Il giorno del martirio di San Giuliano di Sora

Le sue reliquie vennero scoperte nel 1612 e fatte trasferire nella Chiesa di S. Spirito per volere della Duchessa di Sora, Costanza Sforza di Santa Flora. A seguire, un ulteriore trasferimento in Cattedrale, dove sono tuttora custodite.

Il 27 Gennaio rappresenta una data particolare per la storia di Sora. In questo giorno del 161 d.C., infatti, secondo gli storici avvenne il martirio di Giuliano di Sora, oggi conosciuto come San Giuliano. Nato in una data imprecisata del II secolo in Dalmazia, regione della Croazia situata sulla costa adriatica, Giuliano, secondo le fonti pervenute fino ai giorni nostri, era inizialmente un soldato che in seguito si recò in Italia per predicare il cristianesimo.

I tempi erano quelli dell’imperatore Antonino Pio, a metà del II secolo, cioè nell’età di massima estensione dell’Impero Romano. Riconosciuto come cristiano nelle nostre zone, Giuliano venne imprigionato per volere dell’allora governatore di Sora, Flaviano (o Daciano), il quale lo fece rinchiudere in prigione per sette giorni, senza cibo né acqua, allo scopo di fargli rinnegare la propria fede.

Giuliano non si piegò a tale richiesta, e così il governatore lo fece torturare. Secondo gli storici, le torture vennero interrotte a causa di un fatto clamoroso, ovvero il crollo del tempio di Serapide. A seguire, il 27 Gennaio del 161, Giuliano venne decapitato.

Il culto a lui dedicato risalirebbe proprio alla seconda metà del II secolo d.C. Le reliquie del santo, scoperte nel 1612, vennero trasportate nella Chiesa di S. Spirito, edificata proprio in quegli anni per volere dell’allora Duchessa di Sora, Costanza Sforza di Santa Flora, moglie di Giacomo Boncompagni. Infine, le reliquie vennero nuovamente trasferite, stavolta definitivamente, nella Cattedrale di Sora.