8 ottobre 2013 redazione@sora24.it
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Al Teatro Comunale di Alvito “Madame Bovary” di G. Flaubert. Grande interpretazione di Ivano Capocciama

La “prima” è andata in scena domenica 29 settembre 2013. Protagonista, interprete, regia di una originale versione di Madame Bovary è stato Ivano Capocciama. Ha subordinato tutto in un monologo dove la recitazione, profondamente soggettiva ma misurata nella comicità e nell’ilarismo, ha trovato validità nella forma, nella struttura e nel movimento scenico. Al cospetto di un manichino stracolmo di vestiti femminili  e veli sensuali agitati, interessato ai valori narrativi interni al romanzo di Flaubert, in modo satirico, identifica  e traduce la realtà contemporanea, quale protesta contro la grettezza del mondo borghese e contro il sentimentalismo degli stimoli romantici.

Ripercorrendo il modello della scuola del realismo, riporta in luce quella difficile idea di verità e bellezza, vagheggiata  e precisata nel suo pensiero. Con musica e canti appropriati Capocciama nel monologo a volte grottesco, ma arricchito di umanità, con sublimazione poetica esprime la verità con autorità e precisione. Impersona Emma Bovary nel suo matrimonio con tutte le aspirazioni di una giovinezza piena di sogni e di desideri romantici, che non riescono, nel piccolo paese di provincia, a trovare appagamento nell’esistenza comune. Da questo stato di insoddisfazione nasce  il tentativo di soddisfare i propri ideali di vita nell’adulterio, come grande passione che colmerà la sua esistenza.

Ma l’uomo, non appena avverte l’esaltazione di lei di voler fuggire dal marito, l’abbandona. Emma cerca ancora l’appagamento delle sue aspirazioni nei vestiti e nell’amore per altri giovani. Si copre di debiti per far fronte alle spese provocate dal suo desiderio di lusso e di bellezza; un mercante vorrà essere pagato, Emma correrà invano ai suoi amanti per chiedere denaro, verrà respinta, si avvenelerà. Nel crollo tragico e disperato: la tragedia amara di una eterna condizione umana, il desiderio di vivere e di realizzare i suoi sogni felici contro la realtà misera e mediocre, che soffoca ogni sentimento e ogni aspirazione. Questa tensione oltre il reale urta contro la resistenza delle cose, contro la meschinità dell’esistenza che non si adegua mai all’immagine sognata: di qui il fallimento di Emma Bovary, assume una tragica ineluttabilità, si avvolge di commossa pietà per il suo destino di piccola provinciale romantica, schiacciata dalla realtà che ha invano cercato di superare. Nella recitazione Ivano Capocciama trova la magia suggestiva tra oggetto e soggetto, mondo esterno e moralità, esempio di amore ed esercizio alla verità. Teatro gremito, molti applausi.

Michele Rosa

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