manca l’ente terzo che possa mediare. Fungere da raccordo. La figura del fiduciario non basta e spesso è solo di rappresentanza. Il Comitato provinciale del Coni fin quando è esistito ha svolto un ruolo centrale nei rapporti tra il mondo dello sport e la politica. Teneva le fila con gli organismi nazionali ed avvicinava il Credito Sportivo alle amministrazioni locali che così potevano reperire risorse per costruire o ristrutturare le strutture. La scure della spending review non ha risparmiato nessuno e così anche lo sport ha dovuto subire tagli dolorosi. La sconfitta di tutti.

Autore: Alessandro SALINES (Giornalista in zona Cesarini)
Fonte: AlessioPorcu.it

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