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BUONE VISIONI – Il Cinema in TV venerdì 12 luglio (di Aaron Ariotti)

Accidenti. Dopo un paio di giornate cinematograficamente ricche, ecco che, puntuale, arriva la recessione.  Venerdì 12 luglio non è proprio giornata se si esclude il capolavoro “Rosetta” (23,10 Rai Movie) dei fratelli Dardenne, film estremo, radicale, di una durezza quasi insopportabile. La trama, in breve: Rosetta vive in una roulotte con la madre alcolista che per continuare a comprarsi da bere si prostituisce. Ogni giorno va in città in cerca di un lavoro che trova, perde, ritrova, che le portano via, che si riprende. È ossessionata dalla paura di scomparire e dalla vergogna di essere un’emarginata. Cinepresa a spalla, incollata alla protagonista, nessuna musica, soltanto rumori d’ambiente, dialoghi ridotti all’osso, nessun colpo di scena, nessuna struttura drammaturgica classica, “montaggio che ricalca il respiro affannoso e l’energia furente del personaggio”. Non è un film facile, l’avrete capito, ma è un film necessario. Parla della perdita di dignità, parla del cinismo del mondo di oggi, e lo fa con uno sguardo lucido, impietoso. Ricordo che, all’epoca della sua uscita al cinema, fu una botta tremenda allo stomaco. Non so che effetto faccia in tv. Spero solo che non lo interrompano con gli spot pubblicitari perché sarebbe un vero delitto. Palma d’Oro a Cannes 1999 e premio per la miglior attrice a Emilie Dequenne. Imperdibile.

Sempre su Rai Movie alle 2,25 c’è  “La piscina” (1968) di Jacques Deray, con Alain Delon, Romy Schneider e una giovanissima e conturbante Jane Birkin. Jean-Paul (Alain Delon) è uno scrittore fallito che trascorre alcuni giorni in vacanza in una lussuosa villa con la compagna Marianne (Romy Schneider). Arriva Harry (Maurice Ronet), un vecchio amico di Jean-Paul, con la figlia diciottenne Penelope (Jane Birkin) e, complice una festa in piscina, comincia un gioco delle coppie nel quale il maturo Harry corteggia Marianne, e Jean-Paul, per orgoglio e ripicca, seduce Penelope. Si tratta di un gelido mélo attraversato da una sottile e vibrante energia erotica. I corpi al sole dei tre protagonisti principali dominano la scena e se nella prima parte del film c’è un tentativo accennato di ritratto borghese con annessa analisi sociologica, nella seconda parte il regista è costretto a chiudere il cerchio puntando su un intreccio giallo non sempre all’altezza. Non mancano gli inciampi di sceneggiatura, tuttavia il gioco al massacro e il torbido labirinto psicologico formato dai quattro personaggi sono resi benissimo. Memorabile lo scambio di battute tra Romy Schneider, travolta dalla passione, e un distratto, noncurante Alain Delon: “Ti amo! Ti amo! Ti amo!”. “Non dire sciocchezze”. I dialoghi del film sono di Jean- Claude Carrière.

Due film soltanto. Un po’ poco, non credete? In realtà ce ne sarebbe un terzo, ma è su Sky. Fin qui, in questa rubrica, mi sono limitato all’offerta dei canali in chiaro, ma questo merita davvero di essere visto. Se non avete Sky, procuratevelo in qualche altro modo. Sto parlando di “Gattaca. La porta dell’universo” (1997) del neozelandese Andrew Niccol (lo sceneggiatore di “The Truman Show”, qui al suo esordio alla regia). La trama: in un futuro prossimo, gli esseri umani generati dall’amore tra un uomo e una donna sono considerati di serie B e messi al bando. A dominare infatti è una casta di individui perfetti, nati da manipolazioni genetiche. Vincent (Ethan Hawke) è stato partorito naturalmente, ma decide di sfidare l’ordine precostituito… Il film mi colpì molto quando lo vidi al cinema e, nonostante sia passato quasi sotto silenzio e a molti critici non sia piaciuto, lo trovo sempre bello e ancora molto attuale. Qualcuno lo ha definito un bell’esempio di “fantascienza umanista”, e mi sembra un’ottima definizione.

Lo so, non è granché.

In alternativa si può sempre andare al Supercinema. Ah, no.

Buone visioni.

Aaron Ariotti

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