23 gennaio 2012 redazione@sora24.it
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Emanuele Serafini: Dallo sfregio al fregio, un sorano a Bologna dal 28 gennaio in “ArteFiera”

Andare dal ferramenta con una utilitaria, trasformata in opera d’arte contemporanea: succede anche questo a Sora. Emanuele Serafini, sorano doc, ha trasformato la sua Dacia in opera d’arte, con una performance dal titolo “Speech about crysis”: è infatti vincitore del concorso: “Con la cultura non si mangia!”, un “contest” rivolto a giovani artisti sui temi: “arte, cibo e sostenibilità”, curato da Nadia Antonello per l’associazione culturale “La Pillola”. Dal 28 gennaio, esporrà il proprio gioiello a Bologna negli eventi di “Artefiera off” durante l’Art White Night, nello splendido scenario del Portico di S. Maria dei Servi in Strada Maggiore. Il concorso, che ha avuto come patria Bologna, ha previsto ben 14 appuntamenti, con altrettante perfomance tra settembre e dicembre scorsi, con la partecipazione di artisti selezionati sull’intero territorio nazionale. Singolare l’ispirazione della performance di Emanuele Serafini. Questo l’itinerario attraversato. La scorsa estate aveva trovato la sua Dacia sfregiata dai soliti ignoti. Questi ultimi avevano inciso “una parolaccia” proprio sullo sportello di guida. Un paio di giorni di rabbia, per l’insulto e il danno ricevuto, hanno maturato in Emanuele Serafini la genialità della proposta d’arte. Nasce così “Speech about crysis”, performance dove ognuno è addirittura invitato a compiere un atto disarmante e solitamente illecito: lo sfregio di un’automobile. Il 12 ottobre infatti -data della sua performance per la partecipazione al concorso- chiavi alla mano, è stato l’artista stesso a chiedere uno sfregio, sul tema “crisi”: ogni visitatore della mostra d’arte, trasformato in protagonista, si è visto presentare da Emanuele Serafini una chiave, con la richiesta e il permesso di sfregiare la sua auto.

Questo modo di gestire ciò che non si approva, uno sfregio sulla propria auto, è stato un invito a riflettere sulla vita sociale, sui nostri comportamenti, su quanto “l’altro” ci interpelli, sul rispetto che gli è dovuto per il solo fatto di esistere. Emanuele stesso ci descrive il suo progetto, risultato poi vincente: “L’auto è il più interessante baluardo della proprietà privata del XX secolo. Uno spazio privato, immerso e mobile in uno spazio pubblico. Tutto ciò che accade di sbagliato alla nostra automobile è considerato alla stregua di una violazione della proprietà privata, uno sfregio, qualcosa di socialmente inadeguato, un comportamento non sostenibile per la collettività. Ed è proprio questo che mi interessa: il comportamento, l’atto che si compie, il nostro essere nel mondo.” Emanuele Serafini è nato a Sora nel 1984, si laurea in Architettura ad Ascolti Piceno e successivamente in Arti Visive, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ora gira per Sora e dintorni con la sua “Dacia”, che uno dei “visitatori-attori” della sua performance, ha rinominato con un graffio: “Au-dacia”, una macchina vincente, trasformata in opera d’arte, testimone di come una “ferita” può trasformarsi in “feritoia”, una via d’uscita intelligente ed uno sguardo per una proposta di relazione umana sostenibile. Un modo insolito e originalissimo di fare arte, in una catarsi comunicativa ed efficace per il nostro tempo, accartocciato fra le lamiere e il cielo.

Gianni Fabrizio

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