Asl: Mastrobuono torna a Roma, avanti un altro. E ora che succederà al SS. Trinità?

Ieri il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha praticamente ufficializzato l’addio della Prof.ssa Isabella Mastrobuono, alla Asl di Frosinone. Queste le dichiarazioni del numero uno della Pisana: «Abbiamo deciso di rivedere la governance degli Ircss attualmente amministrati da un Commissario unico e abbiamo scelto di nominare due direttori generali, uno per lo Spallanzani e uno per l’Ifo. Per questo, per guidare l’Istituto nazionale malattie infettive ho richiesto la disponibilità alla dottoressa Isabella Mastrobuono, in considerazione del suo curriculum e della sua esperienza professionale, ricordando anche il suo passato di allieva del professor Guzzanti, padre putativo dell’Istituto. Lo Spallanzani rappresenta per il Lazio e tutta la sanità nazionale un centro di prima eccellenza, dimostrato anche dal contrasto al virus ebola e alla prossima attivazione del più importante reparto di alto contenimento batteriologico in ambito europeo. Ringrazio la dott.ssa Mastrobuono per l’ottimo lavoro che sta svolgendo nella Asl di Frosinone e che continuerà fino alla nomina presso lo Spallanzani. Questo passaggio potrà avvenire dopo la modifica ai Programmi Operativi, raccogliendo anche le indicazioni del Ministero della Salute circa la necessità di mantenere separate le governance degli IRCSS pur con linee comuni di attività così come individuate dai recenti atti aziendali».

Dunque, presto si ripartirà nuovamente da zero con un nuovo o una nuova manager, e quindi con rapporti politici da costruire ex novo per i vari rappresentanti istituzionali del territorio. La prima domanda che sorge è scontata: che ne sarà dell’ospedale SS. Trinità? Riuscirà finalmente ad ottenere i medici di cui ha bisogno o no? Verrà difeso a dovere dall’attuale classe politica, oppure torneremo ancora una volta in piazza a protestare per nuovi tagli al personale ed alla struttura?

Proprio stamane (strano ma vero), in un bar si discuteva della questione. A parte i soliti commenti che oramai vanno in loop con tutti i neuroni spenti, della serie: “Sora se la sono venduta!” e “‘Na uòta era Sora!”, abbiamo captato due frasi che forse delineano maggiormente i due principali pensieri dei cittadini. La prima: “O partecipiamo di più oppure stiamo bene così. Siamo noi che dobbiamo difendere per primi il nostro ospedale!”. La seconda, ovviamente in risposta alla prima: “No no! È il sindaco ed i politici in genere che devono preoccuparsi dell’ospedale, perché sono stati votati per fare anche questo”.

Effettivamente siamo proprio noi a conoscere meglio i problemi dell’ospedale dal punto di vista del cittadino, perché li viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle. Ma al tempo stesso non possiamo negare che tutti i rappresentanti politici della città (alcuni dei quali si defilano sempre sperando inutilmente di non essere notati) dovrebbero mostrare maggiore sensibilità sul problema della sanità rispetto ai cittadini, in quanto sono delegati a rappresentare le istanze dell’intera comunità.

Ragionando a mente fredda si deduce facilmente che è proprio la fusione delle due opinioni a garantire il risultato migliore: un fuoco sommato, e non contrapposto, della parte civica più quella politica, può garantirci ciò di cui abbiamo bisogno. È opportuno, pertanto, non sprecare neanche un minuto e passare subito all’azione. Presto verrà nominato il nuovo manager, che sicuramente incontrerà politici e comitati. Occorre quindi una linea condivisa e comune, ma soprattutto bisognerà mostrare tanta coesione, esattamente come quella della famosa sera di Giugno 2014 quando una indimenticabile fiaccolata con 5.000 persone illuminò le strade di Sora.

 

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