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CRONACA

Bando Museo Sora sarà revisionato. L’Ass. “Mi Riconosci”: «Sollievo, non gioia. Ripristinata decenza»

Il movimento nazionale, che punta ad ottenere dignità ed eque retribuzioni per tutte e tutti i lavoratori e i professionisti del settore Beni Culturali, torna sull'argomento del Direttore scientifico del Museo della Media Valle del Liri.

Esprime sollievo, ma non gioia, l’associazione Mi Riconosci, alla notizia del ritiro del bando per direttore scientifico del Museo Media Valle dei Liri di Sora, che cercava un pensionato laureato in archeologia che lo dirigesse gratis. L’Associazione, che si batte dal 2015 contro sfruttamento e lavoro gratuito nel settore dei beni culturali, ha contribuito a far esplodere il caso rilanciando la denuncia nei suoi canali social seguiti da oltre 45 mila persone. 

«Si tratta di un avvenimento importante» spiega Cecilia de Laurentiis, referente per il Lazio dell’Associazione «perché dimostra che la lotta contro iniquità e sfruttamento paga, soprattutto se partecipata: il lavoro nel comparto culturale è composto da professionalità non sostituibili da appassionati o da hobbisti non retribuiti. E anche il Comune di Sora infine ha dovuto riconoscerlo. Non basta, la cultura ha bisogno di investimenti e pianificazione, e il fatto che Sora abbia reclutato 16 volontari del servizio civile pur non avendo ancora il direttore del museo, è segno che la strada è ancora lunga». 

L’associazione aveva notato da subito come le mansioni previste fossero propriamente professionali (“1. svolgimento delle funzioni di referente scientifico del museo previste dalla vigente normativa regionale e nazionale; 2. Proposizione di azioni di promozione dell’immagine della struttura museale; 3. Collaborazione con gli Enti sovraordinati preposti alla tutela delle attività museali.”) richiedendo infatti la laurea in archeologia o equivalente, mentre erano requisiti preferenziali: “1. provata esperienza in ricerche archeologiche e documentata conoscenza dei sistemi di conservazione dei reperti; 2. incarichi e certificazioni che documentino esperienze maturate nel campo dell’archeologia nonché rapporti di collaborazione con Istituzioni quali Soprintendenze, Università, Musei, etc… per attività di studio, catalogazione, allestimenti museali; 3. studi specifici e/o pubblicazioni scientifiche inerenti argomenti di archeologia”. Dunque, un bando inaccettabile e sconcertante come affermano le attiviste di Mi Riconosci. 

L’associazione sottolinea anche come una molteplicità di soggetti abbiano contribuito a questo risultato, a partire dalla consigliera comunale Manuela Cerqua che ha segnalato il bando, e poi ICOM-International Council of Museums, Confederazione Italiana Archeologi, FP-Cgil e i tanti giornali locali e nazionali che hanno rilanciato la denuncia, oltre alla Soprintendenza di Frosinone e Latina che ha preso parola contro il bando portando il Comune al ritiro. “Speriamo che questa vicenda contribuisca a diffondere una maggiore consapevolezza non solo sul lavoro gratuito, sempre da condannare, ma sul riconoscimento, anche economico, delle professioni del settore dei beni culturali” concludono le attiviste, aggiungendo che monitoreranno gli sviluppi della vicenda ed il nuovo bando.

È quanto emerge in un testo a firma di Cecilia De Laurentiis e Ludovica Piazzi per l’associazione “Mi Riconosci”.