19 maggio 2012 redazione@sora24.it
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Not in my name (di Valentino Cerrone)

Capaci-Via d’Amelio-Brindisi: un sottile filo rosso, un problema atavico, come i vizi del bel paese del sole, che dalla sua unificazione politico –amministrativa con lo Statuto Albertino fino alla Costituzione del ’48 non è mai stato affrontato con il pugno di ferro che le circostanze richiedevano, in ragione(??) di una presunta legalità, solo formale e mai sostanziale, di facciata per rasserenare la coscienza collettiva. Nel mezzo tanti morti, vite spezzate con un vissuto alle spalle e un futuro interrotto bruscamente. Fedeli servitori di uno Stato che spesso ha fatto finta di non capirli o che in maniera pilatesca ha atteso, temporeggiato inspiegabilmente, per poi di fatto abbandonarli, farli sentire uomini soli; ma anche cittadini comuni che per regalare un futuro migliore e non vergognarsi un giorno di fronte ai propri figli di essere stati a guardare come soldati laici hanno combattuto a mani nude contro quell’antistato che spesso è tracimato in pezzi di Stato.

Nel mezzo zone d’ombra, coni oscuri dove si sono aggirati impunemente coloro che lo Stato erano chiamati a difenderlo e/o rappresentarlo; tra queste due fila di persone si sono annidati, cresciuti e moltiplicati, sfrontati carrieristi, personaggi del malaffare pronti come Caino a sgozzare gli Abele che si fossero frapposti nei loro interessi. Il risultato, un inferno in terra, una Gomorra non solo televisiva nella quale lentamente affonda e riemerge DOPO AVER TOCCATO IL FONDO una Nazione, troppo spesso abituata ad andare su e giù come sulle montagne russe, sperimentando i vichiani corsi e ricorsi storici.

Da quegli anni in cui da bambino guardavo le stragi  cercando di capire il perché non fosse possibile vincere contro i “cattivi”di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, trasportando spesso il ricordo di coloro che per una Nazione migliore sono deceduti; numerose le conferenze, le letture sull’argomento, gli incontri anche con personaggi di spessore come Tano Graso, o la giornata della legalità alle “vele di Scampia”; tante le speranze di implementare un sistema legislativo e giudiziario efficiente e “combattivo”, ma da sempre un tarlo mi distrugge e mi tormenta: perché, non si combatte come se fosse una guerra, chi non rispetta l’essere umano, con le armi adeguate per batterlo e non solo circoscriverlo temporaneamente? Perché in larghi settori si millanta come fosse un assioma la convinzione che la sola diffusione della legalità con i suoi poteri taumaturgici risolva tutto? Perché si dice che la legislazione speciale e la sospensione di garanzie costituzionali sarebbero un danno di immagine per la nostra Nazione e la si lascia invece nelle sabbie mobili affondare INESORABILMENTE e lentamente. “La Mafia è una montagna di merda” diceva Peppino Impastatopurtroppo al suo odore non tutti provano disgusto.

Valentino Cerrone

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