Re Ferdinando concede la Costituzione, il Sindaco di Sora chiede il te deum in Cattedrale

Nell'anno della primavera dei popoli, un anticipo della profonda trasformazione politica che avverrà qualche anno dopo.

Il 29 Gennaio 1848 rappresenta in un certo senso una data spartiacque nello scenario politico nazionale ed internazionale, e, come spesso è accaduto in passato, Sora ed il suo territorio si trovarono coinvolti da vicino in tale situazione.

Il contesto temporale era quello del Regno delle Due Sicilie, in quanto il Ducato dei Boncompagni-Ludovisi non esisteva più da oltre cinquant’anni e la città era diventata capoluogo di un ampio distretto in Provincia di Terra di Lavoro, che si estendeva fino a Colli al Volturno, comune dell’odierna in provincia di Isernia distante circa 65 km da Sora, e raggiungibile attraverso la Statale n.627 della Vandra, via principale di collegamento tra la città volsca e l’attuale Molise all’epoca del Regno. Era stata inoltre completata la strada consolare Napoli-Sora e l’era dell’industria della carta, specialmente a Isola del Liri, avviata ad inizio secolo da Gioacchino Murat, stava vivendo i suoi anni più intensi.

Ma torniamo alla data: il 29 Gennaio del 1848, re Ferdinando II di Borbone, a seguito delle violente ribellioni scoppiate in tutto il Regno, specialmente in Sicilia, a sorpresa concesse al popolo una Costituzione. Si trattava del primo sovrano italiano che per così dire si piegava al corso della storia. In quell’anno, infatti, si verificò la cosiddetta “primavera dei popoli” (i moti del ’48), cioè quell’ondata rivoluzionaria contro i regimi assolutisti che investì tutta l’Europa. La gente manifestava in modo violento per avere una vera costituzione, una serie di leggi fondamentali frutto della sovranità popolare.

Nel Distretto di Sora tale concessione di re Ferdinando si festeggiò con fuochi d’artificio, cortei e banchetti. Il sindaco di allora, Francesco Loffredo, chiese proprio il 29 Gennaio all’allora vescovo Giuseppe Montieri, di far cantare un “Te Deum” di ringraziamento. Il vescovo, secondo gli storici ultraconservatore ed esponente del cattolicesimo intransigente, a malincuore e per questioni di ordine pubblico, diede il proprio assenso alla richiesta del primo cittadino ed il canto ebbe luogo in Cattedrale.

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