mercoledì 22 marzo 2017 redazione@sora24.it

Scusaci Fabio!

Fabio non era un ragazzo normale, perché prendersi cura di un’altra vita, specialmente se anziana, non è da tutti. E non importa se si tratti di congiunti o estranei: aiutare gli altri è l’unica vocazione che rende le persone speciali.

Una vocazione che dovrebbe valere infinitamente più di dieci lauree e venti raccomandazioni tutte insieme, ma che invece, in questa società infame, non vale niente: qui se hai 40 anni e sei senza lavoro equivali sistematicamente a un fallito, un essere inutile, nonostante nessuno sappia nulla di te. Al contrario, se sei scaltro e ti sai infilare, se sei “ne figlie ‘e ‘ntrocchia”, per dirla alla sorana, sei apprezzato, ammirato, lodato.

Ovvio che questo modo di vedere le cose sia profondamente in contrasto con il nostro desiderio di migliorare il mondo, di vivere in una società onesta, solidale, sensibile, insomma dotata di tutti quei valori sui quali amiamo pontificare, specialmente nelle campagne elettorali, incuranti della presenza di persone che magari credono davvero a quello che stiamo dicendo.

Fabio Vitaliano voleva lavorare, ha cercato un lavoro, ma non l’ha trovato. Si è fidato delle promesse politiche, quindi bisognerebbe chiamarlo povero illuso, vero? Ha provato a trovare lavoro senza essere figlio di, nipote di, amico di, quindi bisognerebbe aumentare la dose: da povero illuso a povero stupido, vero? Nulla di tutto questo: Fabio si è comportato come si comporterebbe l’essere più onesto e puro della Terra, ovvero un bambino: mi serve una cosa? La chiedo, qualcuno mi ascolterà. E invece non lo abbiamo ascoltato.

Riposa in pace e… scusaci!

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