26 giugno 2014 redazione@sora24.it
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Perugia, 26/06/94 ore 19:45: vent’anni fa un popolo intero era orgogliosamente in lacrime…

Venti anni fa la giornata più bella della storia per tanti tifosi sorani

L’appuntamento era a Piazza Indipendenza o alla stazione, questo sinceramente non lo ricordo. Ricordo però Augusto e Fabio con fogli e nominativi alla mano che allestivano i bus, 26 o qualcosa del genere. Ce n’era uno molto vecchio sul quale salì la Sez. Litfiba, targato Milano con la sigla “MI” arancione: non mi sembrava in grado di arrivare in Umbria senza problemi.

Passammo per Rieti e fu bello, dopo le Cascate delle Marmore, scendere verso Terni e salutare tanti concittadini, partiti con auto private, fermi per pranzo nelle trattorie. Loro sventolavano bandiere bianconere e salutavano, noi battevamo le mani sui finestrini: fu un momento commovente. Noi, “quelli dei pullman degli Skizzati”, ci fermammo tutti a Terni per un panino, in un piazzale nei pressi della concessionaria Lancia.

Poi la ripartenza, gli incontri ravvicinati con i corallini in superstrada, l’arrivo a Perugia, l’ingresso nella tana dei grifoni, i cori. Della partita ricordo solo il tiro di Coraggio nel primo tempo supplementare: fosse entrato quel pallone forse ci avrebbero tolto la promozione, perché saremmo entrati tutti e 3.000 quanti eravamo in campo. In fine i rigori, che decisi di non guardare. Rimasi col capo chino a pregare per tutto il tempo: credo di aver pronunciato qualche centinaio di Pater Noster in pochi minuti. Era troppo importante quella partita di calcio per la nostra città, non potevamo perderla, bisognava vincerla a tutti i costi, non solo per una questione sportiva.

Il Sora, difatti, quello di Claudio Di Pucchio, era la rivincita di una città a cui nel ‘900 fu scippato tutto, storia compresa. Il Maestro riuscì ad accendere un faro luminosissimo nel buio palcoscenico del Sorano, isolato, ripudiato, discriminato. All’epoca la superstrada per Avezzano e Cassino non c’era, quella per Ferentino terminava a Frosinone, avevamo solo le littorine mentre gli altri si godevano le ferrovie e l’autostrada già da 20/30 anni. Ciononostante, il Maestro Claudio Di Pucchio, Pasquale Luiso ed una squadra fantastica, il Cav. Pasquale Annunziata, Antonio Fiorini, Antonio Frasca, una società fatta di persone appassionate, riuscirono a rovesciare le carte in tavola con un pallone.

Ecco, questo era il significato del grande Sora. La squadra bianconera fu la rivincita di un popolo ferito da una storia ingiusta e che da quel 26 giugno 1994 rialzò la testa. Dopo quel giorno nessuno chiese più: “Sora? Dove si trova?”. Al contrario, tutti sapevano che a Sora c’era una squadra di calcio forte, una tifoseria piena di passione, ma soprattutto che nel cuore dell’Italia centrale c’era una graziosa cittadina attraversata dal Liri, vegliata da una chiesa bianca e incoronata da un castello. 26 Giugno 1994, noi c’eravamo. 26 Giugno 2014: il Sora ci sarà ancora? Chissà… certo, però, sarebbe bello se tutto si risolvesse per il meglio proprio oggi.

httpv://youtu.be/Z-ZQShJOUsY

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