8 novembre 2013 redazione@sora24.it
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AGEVOLAZIONI FISCALI DEL SETTORE ASSICURATIVO – FINANZIARIO E PREVIDENZIALE (di Emanuela Gemmiti)

Visto l’approssimarsi della fine dell’anno, ho pensato che potesse essere interessnte approfondire le agevolazioni fiscali del settore assicurativo/finanziario e previdenziale.

Le nuove manovre fiscali hanno creato qualche incomprensione sulla detraibilità e la deducibilità di polizze pensionistiche e fondi pensione. In sostanza è cambiato questo: per le polizze vita, che fino al 2012 potevano essere portate in detrazione per un importo massimo di 1.291 € (2.500.000 lire), dal 2013 vedono un abbassamento del beneficio ad un massimo di 530 € (inizialmente, a settembre, era previsto un ulteriore abbassamento del tetto a 230 € a partire dal 2014, ma è stato eliminato). Vuol dire che a fronte dello stesso pagamento di premio di 1.291 € l’agevolazione passa da 245,29 € (19% di 1.291 €) a 100,7 € (19% di 530 €). Le polizze a capitalizzazione e a rendita che possono usufruire di tale agevolazione sono quelle sottoscritte entro il 31/12/2000. C’è da ricordare che su ogni premio grava un’imposta del 2,5% del premio stesso. Il tetto di detraibilità di 1.291 € rimane invece invariato relativamente ai premi delle polizze per la copertura del rischio di non autosufficienza. Sul fronte previdenza complementare, Fondi Pensione e Piani Individuali Previdenziali nulla è cambiato.

Vediamo di riepilogare in cosa consistono i benefici fiscali legati a questi strumenti. Innanzitutto c’è da ricordare che la previdenza complementare gode di queste forti agevolazioni fiscali in quanto lo Stato deve incentivarla per invogliare gli italiani ad occuparsi di un problema che è e sarà sempre più pesante: l’abbassamento della pensione pubblica, il cosiddetto “primo pilastro” Vi sono 3 tipologie di agevolazioni, una in fase di accumulo, una sulle plusvalenze ed una in fase di erogazione (sia che si tratti di erogazione di rendita o capitale).

  • In fase di accumulo è possibile portare in deduzione gli importi accantonati fino ad un massimo di 5.164 €/anno (10.000.000 lire), vuol dire che un lavoratore con un reddito lordo di 60.000 € versando 5.000 € avrebbe un risparmio fiscale corrispondente alla sua aliquota marginale IRPEF (41%) quindi 2.050 €.
  • Sulle plusvalenze generate viene applicata una tassazione dell’11% e non del 20% come avviene oggi sulla maggior parte dei fondi.
  • In fase di erogazione le prestazioni saranno tassate con un’aliquota massima del 15% per i piani con durata fino a 15 anni, per quelli con durata maggiore è prevista una riduzione di aliquota dello 0,3% per ogni anno di durata fino ad un minimo del 9% (un piano di 32 anni sarà tassato quindi al 9,9%).

Come scrivevo prima questi strumenti nascono per rispondere ad un’esigenza ben specifica, è comunque possibile sfruttare queste agevolazioni fiscali anche da coloro che non sentissero la necessità di una copertura previdenziale.

Riporto un esempio numerico per chiarire meglio il ragionamento. Un lavoratore, o pensionato, di 63 anni con un reddito lordo di 50.000 € ha la possibilità di aderire ad un fondo pensione; ipotizziamo versi 5.000 € all’anno per 5 anni.

tabella

Vuol dire che a fronte di uno sforzo finanziario di 15.500 € suddiviso in 5 anni si genera una plusvalenza netta di 5.750 € che corrisponde ad un rendimento medio annuo del 10,71%! In conclusione: le strette fiscali si fanno sentire; lo Stato ci mette a disposizione comunque strumenti in grado di poter trarre importanti e concreti benefici economici.

Per scrivermi mail@emanuelagemmiti.it
Dott.ssa Emanuela Gemmiti

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