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Maurizio D’Andria: “Proposte di interventi di modifica del PUCG”

Il progetto di PUCG presentato in sede comunale ha inteso riguardare la sola indicazione delle aree di nuova edificazione privata senza che siano state indicate ed organizzate le esigenze pubbliche e collettive che una città moderna o che tale vuole diventare, orientata al soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini presenti e futuri, deve opportunamente tener ben presente già in fase di progettazione se non vuole diventare “vecchia” e “brutta” già su carta, come ci ricordano alcune brutte città del sud Italia distrutte e saccheggiate dalla speculazione edilizia. Immaginiamoci perciò Sora come  diventerà brutta davvero una volta che verrà stravolta da tutto il cemento ipotizzato, che “chiude anche il naso” (Adriano Celentano), senza la realizzazione di nuovi spazi verdi attrezzati e senza più spazi aperti. Nell’ipotesi peggiore, avremo solo costi di congestione urbana (peggioramento della qualità della vita) e di bilancio (tasse) che ricadranno prevalentemente sui residenti sorani.  Ritengo invece indispensabile che il nuovo PUCG debba (necessariamente) anche riguardare la progettazione dello  sviluppo armonico della città, che vada cioè a prevedere ed organizzare non solo la crescita urbanistica intesa come cubatura edificabile della città bensì la “qualità della città futura” intesa questa come l’insieme delle componenti di viabilità, di valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente (centro storico), di valorizzazione dei centri periferici (servizi alla popolazione residente), di edilizia pubblica a scopo sociale (es. piazze, verde pubblico, piste ciclabili, aree pedonali, …), di valorizzazione delle aree agricole (vincoli per la promozione delle cooperative legate al lavoro della terra) e di non consumo ulteriore del territorio (bene limitato e non recuperabile in futuro).

I dati di partenza presentati dai progettisti del PUCG hanno mostrato sostanzialmente che a Sora :

  • non vi sarebbe nessuna necessità di alienare ulteriore territorio a favore ad esempio di edifici ad uso abitativo. La popolazione sorana infatti, da dieci anni, mostra un trend “piatto” cioè, di costanza di residenti intorno a 26.500 abitanti.
  • Il patrimonio immobiliare presente è soprabbondante, costituito per un 50% da seconde case “sfitte” presumibilmente costruite per i propri figli che invece sono (e saranno) costretti ad emigrare da Sora per motivi di lavoro e che dunque, mai occuperanno. Inoltre Sora ha un ingente patrimonio immobiliare presente nel centro storico (canceglie, pianello) in stato di quasi totale abbandono  e progressivo decadimento strutturale il cui recupero invece (privato e pubblico) oltre che essere una necessità, rappresenterebbe un plus valore immobiliare di non poco conto. Si guardi ad esempio alle belle abitazioni vicine alla cattedrale di S. Maria e di Canceglie ben recuperate e di  nuovo abitate e alla crescita del loro valore immobiliare.
  • In questa occasione non si è parlato dei cosiddetti “contratti di quartiere” (9 milioni di euro per la riqualificazione del centro storico), ne si è parlato del PUCG in sinergia  con i programmi PRUSTT in essere. Invece, tali sinergie sono indispensabili e vanno ricercate già in sede di proposta del nuovo PUCG. Dunque, serve una integrazione documentale e di discussione.
  • I dati presentati mostrano una Sora a cementificazione irregolare e spesso abusiva delle aree agricole che dovrebbero essere salvaguardate/vincolate per essere destinate alla loro “naturale” destinazione. Sora meno di un secolo fa, si chiamava appunto “Sora di Campagna” e non a caso. Chi fa della “soranità” un fattore discriminante della propria identità culturale non dovrebbe oggi dimenticarsi che le opportunità di sviluppo economico e demografico della città sono ancora legate, oggi più di ieri, al fattore “terra” e alla sua moderna organizzazione produttiva e non già alla costruzione di mega centri commerciali (milioni di metri cubi di cemento armato) di cui non si riesce a terminare l’edificazione e soprattutto a vederne l’operatività economica – produttiva. Emblematico in questo caso è l’esempio del centro commerciale “Serapide”, edificato su una area archeologica importantissima (anche ai fini turistici) di cui abbiamo perso ogni possibilità di valorizzazione. E di aree archeologiche di valore Sora ne ha molte. Zona “Tombe” ad esempio, sappiamo che deve il proprio nome all’esistenza di tali reperti. Zona nord di Sora, pure sappiamo dell’esistenza di altre insorgenze archeologiche importanti. Queste aree dunque vanno censite e salvaguardate nel PUCG per assicurare un futuro sviluppo culturale e turistico della città. La presenza del fiume Liri e di affluenti pone poi la questione di una sempre probabile tracimazione delle acque in zone abitate.  Zona “Pantano” sta ad indicare l’esigenza del fiume Liri e Fibreno di esondare in quell’area (vedasi i casi di esondazione in zona Carnello e danni subiti, tanto da richiedere non molto tempo fa, lo stato di calamità naturale da parte del Comune stesso). Pontrinio potrebbe avere lo stesso significato. Sappiamo poi che l’edificazione e l’apertura di nuovi centri commerciali porterà ad una inevitabile chiusura di molte attività commerciali a conduzione familiare. Non che questo significhi che noi siamo “contro la modernità e lo sviluppo”, tutt’altro. Solo che abbiamo ben presente i rischi e le opportunità soprattutto in termini di consumo del territorio.

