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martedì 2 agosto 2016

SOCIALPOLITIK – Antonella Paniccia: “la bellezza è nella luce del cuore”

Riceviamo e pubblichiamo le seguenti considerazioni a firma di Antonella Paniccia.

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Mi capita spesso di imbattermi, navigando su fb, in foto pubblicate da “Sora le fotografie” ed ogni volta gioisco nel riscoprire la bellezza della nostra città, magari solo guardando l’abile esaltazione di alcuni particolari di essa. Bene, sinora mi sono limitata ad un semplice e sbrigativo “mi piace” … oggi vorrei fare di più… E comincio col ringraziare l’autore di queste splendide foto perché sono fermamente convinta che, per cogliere certe sfumature, colori, angoli naturali o storici di Sora, ci voglia non solo occhio addestrato ed attento, ma un animo ben disposto a vederla in positivo, ad apprezzare quanto di bello essa nasconda ad uno sguardo distratto, frettoloso o indifferente. Per cogliere la bellezza ci vuole bellezza interiore, dei sentimenti…Khalil Gibran diceva che “la bellezza è nella luce del cuore”: questo fotografo ci fa un dono, vuole regalare bellezza a chi vive in questa città ma, non sempre, noi sorani siamo disponibili ad accoglierlo. Mi è capitato ieri di leggere alcuni commenti su una foto stupenda di Sora: una foto che mi ha emozionata perché, non solo metteva in primo piano la bella architettura della chiesa di san Bartolomeo, mia parrocchia, ma destava ammirazione soprattutto per la maestria con cui veniva messa in risalto la prospettiva di Corso Volsci. Una foto, scattata tra l’imbrunire e la sera, che le conferiva un aspetto prodigioso, affascinante, quasi un voler “rubare” con uno scatto un pezzetto di anima della storia di Sora antica, quella di cui andar fieri… Così bella da condividere! A chi, però, ha voluto scorgere in essa solo la solitudine di Corso Volsci, mi piacerebbe indirizzare una semplice considerazione: non si può certo negare che la nostra città appaia spesso come un malinconico deserto ma, per questo, ognuno in cuor proprio è invitato ad interrogarsi, ad inserire se stesso nel novero delle responsabilità. Quanti, come me, appartengono all’epoca in cui il Corso Volsci era la stupenda “vetrina” della gioventù sorana, di raffinate signore, del passeggio elegante, delle belle chiacchierate in piazza santa Restituta sotto una delle quattro mitiche palme, sicuramente ricorderanno che, per darsi appuntamento con gli amici bastava un semplice “ci vediamo domani!”: era già un impegno ad incontrarsi lì, alla stessa ora, per vivere con gaia semplicità quei rapporti d’amicizia genuini e sinceri che, nel tempo, acquistano sempre un sapore prezioso e per animare di vivace socialità il nostro paese. Perché oggi non è più così? Dove sono i giovani di Sora? Quali i loro interessi? Quali sono gli stili di vita? Quali, in particolare, le attrattive che vengono “pensate” per far sì che essi tornino a popolare e rendere vive le strade della nostra città, e non solo di notte?

Forse, sarebbe necessaria da parte di tutti – in primis i responsabili del bene pubblico – una attenta riflessione sui tanti aspetti che hanno condotto a quello, definito nei commenti, “scempio” della nostra città: a partire dalle bottiglie di birra che si trovano al mattino abbandonate ad ogni angolo di strada, agli escrementi di cani che si corre il rischio di calpestare salendo le scale che portano al santuario della Madonna delle Grazie, ai muri imbrattati con scritte non certo edificanti, alle macchine guidate con imprudenza e senza rispetto delle regole stradali, alle buche che costellano le nostre strade, alla paura che dilaga ormai anche nel percorrere da soli, in certi orari, le vie della città. Occorre, dunque, recuperare attenzione e cura per l’ambiente cittadino, necessita anche una seria vigilanza della città, a tutte le ore (non solo per elargire multe a chi ferma un attimo la macchina per andare dal fioraio o a messa, dopo aver fatto innumerevoli giri in cerca di un parcheggio inesistente o occupato da tavoli e jazz band). Ciò che urge, soprattutto, è riacquistare i valori del senso civico, senza esclusione di quelli etici e di altri… Se, poi, ciò che si sceglie e si predilige è solo il frastuono, l’ubriacatura dei sensi e l’obnubilamento delle coscienze…beh, allora teniamoci pure la solitudine e il deserto convenendo con quanto, magistralmente, ha scritto il teologo Costantino Di Bruno: “Ma oggi sappiamo che non vi è alcuna educazione morale della coscienza… Nessuna società si potrà mai fondare sulla legge legale, quella fatta dagli uomini…La moralità dura sempre…La legalità dura finché un uomo vuole che duri. Questa differenza va colta, insegnata, vissuta da ogni uomo, sempre, per tutta la sua vita.”

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