5 febbraio 2014 redazione@sora24.it
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Daniela Alonzi, nostra lettrice, ci scrive in merito all’accoglienza di 25 extracomunitari a Sora: “La mia voce fuori dal coro”

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice, Daniela Alonzi, che si firma così: “Mamma, Laureata, Disoccupata, Crocerossina, ma solo di mio figlio!”

«Ho letto l’articolo relativo all’ingresso del nostro Comune nella rete SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo-Ministero dell’Interno) e la notizia è questa: il mio bisogno di scrivervi non scaturisce dal contenuto dell’articolo, ma dai commenti suscitati dallo stesso… A qualcuno è andato di traverso il boccone perché finalmente il nostro Comune ha deciso di attivarsi al fine di garantire assistenza ad un piccolo gruppo di migranti, a me è venuta la tachicardia leggendo certi interventi!

La premessa è comune a molti: “Non è che sono razzista, ma…”.

In effetti non credo si tratti di razzismo, sarebbe troppo semplice. Io penso, o forse mi auguro che alla base di tanto risentimento/accanimento ci sia l’ignoranza, intesa come scarsa o nulla conoscenza del tema di cui si sta trattando, fedelmente accompagnata da radicati quanto falsi stereotipi e pregiudizi. Di qui una percezione distorta della realtà.

Mi piace pensare che tra i commentatori nessuno sappia che differenza passa tra un migrante economico (volontario) e un migrante forzato.

Chi parla di “clandestini non meglio identificati”, rei di non essere neppure passati per un Ufficio Rifugiati Politici nel proprio Paese (!!!) ha la più pallida idea di chi sia un richiedente asilo? Sa a chi e perché viene concesso lo status di rifugiato? Sa quante e quali ferite invisibili, oltre a quelle fisiche, porta con sé chi E’ COSTRETTO  a fuggire dal proprio Paese non perché è disoccupato e stenta a mantenere la famiglia, ma perché è perseguitato per motivi di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche?

Ma davvero c’è qualcuno che immagina 25 persone in vacanza a Sora, alloggiate  in un hotel a 5 stelle dotato di ogni confort e quasi quasi invidia la loro posizione?! Queste persone rimarrebbero volentieri nel proprio Paese, con le loro famiglie, continuando a svolgere il proprio lavoro (ebbene sì, non si tratta di selvaggi, ma di Persone in molti casi di livello superiore al nostro, da tanti punti di vista) se solo lì non rischiassero la vita.

E’ terribile leggere frasi del tipo: “Che si cuciano la bocca, dove stavano non avevano nemmeno il filo per farlo”.

Ripeto, io mi auguro che sia solo una questione di ignoranza sul tema delle migrazioni, in particolare di quelle forzate. Solo in tal caso, seppur con una certa fatica, riesco a spiegarmi per quale motivo così tanta gente arrivi ad accostare la categoria dei richiedenti asilo a quella dei laureati disoccupati che affollano l’Italia dalla notte dei tempi. Gli italiani che vanno a lavorare all’estero sono mossi da aspirazioni di natura economica, i richiedenti asilo che varcano i nostri confini stanno fuggendo da morte certa, sono disperati.

Piuttosto che fare ipotesi azzardate (900.000 € diviso 25 persone = 36.000 € a persona), come se il finanziamento concesso al nostro Comune fosse destinato alle tasche di queste persone, proviamo ad informarci o semplicemente a riflettere sulla questione: questi soldi verranno spesi per il vitto, l’alloggio e diversi servizi. Ci saranno risorse umane che lavoreranno alla realizzazione del progetto. Evidentemente, la gestione dell’intero sistema avrà una ricaduta economica in positivo, a beneficio del nostro territorio!

Capisco che la disoccupazione generi uno stato di frustrazione notevole, ma guai a perdere il contatto con la realtà, chiusi in rigidi e attempati schemi mentali.

Mi auguro che alla fine, dopo il molto rumore che tanto ci piace fare per nulla, la comunità sorana si dimostri benevolmente accogliente nei confronti di questi nostri nuovi concittadini. Ognuno a suo modo, ognuno con i suoi strumenti.

Concludo citando Hermann Hesse in Siddharta:

“E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.”»

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