3 novembre 2013 redazione@sora24.it
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Burgo Sora: SLC CGIL esprime parere negativo sull’esito della trattativa con l’azienda

A seguito dell’incontro  tenutosi lo scorso 31 ottobre nello stabilimento Burgo di Sora la SLC CGIL esprime parere negativo sull’esito della trattativa: sono stati infatti sottoscritti due accordi entrambi facenti seguito alla annosa vertenza iniziata lo scorso anno e conclusasi con la bocciatura da parte dei lavoratori dell’ipotesi di accordo raggiunta nel mese di giugno. «Nelle scorse settimane abbiamo temuto che l’azienda avrebbe creato liste di prescrizione in attuazione del suo piano industriale» sostiene il segretario provinciale SLC CGIL Giuseppe Di Pede «in effetti così è stato: tra i lavoratori più duramente colpiti la maggioranza è iscritta CGIL e gli stessi dirigenti sono stati pesantemente toccati dal piano industriale, compreso il sottoscritto che è segretario generale e le due RSU. Va poi considerato che a confluire nella cosiddetta lista di prescrizione è stata gran parte dei dipendenti che non hanno aderito alla novazione, segno che in fondo questa scelta non è volontaria come più volte ribadito dall’azienda.»

Tornando alla trattativa «il primo accordo riguarda la normazione della parte economica prevista e discussa nell’ipotesi di giugno, nello specifico l’introduzione di un premio presenza in sostituzione della vecchia quattordicesima mensilità revocata in quell’accordo, oltre  all’introduzione dei Ticket Restaurant, entrambi diretti a tutti coloro che hanno proceduto o procederanno a sottoscrivere l’atto di novazione. La sottoscrizione di questo accordo da parte della scrivente OS è stata ritenuta cosa dovuta in rispetto alla volontà dei circa trecento lavoratori già aderenti alla novazione» chiarisce il segretario Di Pede.

«Punto di rottura nella trattativa è stata la discussione relativa alla applicazione della CIGO a seguito della discontinuità del lavoro voluta dall’azienda. La Burgo infatti ha presentato un orario di lavoro articolato su dieci giorni di lavoro e quattro di riposo prevedendo una CIGO a zero ore per un cospicuo numero di lavoratori che in questo modo resteranno a casa: è chiaro come questa articolazione faccia pesare l’intero “piano di rientro” dell’azienda su pochi i quali avranno forti ripercussioni economiche» spiega Andrea Gabriele, RSU appena riconfermata.

La scrivente OS ha presentato al tavolo una diversa articolazione della turnazione che avrebbe spalmato su tutti i dipendenti l’incidenza della CIGO: «la proposta consiste nell’articolare il lavoro su otto giorni lavorativi e due di cassa integrazione, distribuendo quest’ultima in modo equo su tutti i dipendenti e non creando lavoratori di serie A e lavoratori di serie B» spiega la RSU Luca Alonzi, il quale aggiunge «in pratica si è proposto un sacrosanto principio di equità e a nostro avviso di giustizia. In più» continua Alonzi «è stata proposta la creazione di un squadra di supporto formata dai dipendenti assunti con contratto di apprendistato i quali con turnazione giornaliera avrebbero potuto non solo avere una adeguata formazione sul campo, ma soprattutto avrebbero coperto le assenze». L’azienda è rimasta sorda davanti a questa proposta «anzi», sostiene Andrea Gabriele «con strafottenza già durante la trattativa ha diffuso i nuovi orari tra i lavoratori, segno che quella in corso era l’ennesima comunicazione senza diritto di replica e non una vera e propria trattativa».

Giuseppe Di Pede, chiarisce che «la sottoscrizione del primo accordo ci è sembrata doverosa perché permetteva un recupero economico per i lavoratori colpiti dalla novazione, il secondo accordo ci è sembrato invece improponibile, soprattutto nei modi usati dalla Burgo che non ha in nessun modo voluto prendere in considerazione un’alternativa che se per l’azienda non avrebbe comportato un aggravio nella gestione di questa fase critica, sicuramente per i lavoratori avrebbe fatto la differenza e probabilmente anche in termini di incidenza sociale avrebbe avuto un peso differente».

«E’ nostra intenzione» continua Di Pede «rivolgerci non solo al Prefetto ma anche alla stessa INPS, affinchè si possa valutare un’alternativa più equa perché riteniamo doverosa una gestione oculata e imparziale delle risorse pubbliche che, ricordiamo, in questo caso sono interamente finanziate dagli stessi lavoratori».

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