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27 Gennaio 2021: cento anni dalla morte di padre Vitaliano Lilla

Scopriamo insieme, grazie al testo del Prof. Lucio Meglio, la figura di questo padre passionista di origine sorana.

Oggi, 27 gennaio, ricorre il centenario dalla nascita al cielo del passionista sorano Vitaliano Lilla figura primaria dell’opera missionaria passionista nell’America latina. Con la sua lunga vita di missione svolta per oltre cinquanta anni nel Messico di metà Ottocento, il nostro religioso ha vissuto fino in fondo la logica evangelica del chicco di grano descritta da Gesù nel Vangelo di Giovanni (12, 24): “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

Vitaliano Lilla, al secolo Angelo Maria, nasce a Sora il 5 giugno 1840. Nell’adolescenza subisce il fascino della vita passionista entrando a sedici anni nel noviziato di Paliano. Resosi conto della chiamata alla vita missionaria il 25 dicembre 1860 parte alla volta degli Stati Uniti dove terminerà gli studi e sarà ordinato sacerdote. Conoscitore di tre lingue (inglese, francese e spagnolo) il 12 febbraio 1873 viene scelto tra i primi missionari per l’evangelizzazione del Messico dove vi restò per quarant’anni consecutivi, percorrendo la nazione in lungo e in largo. Mirabili furono le sue prediche tra i nativi del luogo, la sua fama crebbe a tal punto che fu chiamato il santo padre d’Italia. Nel 1899 si trasferì per tre anni a Cuba svolgendo la mansione di cappellano militare al seguito dell’esercito americano. Come riconoscenza per i servigi resi gli fu concessa la cittadinanza onoraria statunitense. Nel 1910 lasciò il continente americano e dopo due anni a Damiel in Spagna rientrò, dopo oltre mezzo secolo di assenza, in Italia per morire lontano dai riconoscimenti e dalle lodi nel solitario convento del Monte Argentario.

Missione, condivisione e universalità del Vangelo: sono questi i tratti distintivi della vita di padre Vitaliano ed è così che desideriamo ricordare la sua esperienza di fede. Nel 2015 la città di Sora ha voluto intitolargli la salita che conduce al Convento dei Passionisti di S. Maria degli Angeli in occasione della pubblicazione della sua biografia, tradotta anche in spagnolo, e stessa iniziativa si è svolta anche in Messico a Toluca, città dove fondò il convento passionista.

A cento anni dalla sua morte ricordiamo questa grandiosa figura di missionario che ancora oggi illumina la nostra diocesi e la nostra città come il candelabro che fa luce a tutta la nostra Chiesa, perché la fede si misura dall’amore e dall’esempio di chi ci ha preceduti nell’esercizio della carità silenziosa.

Lucio Meglio

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