17 luglio 2011 redazione@sora24.it
LETTO 189 VOLTE

Filarete: “A proposito del debito So(v)rano – riflessioni”

Il patto di stabilità sottoscritto diversi anni fà dai paesi di Eurolandia si è dimostrato puntuale nelle aspettative ma altrettanto devastante negli effetti collaterali. Ha occupato i responsabili della politica economica Europea degli ultimi 10 anni nell’unico compito di controllare il tasso di inflazione, pur essendo  noto che le sue variazioni in aumento erano prodotte da incrementi non controllabili dei prezzi dei beni energetici e mai (purtroppo) spinto al rialzo da incrementi per aumenti della domanda dei beni di consumo, nel qual caso contrastabile con l’aumento dei tassi di interesse. In questo articolo non entro nel merito delle crisi finanziarie, bolle speculative o miopi (bel senso di poco lungimiranti) politiche economiche degli ultimi anni vissute dall’intero sistema occidentale, ma vorrei porre l’attenzione su una tesi della quale difficilmente si parla nei mass-media, ma che ha già prodotto diverse opinioni convergenti e illustri sostenitori. Se per un attimo osservassimo in maniera critica la necessità degli Stati Europei di ostentare equilibrio nei conti pubblici, verrebbe il dubbio che di sovrano (ovvero debito gestito da Stati sovrani) non sia rimasto un bel niente: tutti gli Stati che devono offrire titoli di debito sul mercato sembrano obbligati a render conto in maniera reverenziale ai potenti fondi di investimento (in continua collusione con le stesse agenzie di rating), al pari di come si agisce per qualsiasi società di capitali orientata al profitto che deve render conto agli investitori (banche o soci) del proprio operato. In questo contesto però dimentichiamo un particolare importantissimo, ovvero che gli “osservati” sono intere Nazioni, parliamo di cittadini, persone che appartengono ad un’intera comunità, parliamo di politiche sociali, parliamo di inestimabili ricchezze patrimoniali territoriali e culturali, parliamo di lavoro, produzione di ricchezza e benessere (P.I.L. o B.I.L. che si voglia, del quale magari discuteremo in un’altra occasione), parliamo degli stessi cittadini che con la propria marginalità al risparmio forniscono i mezzi (capitali) ai grandi gestori del risparmio. Il rapporto Stati/grandi investitori si è praticamente sbilanciato verso questi ultimi, i quali attualmente, decidono come e quando uno Stato (per esempio Grecia) debba andare in default, calpestando vita e diritti di migliaia di cittadini, nulla potendo gli Stati contro questo strapotere. Ma perchè si è verificato questo stravolgimento? La tesi che si sta consolidando (e vi assicuro che esiste bibliografia molto vasta sull’argomento) ritiene che lo sbilanciamento sia nato nel momento in cui venne cancellata la proporzionalità (al netto delle politiche inflazionistiche) tra le riserve auree che ogni Stato deve detenere e la quantità di moneta circolante. La scelta di cancellare il cambio teorico oro/moneta ha invertito i rapporti di forza in campo, in origine lo Stato in posizione dominante deteneva riserve auree al teorico cambio con la carta moneta, gestendone la massa, l’espansione e la distribuzione anche attraverso l’emissione di titoli pubblici (un po’ meno l’equa e giusta redistribuzione), oggi al contrario sono i detentori della carta moneta uniti in cartelli a controllare gli Stati che utilizzano (spesso abusano) il debito pubblico per finanziarsi, concedendo credito a piacimento e decidendo il futuro di intere Nazioni, ponendo quindi un freno allo sviluppo ora dello Stato x, domani dello Stato y, speculando oggi sullo Stato z favorendone il default. E’ una tesi interessante, mi piacerebbe condividere opinioni, aprire un confronto di idee, probabilmente sarà anche un tema che tratteremo nel programma del festival dell’economia di Sora 2011. Intendiamoci, la spesa pubblica selvaggia ha fatto tanti danni, per questo penso che l’efficienza della spesa debba essere dogma anche per gli Stati, penso che la spesa sociale e la redistribuzione del reddito siano un obbligo inderogabile per tutti i governi, penso che sia altrettanto fondamentale combattere la corruzione (Il Prof. Baldassarri, ex ministro, sostiene e dimostra in uno studio che circa 500.000 persone in Italia detengono il potere di gestire a piacimento la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi, e con essa tutti i rivoli correlati, leggasi scambio di voti) e che sia giunto il momento di fare delle coraggiose scelte di politica economica, primo fra tutti riaffermare la sovranità dello Stato e dei cittadini che lo compongono.

La questione deve essere chiara e le scelte altrettanto comprensibili, se default ci deve essere per uno Stato membro, non necessariamente questo deve avvenire in maniera incontrollata e casuale, se intendiamo mettere un freno allo strapotere dei fondi di investimento sosteniamo la creazione di titoli pubblici europei certamente più forti contro gli attacchi dalla speculazione (non ha senso continuare ad emettere titoli di debito per ogni singolo Stato quando siamo da oltre 10 anni in una moneta unica), se pensiamo che la nostra competitività sia frenata dal nostro principale concorrente (Germania) attraverso l’imposizione di tempi brevissimi per raggiungere parametri di stabilità volutamente lunari, sosteniamo politiche comuni per rivedere questi parametri, ciò a significare che per tutti è giunto il periodo delle scelte, anche per noi semplici cittadini, mobilitandoci ed investendo parte del nostro tempo e delle nostre risorse per difendere e rivendicare il nostro pensiero nel contesto socio economico. La miglior virtù al momento deve essere la capacità di ridiscutere la situazione attuale, essendo imperfetti ed avendo spesso la percezione faziosa degli eventi, i nostri governanti devono avere il coraggio di rivedere le posizioni preesistenti, accettandone i cambiamenti quando queste non funzionano (K. Popper,) è necessario, specialmente per noi italiani, che sia accettato e radicato il concetto che la spesa pubblica deve essere mirata, strategica ed efficiente, e che ci sia al più presto una riforma fiscale giusta ed equa (Mario Monti, F.T.), soprattutto è necessaria una comune, seria e convinta politica economica Europea, (G. Soros, citato non come economista ma come esperto in materia di speculazione su sistemi monetari….c’è da credergli) rigettando singole voci che, per definizione, fanno gli interessi di una sola parte, togliendo in tal senso terreno fertile ai vari movimenti populistici e regionalistici che vanno riscuotendo sempre di più l’interesse del cittadino, ormai disilluso dall’attuale condizione dell’originaria ed illuminata idea che ebbero i Padri Fondatori dell’Unione Europea.

 Associazione Culturale Filarete – Responsabile Economico Dott. Mario Ottaviani

Commenti

wpDiscuz
Menu