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lunedì 12 settembre 2016

«Chi tocca i fili muore». Mike Di Ruscio torna a parlare dell’ascensore nel Torrione Aragonese

Riceviamo e pubblichiamo il seguente testo a firma di Mike Di Ruscio.

«E’ capitato spesso nel dibattito culturale e sociale della nostra città, che determinati argomenti potessero diventare, per molti, tabù, o per rendere meglio l’idea, argomentazioni da evitare, quasi a ricordare un famoso avvertimento posto a ridosso dei cavi dell’alta tensione: “chi tocca i fili muore”. Questo comportamento ha generato nel tempo episodi di omertà vertiginosa, quasi a dover difendere e mantenere posizioni di comodo e che potessero in un futuro tornare sempre utili.

Questa pessima usanza ha generato spaventose prese di posizioni – talvolta contrastanti tra loro – che hanno permesso e dato la possibilità a molti di spadroneggiare senza problemi, e solo per la posizione – diciamo sociale, quella culturale la lasciamo ai posteri – si diventava o si diventa intoccabili, perché appartenenti ad un improbabile quanto immaginario e nostrano “cerchio magico”. Fatta questa premessa, che è diventata quasi doverosa ogniqualvolta si vogliano toccare argomentazioni sensibili, desidero tornare a parlarvi del progetto dell’ascensore nel Torrione Aragonese della Cattedrale e che vede protagonista uno degli ultimi baluardi storici di quello che era il sistema difensivo della città.

Qualche anno fa me ne sono occupato, sollecitando il mondo accademico e politico al fine di poter trovare una soluzione che fosse la meno impattante possibile e che allo stesso tempo restituisse alla città questo prezioso bene. Non ci furono risposte, ma solo – diciamo impropriamente – intimidazioni, che lasciavano intendere molto velatamente: “non è affar tuo”.

Sono da sempre stato convinto che tutto ciò che riguardasse la città, potesse essere e debba essere argomento di ogni singolo cittadini, pertanto declinai l’invito al silenzio e prosegui il percorso. Qualche giorno fa mi è capitato di tornare in Cattedrale e nella bacheca posta di fianco l’ingresso dell’ufficio parrocchiale ho notato affisso il progetto con le varie sezioni e piante dell’eventuale collocazione e realizzazione, che pare imminente.

Giova inoltre ricordare che l’interno del torrione della Cattedrale è stato, nel 2009, oggetto di un restauro finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con decreto ministeriale del 30/03/2006, i cui risultati finali il nuovo intervento andrebbe a vanificare, supponendo che l’installazione di un ascensore comporterebbe la demolizione, parziale o totale, delle volte già restaurate con dispendio di denaro pubblico. Per di più, chi conosce bene l’edificio sacro (pur non frequentandolo quotidianamente quanto coloro che ne lamentano gli attuali disagi) è a conoscenza del fatto che vi è un altro ingresso, all’interno del cortile del Vescovado, il quale potrebbe, più facilmente e con minor spesa, essere reso accessibile anche da quanti non possono autonomamente superare i pochi scalini metallici di cui è dotato.

Oggi credo che una sana e democratica discussione sul tema possa essere ripresa senza indugio e senza polemica. Per questo invito apertamente tutte le forze politiche, sociali e culturali che amministrano la nostra città in seno al consiglio comunale, il Sindaco e l’amministrazione, ma non solo, anche tutti quei cittadini che ritengono opportuno dire la propria. Non si tratta di discutere il progetto in sé e per sé, ma il metodo con cui si vuole, per così dire, abbattere le barriere architettoniche, ritenendo poco consona l’idea dell’ascensore stesso, perché, torno a ripetere, non esiste, come qualcuno ebbe a dire: “e mio e ci faccio ciò che mi pare” ma bensì un bene di tutti».

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