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“Approssimazione Comunale di Sora”… meritiamo di più

Perseverando nella passività e nel costante addolcimento delle perdite (vedi ortopedia e pediatria), attraverso soluzioni temporanee e di fortuna, la percentuale di risoluzione definitiva dei problemi di Sora non si sposta dallo 0%.

I problemi vanno affrontati di petto, non rimandati. Nel 2002, quando apri la Facoltà di Scienze della Comunicazione a Sora, passai sotto la sede di Palazzo Baronio e scattai una fotografia con la mia “jurassica Creative”.  All’epoca avevamo Flavio Tanzilli alla Camera ed Enzo Di Stefano alla Regione. Fu bello guardare le luci di quell’edificio di nuovo accese, ma già allora ero consapevole di un fatto: conservare l’università a Sora nel tempo sarebbe stato difficile, perché il polo didattico sorano era comunque una sede distaccata dell’ateneo cassinate, esattamente come il tribunale. Si trattava dunque di un “prestito” di Cassino, per essere più espliciti.

Bisognava pertanto mostrarsi combattivi e propositivi da subito, cercando di consolidare la facoltà presente, convincendo la sede centrale dell’ateneo con i numeri. Negli anni ’70 avevamo già perso la Facoltà di Medicina, non potevamo permetterci di fallire ancora. Inoltre quel corso universitario rientrava probabilmente nel progetto della Provincia di Cassino-Sora-Formia o del Lazio Meridionale (do ut des), quindi, politicamente parlando, era molto precario già dalla sua istituzione. Tuttavia c’era e rappresentava un’occasione per noi.

Il Comune di Sora aveva un solo compito da svolgere bene negli anni successivi: attrarre studenti in città, ossia fare numeri. Lo ha fatto? Macché. “Sora politica” si è accontentata, ha considerato concluso il suo impegno con l’inaugurazione del polo e puntualmente ha perso il treno. Sono stati spesi comunque dei soldi, perché tra il Comune di Sora e l’Università di Cassino esiste una “sinergia” consolidata da tempo. Ma a che scopo?

Proprio una settimana fa, nell’ufficio della Preside Prof.ssa Taricone, c’erano due ragazzi ed una ragazza che stavano mostrando la loro tesi alla stessa docente, peraltro gentilissima e squisita con il sottoscritto. Per curiosità ho chiesto ai giovani da dove venissero: la ragazza mi ha risposto «Ferentino», i due ragazzi invece hanno pronunciato la parola «Sardegna» (!). Sapevo già che Sora è solitamente frequentata da studenti pugliesi, molisani, campani che seguono le lezioni a Scienze Infermieristiche oppure a Scienze della Comunicazione, ma non mi era ancora capitato di sentire il nome dell’isola.

Il calo delle iscrizioni inerente al corso concessoci da Cassino, concludendo, è cosa risaputa da anni in Comune, ma la politica sorana non ha fatto mai nulla di concreto per invertire il trend. Impegnarsi davvero per scuola ed università, difatti, comporta l’adozione di scelte coraggiose e lungimiranti: in questo momento storico, ad esempio, l’amministrazione comunale di Sora dovrebbe comprare il Centro Serapide e trasformarlo in un Polo universitario scientifico, tecnologico ed umanistico, capace di accogliere giovani da ogni parte d’Europa grazie ai 110 appartamenti ubicati nelle sue due torri. La città ne trarrebbe giovamento almeno per mezzo secolo.

Una buona percentuale di colpa, nel caso in cui lo svuotamento del polo di Via Napoli verrà confermato, spetterà comunque anche a noi sorani, che non abbiamo mai perso l’occasione per denigrare il corso di laurea in Scienze della Comunicazione con sede a Sora. “La laurea inutile”: quante volte l’abbiamo chiamata così? Certo, lo sanno anche i muri che ingegneria (chi scrive è un umile ingegnere elettrico che ha sudato 7! – sette fattoriale – camicie per il pezzo di carta), chimica, medicina, architettura, economia, fisica, giurisprudenza, matematica, sono facoltà che ti tolgono la salute, mentre Scienze della Comunicazione è un corso per così dire più accessibile.

Ma è anche vero che ogni grande opera inizia da un seme. E noi ne avevamo (o abbiamo ancora, se preferite) due: Scienze della Comunicazione e Scienze Infermieristiche. Da Settembre, forse, ne resterà uno: per non farlo marcire servirà gente capace di amministrare con coraggio e soprattutto lungimiranza. Gente che ora, purtroppo, non abbiamo.

L’attuale “Approssimazione Comunale di Sora”, ad esempio, non ha ancora compreso che bisogna vivere il 2024 nel 2014, ossia governare la città costantemente proiettati dieci anni in avanti. Se lo capisse imparerebbe ad anticipare i tempi e Sora avrebbe a disposizione, in caso di necessità, soluzioni utili per affrontare e risolvere i suoi problemi almeno 70 volte su 100, rapporto più che soddisfacente. Perseverando invece nella passività e nel costante addolcimento delle perdite (vedi ortopedia e pediatria), attraverso soluzioni temporanee e di fortuna, la percentuale di risoluzione definitiva dei problemi non si sposta dallo 0%. Meritiamo di più.

Lorenzo Mascolo – Sora24

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