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BUONE VISIONI (di Aaron Ariotti) – Il Cinema in TV giovedì 4 Luglio

Avete presente quei pranzi di matrimonio interminabili, di solito ambientati al Sud, in cui ci si siede a tavola alle due del pomeriggio e alle dieci di sera ancora non si è arrivati al dolce? Ecco, la programmazione televisiva di giovedì 4 luglio soffre di una bulimia simile. Le portate sono tante, molto diverse l’una dall’altra, ma tutte degne di un assaggio. Alla fine della giornata vi sentirete incredibilmente sazi, ma vi assicuro che non ci sarà bisogno di ricorrere al bicarbonato.

Si comincia presto, alle 6,30 su Rai Movie con “Giorni perduti” (1945) dal genio di Billy Wilder. Rifugiatosi nell’alcol per consolarsi degli scarsi successi letterari, Don Birman (Ray Milland), uno scrittore di New York, indifferente agli sforzi per dissuaderlo di fratello e fidanzata, si abbassa ad ogni espediente per procurarsi del denaro e viene internato in una clinica psichiatrica dove, vittima di incubi terrificanti, decide di togliersi la vita. Basterà l’amore a fargli trovare la forza per guarire? In un periodo in cui il personaggio dell’ubriacone era utilizzato soprattutto per far ridere, Wilder dovette combattere molto per realizzare questo film, ruvido e distante da qualsiasi intento consolatorio. Quattro Oscar: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attore protagonista.

A seguire, alle 8,15 sempre su Rai Movie, “Borsalino” (1970), storia di due delinquenti che, nella Marsiglia degli anni ’30, si mettono in società con l’intento di conquistare il controllo della malavita. Jean Paul Belmondo e Alain Delon sono al massimo della forma. Curiosità: i personaggi interpretati da Delon e Belmondo si chiamano rispettivamente Rock Siffredi e François Cappella. Giuro.

Alle 11,55, ancora su Rai Movie (del resto non si chiama Movie per caso), “Pane e tulipani” (1999), bella commedia italiana di fine secolo scritta da Doriana Leondeff con il regista Silvio Soldini. Rosalba (Licia Miglietta), dimenticata in un autogrill dalla famiglia in gita, finisce a Venezia, dove l’amicizia col timido cameriere Fernando (Bruno Ganz) le fa sperare di poter cambiare vita. Raro e prezioso esempio di film italiano leggero ma non banale, fu un grande successo al botteghino. Meritato.

Alle 16,35 su Rete 4, “Quel certo non so che” (1963). Commediola classica anni ‘60, scritta dal bravo Carl Reiner. Beverly (una Doris Day in forma smagliante) è la moglie di un noto ginecologo (James Garner). Le viene proposto un ricco accordo per interpretare scenette pubblicitarie in tv, ma lo straordinario successo che ottiene mette in crisi il suo matrimonio. Quando il cinema poteva ancora permettersi di ironizzare sulla televisione senza risultare “cheap”. Non è certo un capolavoro, ma il divertimento è assicurato.

Alle 21,10 su Italia 1, “Io sono leggenda” (2007) tratto dal romanzo di Richard Matheson, scrittore scomparso da poco. Un virus misterioso trasforma gli uomini in vampiri; l’unico sopravvissuto al contagio, il dottor Robert Neville (Will Smith) conduce una battaglia solitaria e disperata. Il primo tempo del film è bellissimo e inquietante, poi scade un po’. Dallo stesso soggetto sono stati tratti altri due film: l’insolito “L’ultimo uomo della Terra” (1964) di Ubaldo Ragona, ambientato nel quartiere Eur di Roma, spettrale più che mai, e “Occhi bianchi sul Pianeta Terra” (1975) di Boris Sagal con Charlton Heston.

E chiudiamo con l’offerta per i nottambuli. Alle 2,35 su Rai Movie, “Chi ucciderà Charley Varrick”, uno dei migliori film di Don Siegel. Un rapinatore di mezza età, Charley Varrick (Walter Matthau) sopravvive a una rapina dal ricco bottino, che però costa la vita agli altri membri della gang, fra cui la moglie dello stesso Charley. Il denaro rubato appartiene alla mafia. E così Charley si ritrova a fuggire braccato da una parte dalla mafia e dall’altra dalla polizia. È un thriller di prima classe, assolutamente da non perdere, con una sequenza di rapina in banca da mandare a memoria, e un Walter Matthau per una volta svincolato dalla sua maschera comica.

Buone visioni.

Aaron Ariotti

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