20 gennaio 2015 redazione@sora24.it
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8 mesi da incubo per una giovane violentata in un casolare. Arrestato 40enne di Sora

Il Commissariato di Sora mette la parola fine ad una brutta storia Era lo scorso mese di maggio quando una giovane donna venne portata con la forza in un casolare abbandonato alla periferia di Sora e qui, dopo botte e spintoni che le provocarono anche la frattura del setto nasale, ridotta all’impotenza e costretta a subire espliciti tentativi di un rapporto sessuale.

La vittima, con grande coraggio, si rivolse subito alla Polizia fornendo una ricostruzione dei fatti e descrivendo l’uomo che l’ha massacrata. Gli agenti del Commissariato P.S. di Sora hanno avviato le indagini muovendosi discretamente tra le persone già note per avere precedenti in materia controllandone ogni spostamento. Il cerchio si stringe. I poliziotti hanno quindi ridotto il campo dei sospettati e la loro attenzione si è concentrata in particolare su un quarantenne della zona corrispondente alla descrizione fornita dalla donna.

I sospetti dovevano essere però confermati ed allora gli investigatori della Polizia di Stato si sono messi alla ricerca di un testimone che, secondo la vittima, avrebbe assistito alla violenza. I poliziotti, che conoscevano bene sia la zona che i suoi frequentatori, sapevano che quel casolare era stato per un certo tempo rifugio di fortuna di un senza tetto straniero, scomparso misteriosamente dopo i fatti.

Gli agenti hanno quindi cercato l’uomo riuscendo a rintracciarlo in una regione del centro Italia convincendolo a testimoniare. L’uomo ha raccontato tutto fornendo una descrizione dell’aggressore corrispondente perfettamente a quella fornita dalla donna. A quel punto non vi erano più dubbi, bisognava solo passare all’azione. Proprio ieri l’epilogo della vicenda: nel pomeriggio, in pieno centro a Sora, gli uomini della Polizia di Stato hanno fatto scattare le manette ai polsi di un quarantenne del posto che dovrà ora rispondere di violenza sessuale, violenza privata e lesioni personali. Per lui si sono aperte le porte del carcere, mentre per la donna si è chiusa una ferita rimasta aperta otto mesi, durante i quali ha sempre collaborato con la Polizia di Stato nella ferma convinzione che la giustizia avrebbe trionfato. Le generalità dell’arrestato non sono state rese note.

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