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CRONACA

Bingo in Italia: gli ultimi dati sul settore

Chi non ha mai sperato in un colpo alla fortuna alla lotteria?

Nei giochi ad estrazione non c’è bisogno di essere particolarmente capaci nella memoria o nei calcoli, alla fine il risultato è dovuto tutto al caso. Inutile negarlo, almeno una volta nella vita chiunque ha sperato di vincere qualche milione di Euro e vedere svoltata la propria esistenza. Difficilmente sarebbe possibile arrivare a tanto con una partita al bingo, ma in ogni caso si parla di un gioco ad estrazione che è riuscito a impiantarsi anche in Italia, trovando la formula giusta per convivere con la più tradizionale tombola. Era il ’99 quando si iniziò effettivamente a parlare del bingo nello Stivale. Quella che poteva sembrare un’americanata si è rivelata invece un’idea azzeccata nel settore dell’intrattenimento.

E pensare che il bingo nacque persino per sbaglio in Georgia, dove esisteva già il beano. In giro per il mondo circolano diverse versioni del gioco, che presentano su cartelle e tabellone quantità diverse di numeri, ma paradossalmente quella più diffusa è proprio quella che condivide le stesse caratteristiche della tombola. La differenza sostanziale risiede nei premi e nel fatto che, anche per questioni logistiche, il bingo viene praticato perlopiù in ampi locali, dove i set di numeri devono essere sostituiti di tanto in tanto per i controlli fiscali.

Ad oltre 20 anni di distanza dall’arrivo del bingo in Italia, però, la situazione non sembra più troppo rosea. Il gioco del bingo sviluppato online ha ridimensionato nettamente l’esperienza dal vivo in quanto in molti preferiscono divertirsi più comodamente dal divano, con qualche click sul touchscreen. Il bingo digitale permette infatti di connettersi con sale vere e proprie e sono persone in carne ed ossa ad occuparsi delle estrazioni. Di conseguenza, le meccaniche di una partita non variano, le cartelle vengono acquistate virtualmente e le fasi di gioco emulano di fatto quelle che si riscontrano nelle sale terrestri. Queste ultime, dunque, hanno visto soprattutto negli ultimi anni un netto calo dei propri fatturati.

Oggi sono appena 10.000 gli addetti ai lavori impegnati nelle 189 sale ancora situate sul nostro territorio nazionale. Nel 2017 le sale da bingo italiane erano 208 e già allora si parlava di una flessione. Il bingo contribuisce per meno del 2% alla raccolta totale del gioco legale e un neo legato a questa crisi si individua nel pagamento del canone concessorio, migliaia e migliaia di Euro che gli esercenti devono sborsare anche se la sala è vuota, ovviamente. Fino a qualche anno fa il canone era inferiore ai 3.000 Euro mensili, per poi triplicare nel giro di qualche anno. Nonostante per un periodo il pagamento del canone sia stato anche bloccato dal Governo per evitare la chiusura delle sale, la situazione non si è risollevata.

La politica deve intervenire anche sul bingo, quindi. Almeno un terzo delle sale potrebbe essere costretto a chiudere entro la prima metà del 2022. Un gioco nato e diffusosi anche per il suo spirito aggregante rischia di scomparire in virtù della sua controparte digitale, dove i giocatori si trovano praticamente da soli di fronte a uno schermo. Nei prossimi mesi si potrebbe allora assistere a una rideterminazione definitiva del suddetto canone, così da concedere un altro po’ di ossigeno al bingo reale.