Austria: la “nemica” storica. I Generali nemici

Quarto capitolo commemorativo, a cento anni dalla conclusione del primo conflitto mondiale (1915-18). A cura di Rodolfo Damiani.

Fin dai primi segni di risveglio degli Italiani come cittadini di una sola Nazione e come tali a costituirsi in entità territoriale con proprie leggi, liberi ed indipendenti, contro questa aspirazione si schierò l’Austria-Ungheria come garante del ristabilimento dell’Ancien Regime dopo i rivolgimenti della Rivoluzione Francese e la instaurazione dell’Impero da parte di Napoleone.

Di questo percorso difficile, ricordiamo i caduti, i torturati, gli esiliati, le tristi giornate di Custoza, gli eroismi di Goito, la carneficina di San Martino e Solferino, Garibaldi e la difesa di Roma, Bezzecca e “obbedisco”, il riscatto del Regno delle due Sicilie, fino all’epilogo di questo scontro, che dura di fatto un secolo, con la Guerra 1915-18, con cui il risorgimento e l’unità dell’Italia è compiuta.

L’Imperial-regio esercito austriaco, alla vigilia della guerra, era una forza eterogenea a causa delle tante nazionalità che lo formavano, ma ben addestrato, sufficientemente armato, governato negli aspetti logistici da una burocrazia la cui miopia era proverbiale ma si avvalse di ottimi comandanti, formatosi alla tradizione militare di Radetsky e aggiornati della guerra moderna dai rapporti stretti instaurati con la Prussia.

Tra gli alti ufficiali austriaci si distinsero: ARTHUR ARZ VON STRAUSSENBURG Di nobile famiglia di militari, allo scoppio della guerra fu impiegato sul fronte russo come comandante del corpo d’armata che conquistò Przemyl e Leopoli. Nel 1916 viene incaricato del comando del fronte rumeno, dove ebbe modo di dimostrare ancora la sua sagacia strategica. Nel marzo del 1917 venne chiamato a sostituire il feldmaresciallo Conrad von Hoetzendorf, di cui aveva sposato una figlia, quale capo di stato maggiore dell’esercito austro-ungarico. Le sue doti di stratega e di organizzatore limitarono gli effetti della sconfitta militare e delle divisioni fra gruppi etnici, che portarono al dissolvimento dell’impero.

SVETOZAR BOROEVIC VON BOJNA Di origini croate, possiamo affermare che la maggior parte degli ufficiali austriaci si era formato alla sua scuola, in quanto diresse l’Accademia di Vienna e la Scuola Ufficiali di Kosice. Feldmaresciallo fino all’entrata in guerra dell’Italia comandò la terza armata prima sul fronte russo poi in Galizia. Sul fronte italiano assunse il comando della 5° armata sull’Isonzo. Dopo Caporetto, battaglia in cui mostrò buone doti tattiche, assunse il comando di tutte le truppe imperial-regie schierate dalle Alpi al mare. Elaborò i piani di attacco che nel giugno del 1918, Battaglia del Solstizio, non portarono allo sfondamento della linea del Piave per l’eroica resistenza italiana, che dopo alcune infiltrazioni nemiche sulla sponda destra, reagirono ributtando nel Piave le truppe d’assalto nemiche e addirittura inseguendole fin sull’altra riva con l’eroica sortita del VI e VII reggimento della Guardia di Finanza. Mantenne il comando del fronte veneto fino all’armistizio.

FRANZ CONRAD VON HOETZENDORF Personaggio di grande prestigio, godeva anche di notevole fiducia negli ambienti oltranzisti della capitale, per questo aveva molti nemici, che preferivano limitarne le competenze sul piano esclusivamente militare. Fu tra coloro che spinsero l’impero alla guerra dopo Serajevo, da sempre convinto assertore di una guerra preventiva contro l’Italia, a questo scopo, noi italiani nel 15 ci accorgeremo di prontamenti militari scaglionati in profondità da tempo, fece notevoli lavori logistici e di arresto. Sul fronte orientale sfondò il fronte russo a Tarnow-Gorlice, ebbe parte decisiva nell’elaborazione dei piani che annientarono Serbia, Montenegro e Romania. Nel 1916 la sua strategia nella Battagli degli Altipiani non riuscì a conseguire la vittoria per cui agli inizi del 1917 fu trasferito al comando delle truppe del Tirolo, esonerato anche da questo comando dopo la Battaglia del Solstizio si ritirò a vita privata.

OTTO VON BELOW Di origine prussiana, allo scoppio della guerra, sul fronte russo, alla testa della fanteria prussiana, partecipò alle vittoriose battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri, Al comando della 8° armata nel 1915 combattè in Polonia e Lituania, nel 1916 assunse il comando delle truppe bulgaro-tedesche e subito dopo assunse il comando della 1° armata ad Arras, in Francia. Al comando della 14° armata prussiana nel novembre del 1917 fu l’artefice della nostra sconfitta di Caporetto, dovuta soprattutto ai nuovi concetti di guerra di movimento e impiego dei gruppi d’assalto, a cui i nostri comandi statici nel muovere le truppe e legati ai vecchi concetti di guerra di posizione non poterono contrapporre che l’eroismo di pochi e il sacrificio di molti. La fine della guerra lo colse al comando della 1° e 14° armata in Francia.

Sul fronte della guerra guerreggiata in maggio registriamo : La Romania sconfitta sottoscrive la resa con gli imperi centrali. Il 13 gli italiani conquistano il monte Corno di Villeuse, ma nel corso dell’azione gli alpenjagher catturano gli irredentisti Fabio Filzi e Cesare Battisti. I due eroi sono destinati al martirio. Il 27 , un distaccamento di arditi conquista le Creste dell’Adamello. Sul fronte occidentale , a metà mese, Ludendorff scatena l’ennesimo attacco verso Parigi ,attraversa l’Aisne e dilaga verso la Marna. Ancora una volta Parigi è a portata di mano……

Il 26 di giugno i reparti da caccia dell’Aeronautica perdono uno degli assi più famosi, FLAVIO TORELLO BARACCHINI , con 21 abbattimenti riconosciuti. Mentre effettuava un mitragliamento contro masse nemiche in movimento verso il Montello fu colpito da un proiettile alla schiena , che lo costrinse a terminare la guerra in ospedale.

I film consigliati:
IL CAIMANO DEL PIAVE, Italia 1950, regia Bianchi Giorgio
LA CADUTA DELLE AQUILE, USA 1966, regia Jhon Guillermin
GLI ANNI SPEZZATI, Australia 1981, regia Peter Weir
IL BARONE ROSSO, USA-GERMANIA 2008, regia Nikolai Mullerschon

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