12 dicembre 2014 redazione@sora24.it
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“Per Gilberta preghiera e silenzio”: riflessioni di Antonella Paniccia, sua collega a scuola

Più terribile di così non poteva essere! Quante conclusioni in questi giorni avevamo immaginato, desiderato, sperato, per Gilberta, ma questa no, questa supera ogni umana paura, valica il confine di quanto dolore la mente umana possa contenere. Non voglio sfiorare i particolari di questa storia disumana, troppi ne abbiamo letti e uditi sinora ed ognuno di essi scava profonde vertigini nel nostro animo, nelle nostre sicurezze. Ma davvero, mi chiedo allibita, tutto ciò è accaduto qui? E’ questa “la nostra Sora”? Davvero d’ora in avanti bisognerà temere anche di fare le cose più semplici come una passeggiata immersi nel verde della natura?

Non oso pensarci. Ogni mattina, andando a scuola, ero solita osservare con ammirazione quelle persone che, sportivamente, si dilettavano a percorrere la via che collega San Giuliano Sura a Broccostella alla ricerca di un contatto con la natura, di silenzio, forse per ritemprarsi dopo una settimana di lavoro. In cuor mio anch’io l’avrei desiderato. Ora, ora che la storia di Gilberta si è così drammaticamente conclusa, questa città ha perso lo smalto di tranquilla e ridente cittadina sul Liri ed è svanita tutta l’aurea di cui ogni sorano andava fiero; Sora ha indossato l’abito cupo del dolore e ai nostri occhi appare tristemente insidiosa.

Così, come un turbine, il male si è fatto presente sconvolgendo la nostra serenità, inchiodandoci ad una realtà che si connota come un incubo dal quale non c’è risveglio. E chi avrebbe mai immaginato che il mistero del dolore potesse attraversare in maniera così brutale anche una piccola scuola di periferia sino ad irrompere angosciosamente nella consueta vita scolastica? Stamane, con gli alunni della classe quinta e con i “tuoi ragazzi”, Gilberta, ci siamo riuniti per pregare insieme. Un profondo silenzio aleggiava nell’aula, un dolore composto e muto traspariva dal volto dei ragazzi, qualcuno non riusciva a trattenere il pianto.

Ti abbiamo ricordata e poi, con lo sguardo volto al crocifisso, abbiamo recitato il Salmo 130: “Dal profondo a te grido, Signore, Signore ascolta la mia voce…” Sì, dal profondo del cuore è emersa la supplica che abbiamo voluto innalzare a Dio, come un grido di soccorso affinché Egli Ti accolga fra le Sue braccia misericordiose, Ti doni la pace eterna e soccorra i tuoi familiari nella loro immensa angoscia. Questo è ciò che tutti possiamo, dobbiamo fare: ora è solo tempo di pregare.

Anche se il dolore ci percuote non saranno i commenti “in rete”, bramosi di vendetta, a restituirci Gilberta. Fa male leggerli… Ora, solo silenzio e preghiera: per Gilberta, per i suoi cari, per le giovani generazioni di tante scuole nelle quali Gilberta insegnava. Non è semplice aiutare i ragazzi ad accettare un dramma così grande, a capire che la storia di Cappuccetto Rosso, quella che tutti da piccoli abbiamo ascoltato, non è solo una favola ma è un severo monito: talvolta, il lupo cattivo esiste davvero ed ha sembianze nascoste che lo rendono molto insidioso.

E voi, ragazzi e ragazze, siate prudenti, siate vigili, previdenti. E’ questo il tempo in cui tutti dobbiamo impegnarci: genitori in primis, docenti, istituzioni, la città tutta con un forte messaggio di umanità, di speranza. E tu, Sora, terra che hai dato i natali a fieri ed operosi artigiani, a fervide menti, ad animi sublimi, ora che sei stata così tremendamente colpita, cogli l’attimo doloroso per scrutare realmente ciò che ti circonda, per conoscere ciò che ti manca, per tornare ad insegnare quei valori che, soli, ti hanno colmata di antichi splendori: gli stessi, gli unici che ora potrebbero salvarti e farti risorgere. Affidiamo questo desiderio, questo sogno a Gesù che viene: Maranathà!

Antonella Paniccia

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