SUGGERIMENTI D’INTERVENTO CORRETTIVO

Così a titolo di esempio di buona pratica di conservazione del territorio, voglio ricordare due casi “premianti” a mio avviso da imitare. Mi riferisco alla decisione della Provincia di Torino di non concedere la trasformazione di un’area di 16 ettari da terreni agricoli ad area commerciale per l’insediamento di un nuovo punto vendita della multinazionale Ikea nel Comune di La Loggia. E poi uno della Regione Piemonte. Il nuovo Piano Territoriale Regionale recita all’articolo 31 alcune precise norme sul contenimento del consumo di suolo tra cui (al comma 9) “la pianificazione locale, al fine di contenere il consumo di suolo rispetta le seguenti direttive: i nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali possono prevedersi solo quando sia dimostrata l’inesistenza di alternative di riuso e di riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. In particolare è da dimostrarsi l’effettiva domanda previa valutazione del patrimonio edilizio esistente non utilizzato, di quello sotto-utilizzato e di quello da recuperare …”. In questo perciò si evidenzia la necessità di valorizzare l’enorme patrimonio edilizio esistente ed attualmente vuoto, sfitto, non utilizzato e stimolarne il recupero anziché consentire/favorire nuove espansioni e, dunque, nuovo consumo di suoli fertili e terreni liberi. Filosofia e pratica che bisognerebbe quantomeno tener presente nella nuova redazione del Piano anche per Sora.

  1. Il PUCG deve  tener conto dei vincoli già stabiliti (es.  Piano Territoriale Provinciale Generale, autorità di bacino, zone verdi), in particolare quelli posti sulla riva sinistra del torrente Lacerno, zona Madonna del Divino Amore, come da precedente PUCG vigente,  per  ribadirli affinchè Sora consegui un profilo “organizzato e sostenibile”. E’ indispensabile che i vecchi vincoli di destinazione dei terreni vengano confermati ora per scoraggiare ogni ulteriore abusivismo edilizio. Così si contesta l’allontanamento delle due aree verdi già previste lungo via Sferracavallo, dal centro verso l’esterno.
  2. I due interventi previsti di edificazione “strategica” indicati uno sui via Barca S. Domenico e l’altro in zona Pantano (aree colore blu nella nostra proposta) vanno a consumare territorio fertile da conservare assolutamente, mentre tali interventi potrebbero trovare una migliore collocazione presso le aree dove troviamo gli ex complessi industriali dismessi, di consistente superficie, quali ad esempio l’area TOMASSI, l’area BASSETTI, l’area IMAR ed altri. Lo stesso dicasi per la costruzione ancora inutilizzata del centro commerciale “Serapide”. Riteniamo che anche quest’area debba essere completamente recuperata prima di poter procedere ad una nuova edificazione /cementificazione di nuovo territorio da destinarsi magari ad uso commerciale. Riteniamo che bisogna dare assoluta priorità al recupero di detti siti, prima di ogni altra ulteriore cementificazione “similare”. Nel contesto di un recupero edilizio già esistente e nella buona pratica di NON CONSUMO DEL TERRITORIO FERTILE, si ritiene perciò indispensabile che le due aree “strategiche” indicate nella bozza di PUCG vengano a coincidere con due delle aree già edificate ad uso industriale ora in disuso, facilmente trasformabili e/o adattabili ai nuovi usi che si vogliono assegnare a queste nuove aree “strategiche”. Tanto più che la vicinanza delle due nuove aree “strategiche” alla Cartiera del Sole, cioè ad un complesso industriale altamente inquinante come esso è oggi causa i volumi di fumi e polveri prodotte dalla turbogas (ricordiamo cosa è successo in quell’area nell’occasione della eccezionale nevicata di febbraio scorso, che anzichè neve a visto pioggia nel raggio di 2 km dalla cartiera stessa), potrebbe scoraggiare l’insediamento imprenditoriale in loco ed inficiare ogni possibilità di effettiva utilizzazione  e “abitabilità” delle nuove edificazioni, siano esse di natura commerciale che di servizi. Si rende perciò di fondamentale importanza aggiornare la proposta avanzata di PUCG, affiancando a questo un “inventario / censimento” delle aree industriali dismesse e in disuso, già presenti nel territorio comunale. Solo dopo il recupero di tali aree ex industriali sarà possibile eventualmente andare a consumare nuovo territorio. Dunque, suggeriamo di non edificare nelle due aree “strategiche” indicate, una in zona Barca S. Domenico e l’altra in zona Pantano,  perchè sottraggono territorio fertile alla città, al cui posto si possono recuperare le aree prima dette.
  3. Nell’ottica invece di una  “maggiore vivibilità” della città e delle periferie, riteniamo indispensabile che le due aree “verdi” indicate in PUCG, una adiacente via Pietra S.Maria e l’altra in zona Carpine, vengano collegate tra loro da una continua area verde (quindi massima estensione) e che queste si traducano immediatamente in un unico grande parco cittadino attrezzato dando effettivamente luogo alla realizzazione di un “parco fluviale”  alberato (bosco), arredato di panchine, giochi e di pista ciclabile che dal ponte di via Cattaneo arrivi al parco di S. Domenico, mentre è da scongiurare ogni improbabile ipotesi di “solo accesso al fiume” come da prima proposta avanzata. I redattori del PUCG presentato  hanno suggerito esplicitamente l’uso della “contrattazione” tra pubblico/privato come metodo di recupero di importati risorse finanziarie per il finanziamento delle casse comunali. Scambio che dovrebbe avvenire tra concessioni edilizie e risorse finanziarie “compensative”.  Suggeriamo che tali compensazioni vengano preventivamente quantificate già in questa fase e che le risorse finanziarie stimate (in base al costo di realizzo di detti parchi verdi) vengano destinate in via prioritaria alla realizzazione di dette opere pubbliche (parchi, piazze, …).

Detto ciò, in attesa di vedere accolte le nostre indicazioni e suggerimenti nel nuovo PUCG e di ridiscuterne i contenuti, con l’occasione porgiamo distinti saluti.

Maurizio D’Andria

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