Agenzie di rating ed Unione europea: tra downgrading ed eurobond, braccio di ferro tra Titani

Ebbene si! è in atto uno scontro tra Golia, nello scenario economico -politico internazionale, da un lato le tre sorelle, Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, dall’altro l’Unione europea, con nello sfondo a impersonare la parte di Davide i cittadini-risparmiatori del mondo che spesso senza saperlo, altre volte senza nessuna arma di difesa subiscono continuamente gli effetti reali delle pagelle di tali influentissime società. Ancora più potenti anche dopo la crisi globale del 2007-2009, immuni ad ogni proposito di riforma e/o contenimento avanzato in campagna elettorale da Obama, le sorelle affilano di nuovo le armi dopo aver fatto naufragare ed affondare la riforma del Congresso USA sui mercati finanziari, per una nuova e dura sfida. Questa volta il competitor è oltreoceano, il gigante dai piedi d’argilla, fragile politicamente ma non certo economicamente, l’Unione europea, che già antecedentemente alla grave crisi causata dai titoli spazzatura, aveva posto in luce come il meccanismo del rating non offrisse in un contesto così globale più garanzie di efficienza ma sopratutto trasparenza, in assenza di un ridisegnamento e riequlibrio dello scenario del rating. Infatti, negli Stati uniti, prosperano numerosi sedi di gestori a livello mondiale dei fondi, che si comportano come fossero padroni delle sorti del globo, determinando e condizionando le economie e i debiti pubblici dell’intero pianeta, semplicemente premendo un tasto su uno schermo. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata, dopo la scelta apripista nei mesi passati di Standar & Poor’s di declassare dapprima il livello di solvibilità della Grecia, addirittura al di sotto dell’Egitto,(che a seguito della crisi del Maghreb è guidata da militari!), la decisione ventilata già nei mesi passati ed ora realtà di declassare anche l’Italia al livello A2. Tuttavia, tale decisione non si sostanzia in una mera provocazione o sollecitazione, posto che un declassamento produce conseguenze anche su altri debiti fragili dell’eurozona, con conseguente effetto domino che mina la sfiducia degli altri paesi. Ma che cosa è il rating e quale è la“mission”delle agenzie di rating? Con il termine rating si indica quel particolare strumento elaborato per misurare e valutare la capacità di solvibilità di un debitore; nacque negli usa per opera di un analista finanziario, Jhon Moody, agli inizi del 1900 come parametro di valutazione per poi tramutarsi anche in elemento essenziale per una ottimale collocazione di un titolo ed e tuttora utilizzato anche dai singoli investitori quale guida nelle scelte di investimento. Con l’integrazione dei mercati finanziari la tecnica del rating è uscita dai confini americani per poi diffondersi anche in Europa e Giappone, soprattutto nella valutazione della solvibilità delle aziende e dell’emissione dei loro titoli di debito. In sostanza in rating è un simbolo, un coefficiente mediante il quale si fotografa il livello di solvibilità di un debitore, ovvero la sua capacità di pagare puntualmente il tasso di interesse e il capitale di una debito o di una categoria di debiti. Pertanto, si sostanzia in un importante strumento sintetico-informativo, che dovrebbe, visti gli eventi americani con i suoi vari crac, essere elaborato da operatori indipendenti, in via consuntiva ed in ottica prospettica . Purtroppo, il sistema di pagelle, mediante attribuzione di sigle di combinazioni di lettere (Aaa) e segni positivi o negativi, ha si contribuito a rendere chiaro anche per l’investitore medio il livello di rischio di un investimento, ma ha anche contribuito a creare molte debolezze e falle nel sistema di mercato: ne è una riprova la circostanza che una delle concause che portarono allo scatenarsi del fenomeno dei mutui subprime che hanno infettato l’economia globale, risiede nel conflitto di interessi tra le agenzie di rating e le società oggetto della loro analisi: invero, la finanza tossica ha beneficiato di un proliferare di voti Aaa, mentre in realtà i titoli così valutati nascondevano mutui altamente rischiosi quali i subprime. Orbene, è in questo scenario che nelle roventi sedute dei mesi scorsi la Commissione di Bruxelles ha lanciato una dirompente e per certi versi provocatoria proposta: quella di chiamare a rispondere legalmente tale organizzazioni in caso di voto errato, in considerazione del fatto che i voti attribuiti, per la interrelazione dei mercati finanziari globali, si concretizzano per i cittadini europei in oneri ulteriori nel rifinanziamento del debito pubblico.
In questo scenario le istituzioni europee sono troppo spesso in ritardo e perennemente spiazzate, incapaci di anti vedere i possibili scenari, ma soprattutto di approntare misure tempestive: invero, dopo aver vinto la riluttanza di una parte dell’establishment della Germania all’ampliamento delle dotazioni del fondo “salva stati”-ESEF- e l’accellerazione sugli eurobond con il proposito di trasformare il fondo in una vera e propria banca, siamo ancora in alto mare. Ma le tre sorelle, alla luce delle critiche sollevate non hanno subito passivamente, rincarando la dose e minacciando un ulteriore taglio ai rating sovrani dei paesi più in difficoltà di eurolandia quali Grecia, Portogallo e Irlanda. I precedenti non fanno intravedere prospettive rosee, visto che la lobby delle tre sorelle( si veda il rapporto del Congresso USA sul conflitto di interessi, (nello specifico la denuncia netta e senza giri di parole sollevata dal Senatore democratico Carl Levin, per sottolineare il distorto e scorretto comportamento utilizzato da uno degli attori più importanti dello scenario finanziario americano, la Goldman Sachs) ha mostrato tutti i suoi muscoli e la sua influenza nel bloccare la partita che si giocava al Congresso americano fortemente motivato e determinato ad eliminare il fenomeno della collusione nel settore degli analisti finanziari. Il braccio di ferro è solo agli inizi, continueranno i coefficienti del rating a svolgere la loro utile funzione di bussola? Da questa risposta dipenderanno anche gli equilibri dei futuri cicli economici.

Valentino Cerrone

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