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Antenna a Mezzano, Rosalia Bono incalza Tersigni: “Non sa accettare critiche al suo operato”

Adesso è chiaro il motivo per il quale il sindaco Tersigni esorta i consiglieri di minoranza ad oltrepassare in maggioranza : perché non sa accettare critiche al suo operato. Dopo il bieco tentativo di screditarmi dal punto di vista delle mie competenze, messo in atto dal sindaco Tersigni e da taluni dei suoi consiglieri, ritengo necessario fare alcune precisazioni. Intanto mi si attribuiscono confusioni che non mi appartengono perché nel mio articolo non ho mai parlato di delibere, non ho parlato di funzioni, non ho parlato di giunta, ma ho semplicemente citato la determinazione mediante la quale è stato concesso il nulla osta alla realizzazione dell’impianto di telefonia mobile sul sito privato a Mezzano.

Ribadisco che le contrade Incoronata, Mezzano e Portella sono pesantemente sottoposte a vincoli paesaggistici, ambientali, idrogeologici, panoramici e su alcuni punti anche di parco. Ai cittadini, gravati da tali vincoli, non è consentito edificare; per minime opere è necessario ricorrere ad impetuose, lunghe e costose procedure di autorizzazione verso enti competenti, con risultati incerti. Da avvocato e da abitante della selva preciso che le cause pendenti per abuso edilizio a Sora sono condensate in maniera principale verso questa zona, considerata da molti come residenziale ma tuttavia scevra da ogni strumento urbanistico.

Pertanto non si capisce come mai in totale silenzio sia passata questa autorizzazione alla realizzazione dell’antenna a Mezzano, che –ricordo- sorge su un sito privato. Adesso sì voglio citare la Delibera del Consiglio comunale n. 72 del 22 12 2005 e la Delibera del Consiglio Comunale n. 36 del 01 03 2006. Con la prima si approvava il regolamento per la localizzazione di impianti radioelettrici e di comunicazione elettronica, che subordina l’ autorizzazione alle esigenze di tutela paesaggistica ambientale. Secondo tale regolamento l’installazione delle antenne va effettuata su siti rispondenti a requisiti tecnici urbanistici situati in aree comunali; al di fuori dei siti pubblici e in assenza di una nuova pianificazione non possono essere installate antenne.

Con la seconda delibera veniva varato il piano di rete e individuati i siti comunali ove fosse consentito l’eventuale installazione. La regolamentazione serviva e SERVE al fine di evitare l’apposizione selvaggia di antenne su suoli privati che pur di speculare economicamente andavano a creare evidenti problemi urbanistici ed estetici. Sulla scorta di tali considerazioni nel corso degli anni la popolazione di Sora ha ottenuto l’abolizione dell’installazione delle antenne edificate sui suoli privati come Colle Marchitto e non invece quelle installate sui siti pubblici come quelli di Tofaro-S. Rosalia e Trecce. E proprio a proposito di questi due siti (Trecce e Tofaro-S. Rosalia) vorrei ricordare a taluni dei consiglieri di questa maggioranza che a torto hanno asserito di non avermi vista impegnata per quelle problematiche come Difensore Civico del comune di Sora a quel tempo.

Amministratori attuali che ora siedono in Giunta possono confermare che si confrontavano con me chiedendo supporto e sostegno, al punto che convocavo riunioni tra uffici tecnici comunali preposti e parte politica dell’allora governo Casinelli con i cittadini residenti di quelle contrade. Tuttavia senza esito non per responsabilità di chi era deputato a governare, il quale, avendo ereditato dalla passata amministrazione Ganino le sopra citate delibere, metteva in esecuzione quanto già disposto in precedenza. Il problema dell’antenna a Mezzano, chiaramente sottovalutato dall’amministrazione Tersigni, poteva andare affrontato solo se tale governo si fosse assunta la responsabilità di un diniego, non essendo il nulla osta atto dovuto e non essendo il ricorso al Presidente della Repubblica atto risolutivo.

E’ora forse il sindaco a confondere le procedure giudiziarie da azionare? Mi consta che, a fronte dell’insussistenza dei requisiti per il rilascio di una autorizzazione, il Comune può apporre il diniego rispetto al quale poi chiunque ritenga leso il proprio diritto ricorre al giudice amministrativo, onde far valere le proprie ragioni. Ragioni che ben potevano essere rappresentate dall’Ente perché, come detto, in circostanze analoghe il risultato era stato positivo, in barba a tutte quelle lobby, come quelle della telefonia mobile, che sovrastano imperturbate. Solo dopo il ricorso al TAR e in caso di esito negativo , il Comune, in ultima istanza, avrebbe poi fatto appello al Presidente della Repubblica per chiedere il ripristino dei diritti violati. Tutto quanto precisato, ribadisco che non accetto lezioni di morale da chi durante l’amministrazione Casinelli coglieva ogni occasione per abbandonare l’aula consiliare pur di vanificare una politica costruttiva per la città.

Avv. Rosalia Bono

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