28 giugno 2013 redazione@sora24.it
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Le pallonate in Piazza Santa Restituta ed i pochi spazi per far “scaricare” i ragazzi

Stamane ho ricevuto una lettera nella quale un cittadino di mezza età ha espresso il suo disappunto per il fatto che alcune piazze del centro storico alla sera si trasformano in campi da calcio. I giovani che giocano, a suo dire, sono volgari ed arroganti. Il pallone impatta sovente sulle autovetture in sosta e talvolta finisce anche tra i tavoli dei bar. I bambini più piccoli che scorrazzano per le piazze rischiano di essere centrati da qualche “sciabolata”, per dirla alla Piccinini. In tutto ciò, nessuno dice niente. Controlli zero e cittadini costretti ad evitare la piazza per non rovinarsi la serata.

Ad onor del vero devo ammettere che la cosa ha dato e dà fastidio anche a me. Ricordo che una sera urlai come un forsennato dopo aver visto alcuni ragazzi prendere a pallonate il portale della chiesa di S.Restituta, una delle pochissime testimonianze storiche che ci resta e che se non erro vanta la bellezza di 800 anni di età.

Al tempo stesso, però, ricordo i miei vent’anni e l’impetuosa quantità energia che avevo in corpo e che in qualche modo dovevo spendere, proprio come i ragazzi di oggi. Alla loro età è difficile controllarsi, perché sono nel pieno delle loro forze. Lo si vede dalla veemenza con cui calciano il pallone, incuranti del fatto che nei bar e a passeggio ci siano anche bambini, anziani, o semplicemente altri ragazzi come loro. Questa energia, tuttavia, non deve essere soppressa bensì valorizzata.

Cosa fare? Dare loro delle opportunità pubbliche per sfiancarsi. Ad esempio, aprire la pista d’atletica dello Stadio Panico anche nelle ore serali. Oppure incentivare la realizzazione di qualche campo da calcio o da calcetto pubblico, prenotabile gratuitamente o con cifra simbolica in Comune, proprio come si faceva una volta per quelli da tennis. Non tutti difatti hanno 5/7/10 euro da spendere per un’ora di calcetto. E non è neanche giusto che chi non ha i soldi non abbia il diritto di giocare.

Io sono cresciuto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 nella zona della cooperative a San Giuliano. Ognuna di esse aveva il suo campetto. Si organizzavano tornei rionali con tanto di coppa finale, tutto gratis. Le partite a volte duravano anche sette/otto ore. E che festa quando potevo andare a giocare a Villa Angelina, dove per 4 mila lire (2 euro…) si poteva restare in campo anche più di un’ora. Giocando al buio, perché Giovanni dopo 59 minuti e 59 secondi spegneva le luci.

Ho giocato anche negli impianti privati, non v’è dubbio. Ma al massimo una volta ogni due settimane, perché quello era il budget a disposizione. In ogni caso la voglia di andare a tirare pallonate in piazza non mi è mai passata neanche per l’anticamera del cervello, neanche nelle famose partite della notte dei Tamburi. Perché avevo tanto spazio per giocare e sfogarmi, ero sazio.

Sorge quindi una domanda finale: che opportunità dà Sora ai suoi ragazzi per scaricarsi?

Lorenzo Mascolo – Sora24

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