martedì 28 luglio 2015 redazione@sora24.it

«Non lasciamoci andare!». Appello ad una Sora scoraggiata come non mai

Alle reazioni vigorose dei Sorani in tema di sanità, acqua e altro, dopo l’ennesima illusione e delusione, l’impossibilità di iscrivere la squadra della città al campionato di competenza, a Sora sta subentrando lo scoramento, una sorta di accidia civile che è palpabile nei discorsi nei bar e nei gruppi che cercano un minimo di refrigerio nella villa. L’immagine di Sora come è ridotta lo ha dato la giornata di domenica, con le strade del centro vuote, i locali di intrattenimento deserti, la gente scoraggiata di fronte alla selva di divieti di accesso che partivano addirittura dal piazzale dell’arco di San Rocco per cui si dirigevano fuori della zona interdetta.

Credo che questo è il momento di non lasciarsi andare, questo è il momento non dei processi come tenta di fare qualcuno, ma di fare uno sforzo collettivo e partendo dal poco su cui possiamo contare progettare come vogliamo sia SORA DOMANI e con unità di intenti lavorare in questo senso. Per questo obiettivo dimentichiamo le sirene di fuori che tentano di incantarci e poi ci lasciano nel più completo abbandono.

Autoconvochiamo una Assise cittadina che strutturandosi per competenze formuli idee, proponga azioni , individui obiettivi idonei a farci risalire la china. Abbiamo perso il tribunale, abbiamo avuto notevoli ridimensionamenti di organici in altri settori della Pubblica Amministrazione e dei servizi, il mancato turn over all’ospedale, che non riguarda solo un ginecologo (sembra in attesa che riaprano Alatri), un pediatra (che sembra ci lasci con l’autunno), un cardiologo introvabile, ma che sembra riguardi qualche centinaia di persone.

Queste assenze hanno ridotto gli occupati stabili e tutelati di circa 800 unità, che si ripercuotono negativamente sulla moneta circolante e spendibile, vogliamo azzardare una cifra 1.200.000 euro. Se a questa cifra aggiungiamo la rapacità delle tariffe (vedi l’acqua), i balzelli comunali e regionali , le spese che, in carenza di una sanità degna di questo nome, i cittadini debbono affrontare per la tutela della salute, possiamo renderci conto dell’impoverimento della città.

Credo sia ora, senza che questo sia sconfessione a tutti e a nessuno, di prendere in mano la progettualità per il futuro e il coordinamento dei mezzi per ottenere quanto ci spetta come cittadini, coinvolgendo tutto il comprensorio, che qualcuno con un tratto di penna ha destinato, senza consenso dei cittadini, ad avere riferimenti che molti non giudicano vantaggiosi. L’appello è non buttate queste righe, certamente insufficienti, con un gesto di sufficienza, provate a pensare un attimo allo sfascio in cui stiamo e alle possibilità di contare ancora che una città di quasi trentamila abitanti e un comprensorio che li raddoppia possono ancora avere.

Ricordate concordemente:
NO PASERAN NON PRAEVALEBUNT
BASTA VOLERLO E TESTIMONIARLO.

Rodolfo Damiani

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